Dopo il raggiungimento dei 20mila dollari sul bitcoin (era il 22 dicembre) si è visto un crollo del 50%. Cosa pensare di queste cryptovalute e soprattutto come operare a questo punto? A rispondere è Eugenio Benetazzo economista indipendente e saggista meglio conosciuto come il Nouriel Roubini italiano.

Partiamo da una constatazione generale. La corsa sfrenata poi il crollo: cosa pensare di queste criptovalute?

Bisogna porre alcuni punti chiave della lettura dello scenario. Proprio un mese fa abbiamo assistito al raggiungimento dei 20mila dollari di quotazione del bitcoin (era il 22 dicembre), per poi scendere di circa 50 punti percentuali, arrivando ai 10mila dollari. Secondo i trader e gli analisti maggiormente attivi soprattutto sul bitcoin, si ritiene che questa soglia dovrebbe essere sfondata e quindi non consentirà di supportare le quotazioni. Vi son numerosissime analogie che ricordano quanto accaduto con lo sboom della new economy. Vale a dire tutto quell'entusiasmo e quell'esuberanza irrazionale che aveva caricato e prodotto il pump prices su azioni e prodotti che poco prima non si conoscevano, fino poi crollare quando si è capito che determinate quotazioni non erano sostenibili finanziariamente. Ora, sul bitcoin gli outlook e le analisi diffuse sono riconducibili due interpretazioni diverse. La prima è quella legata ai cosidetti bitcoiners ossia coloro che credono ciecamente che il bitcoin sia la panacea che guarirà tutti i mali della finanza e consentirà di bypassare i controlli delle istituzioni bancarie. Sostanzialmente questi operatori, che in un certo senso rappresentano il punto di riferimento del mondo crypto, vedono ciecamente il bitcoin come unica, possibile cryptovaluta che si imporrà su tutto e tutti.