Investimenti: 5 modi per salvarsi dall'inflazione in salita!

Investimenti: l'inflazione continua ad aumentare in modo più pesante rispetto alle previsioni. Il rischio è quello di subire una svalutazione del proprio portafoglio di investimenti. Ci sono però alcuni accorgimenti ed opportunità che si possono cogliere per difendersi e continuare a guadagnare.

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Negli ultimi tempi, abbiamo sentito più volte parlare di incremento dell'inflazione. Più che averne solo sentito parlare, in realtà, ne abbiamo e ne stiamo subendo le conseguenze ogni giorno nel nostro piccolo.

Ma che cosa si intende, esattamente, quando si parla di inflazione e, nella fattispecie, dell'aumento del tasso di inflazione?

Partiamo dalla definizione classica. In tal senso ci viene in aiuto il sito moneyfarm.com:

"Secondo la definizione generale, l'inflazione indica un aumento progressivo, sostenuto e continuativo del livello medio dei prezzi di beni e servizi. Questo indicatore è considerato rappresentativo dell'andamento economico nel suo complesso in un determinato Paese (o in un contesto più ampio). Il calcolo dell'inflazione viene effettuato dall'Istituto di statistica dei singoli Paesi, sulla base di specifici panieri che aggregano diverse categorie di beni e servizi".

In effetti, facendo la spesa, ognuno di noi, si è accorto che, negli ultimi mesi, pur acquistando gli stessi beni, lo scontrino finale, alla cassa, non ha fatto che aumentare.

L'inflazione si misura in termini percentuali e, da quanto ha pubblicato il sito Ansa.it in data 4 marzo, veniamo a conoscenza del fatto che:

"L'inflazione nella zona Ocse è continuata ad aumentare per raggiungere il 7,2% nel gennaio 2022, il taso più elevato dal 1991, dopo il 6,&% di dicembre e solo l'1,6% di gennaio 2021".

Investimenti: l'inflazione in Italia

A livello di inflazione, come è messo il nostro Paese? La risposta è piuttosto scontata, purtroppo, ovvero male. In un comunicato stampa del 1 marzo 2022, infatti, L'Istat, ovvero l'Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noto che:

"Secondo le stime preliminari, nel mese i febbraio 2022 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, si registra un aumento dello 0,9% su base mensile e del 5,7% su base annua (da +4,8% del mese precedente)".

Questo significa che l'aumento dei prezzi non solo corre, ma galoppa proprio. Occorre quindi orendere in considerazione l'impatto che tutto ciò può avere sulle nostre tasche, non solo dal punto di vista della spesa al supermercato, ma anche di quello relativo agli investimenti, ovvero alla gestione dei nostri risparmi.

Ci si pone quindi una domanda: in tempi di inflazione in crescita, dove può essere utile allocare le proprie risorse al fine di preservare capitale e rendimenti? Che cosa bisogna valutare, innanzitutto?

Ci fornisce una prima risposta il sito borsainside.com:

"La prima cosa da fare è verificare la capacità del nostro portafoglio di resistere ad uno scenario inflattivo. In pratica è necessario essere pronti a cambiare la composizione del proprio portafoglio di investimento. A votle si tratta di modificare i vari pesi, altre colte di sostituire alcuni asset con altri".

Investimenti: valutare il proprio portafoglio

Come evidenziato in precedenza, il primo passo da compiere è quello di valutare la composizione del proprio portafoglio, ovvero come abbiamo investito i nostri risparmi. Si tratta di una operazione fondamentale che consente anche di valutare se, in precedenza, s'è operato bene a livello di diversificazione, oppure se ci sono delle possibili modifiche da fare all'interno dei propri asset.

Sia chiaro: risulta estremamente difficile prevedere tutto, quando si investono i propri risparmi. Più che difficile, è praticamente impossibile. Le incognite sono sempre dietro l'angolo, così come le sorprese, belle o brutte che siano.

Una corretta pianificazione finanziaria abbinata alla diversificazione del portafoglio, aiutano, in tal senso, a mantenere la rotta anche nei momenti di turbolenza. 

Quindi, che ci si rivolga ad un professionista o che ci si affidi al "fai da te", diversificare è sicuramente il verbo chiave per la buona riuscita di quanto si ha in mente. Più si riesce farlo, maggiori sono le possibilità di superare indenni (o quasi) anche le peggiori avversità. Tenendo comunque presente che, nel breve periodo, qualsiasi tipologia di investimento che comporti un grado di rischio, può avere oscillazioni, anche importanti, in un senso o nell'altro.

Investimenti: combattere l'inflazione acquistando immobili

L'acquisto immobiliare, in tempi di inflazione in crescita, rappresenta sicuramente una delle operazioni più azzeccate da compiere. Di norma, infatti, in situazioni simili, il valore degli immobili tende a crescere con gli anni, determinando quindi, per l'investitore, un ottimo guadagno in termini di rivalutazione degli stessi.

Non bisogna poi trascurare la possibilità di affittare l'alloggio o la casa acquistata, garantendosi così una rendita (dall'affitto percepito) che può rivalutarsi col trascorrere degli anni.

Potrebbe anche essere il momento di acquistare la prima casa, magari usufruendo di un mutuo a tasso fisso. Questo garantisce la possibilità di sapere, con esattezza, quale sarà l'ammontare mensile che si andrà a pagare per tutta la durata del finanziamento. E, considerando le possibilità di tassi in salita nei prossimi anni, l'operazione si rivelerebbe senza dubbio vantaggiosa.

Occorre anche tenere conto che, specie in certe zone del Paese, il prezzo degli immobili era già sceso negli ultimi anni, tornando su livelli interessanti (ovvero gli stessi di circa una decina di anni orsono) dopo la "bolla immobiliare" originatasi tra il 2006 e il 2008.

Quindi, ricapitolando, acquistare una casa, magari sottoscrivendo un mutuo a tasso fisso, potrebbe essere un'ottima soluzione per combattere l'inflazione e passare al contrattacco, guadagnandoci pure.

Investimenti: ETF su oro e materie prime proteggono dall'inflazione

Un altro modo per preservare il proprio capitale e magari portare a casa guadagni interessanti, in periodi di crescita inflazionistica, è di certo quello di investire nei cosiddetti beni rifugio? Di cosa stiamo parlando?

Dell'oro, in primis, ovvero il bene rifugio per eccellenza. L'oro è uno di quegli investimenti che, nel tempo, non deludono mai. In momenti come questi, poi, causa aumento della domanda al fine di una maggior ricerca di sicurezza da parte degli investitori, il suo valore non può far altro che aumentare.

Anche le materie prime si stanno apprezzando parecchio nel corso degli ultimi mesi. Basta vedere ad esempio l'evoluzione del prezzo del petrolio, o quello del grano, tanto per citarne due appartenenti a due settori diversi.

Come fare per investire in questi settori? Ci sono degli strumenti piuttosto semplici ed economici (nel senso che le commissioni di acquisto sono decisamente basse) che permettono di farlo: gli ETF.

Di che cosa si tratta? Da altrocomsumo.it:

"Etf è l'acronimo di Exchange traded funds. Sono, nella pratica, dei fondi comuni quotati in Borsa e sono negoziati sul segmento di Borsa italiana Etf Plus e possono essere comprati e venduti sul mercato esattamente come succede per le azioni".

A costi dedicamente più contenuti, vale la pena di aggiungere.

Investimenti: bitcoin e criptovalute proteggono dall'inflazione?

Un'altra tipologia di investimento che può essere presa in considerazione per proteggersi dall'inflazione galoppante, è rappresentata dal mondo delle criptovalute e dei bitcoin in particolare.

Se ne fa un gran parlare, ultimamente, anche perché, negli ultimi periodi, hanno visto un ritracciamento importante delle loro quotazioni. 

Se prima s'è parlato di oro come bene rifugio (bene tangibile, slegato dalla politica monetaria delle Bance Centrali), discorso analogo, anche se in termini opposti (le criptovalute non sono nulla di reale e tangibile) può essere fatto per il bitcoin. Anche le criptovalute, infatti, come l'oro, possono essere considerate una riserva di valore. Non esiste infatti nessuna Banca Centrale che ne controlli il mercato. 

Il mercato dei bitcoin, inoltre, è contraddistinto dalla limitatezza o scarsità dello strumento sul mercato. L'emissione del bitcoin, come detto, non è controllata da alcuna Banca Centrale, per cui non può essere manovrata in nessun modo. Ecco che quindi, può rappresentare una valida alternativa come bene rifugio.

Certo, si tratta di un investimento dal grado di rischio elevato e che, quindi, non può essere adatto a tutti. Occorre sempre verificare se, nel contesto del proprio portafoglio e gestione del risparmio, vi si possa allocare una percentuale (magari minima) delle proprie risorse. 

Investimenti: reddito variabile sì, evitare il reddito fisso

Un altro modo per proteggere il proprio patrimonio dagli effetti inflazionistici, è quello di evitare di investire in titoli di reddito fisso, ovvero obbligazioni, titoli di Stato, etc, con cedola fissa e prestabilita per tutta la durata. In particolare, occorre evitare titoli a tasso fisso e scadenza di lungo periodo: una combo che può rivelarsi sanguinosa.

Meglio quindi rivolgersi a titoli a breve termine o a titoli indicizzati all'andamento dell'inflazione onde beneficiare, da un punto di vista della gestione del patrimonio, di flussi cedolari più consistenti dovuti all'incremento dell'inflazione stessa.

Un'altra alternativa efficace può essere quella di optare per titoli che sono collegati ad azioni che beneficiano dell'aumento dell'inflazione. Ovviamente vanno considerate le azioni di società che sono legate ai settori delle materie prime, energia, etc. Vanno evitate, di contro, quelle delle società tecnologiche, e in generale quelle per le quali, prendere a prestito denaro per espendersi, costerà sempre di più.

Ricapitolando: no al tasso fisso, specie se a lunga durata, sì agli investimenti a breve o in titoli indicizzati all'inflazione o ad azioni che beneficiano delle spinte inflattive.

Investimenti: il mercato azionario

Come evidenziato con riferimento alle obbligazioni, ci sono comunque delle Società quotate in borsa che possono beneficiare delle spinte inflazionistiche.

Può ad esempio esere il caso delle banche, che vedranno incrementare il margine di intermediazione dovuto all'incremento dei tassi di interesse. Ciò significa ovviamente maggiori proventi e, conseguentemente, maggiori utili. 

Le Società che operano nel settore energetico o in quello delle materie prime, sono ad esempio, quelle che hanno minori difficoltà a ribaltare sull'utente finale l'aumento dei prezzi. La benzina serve per muovere i veicoli, le materie prime, specie quelle del settore alimentare, servono a dare beni commestibili come prodotti finiti. E, come ben sappiamo, alimentarsi è uno dei bisogni primari per l'uomo.

Da evitare, invece, le aziende tecnologiche o quelle che, per espandersi hanno bisogno di finanziarsi ricorrendo al mercato del credito. L'aumento dei tassi di interesse, infatti, determina maggiori oneri da pagare e quindi, minori proventi alla fine dell'anno.

Al netto di tutte le considerazioni, ritorno ad evidenziare il concetto di base: una corretta pianificazione finanziaria ed una corretta diversificazione, sono la base per qualsiasi strategia di investimento. Senza strategia, non si va da nessuna parte.