Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Antonio Zedda, Junior Financial Analyst di Unicron Associates, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui principali indici azionari, su valute e comomodities.

L'S&P500 si è riportato a ridosso di area 3.000, complice essenzialmente il ribasso di venerdì. Cosa aspettarsi ora?

L’S&P500 ha chiuso la scorsa settimana con una performance negativa, accusando perdite superiori al 4%.

Come affermato nelle precedenti analisi, la troppa incertezza avrebbe portato un'ondata di vendite per la settimana appena trascorsa.

Sicuramente la preoccupazione principale rimane l’aumento dei casi di Covid in America, dove in alcuni Stati la situazione sta sfuggendo di mano.

Deludono anche i dati economici di questa settimana, in particolare le richieste di sussidi di disoccupazione continuano ad essere alte, deludendo le aspettative degli analisti.
Il PIL USA in questo primo trimestre si contrae del 5% come da aspettative.

Le parole del numero uno della FED, Jerome Powell, non hanno migliorato la situazione dopo la decisione di rinviare il rilascio dei dividendi per il settore bancario USA.

Infine il FMI lancia segnali forti e allo stesso preoccupanti per le principali economie mondiali.
Il PIL globale, secondo le ultime stime, potrebbe contrarsi del 4,9%, rispetto al 3,3% della rilevazione precedente.

Dal punto di vista operativo, continuo a rimanere short in termini speculativi sull'S&P500 e sfruttando l’alta volatilità che sicuramente ci accompagnerà per i mesi a seguire, è preferibile aprire posizioni di breve o brevissima durata.

Il Dax ha provato a spingersi oltre quota 12.500, salvo poi tornare indietro con decisione. Quali le attese nel breve?

L’indice tedesco ha chiuso la settimana in rosso con una perdita dell'1,89%.

Stiamo assistendo in queste ultime sedute a una maggiore resistenza degli indici azionari europei rispetto a quelli americani che segnano performance negative più marcate.

La causa è da ricercarsi, a mio parere, nella gestione della situazione Covid-19, visto che, almeno dal punto di vista sanitario, l’Europa ha saputo gestire meglio la situazione rispetto all’America.

Dal punto di vista economico, la fiducia delle imprese e dei consumatori continua a migliorare: l’indice IFO segna un aumento positivo a 86 punti rispetto ai 79 precedenti, sopra le aspettative degli analisti.

Bene anche gli acquisti del settore manifatturiero per il mese di giugno ( 44.6 punti) anche se ancora sotto la soglia dei 50.

Tuttavia secondo l’ultima rilevazione della Bundesbank, la Germania potrebbe avere un crollo dell’economia pari al 7%, per poi riprendersi gradualmente tra il 2021 e il 2022.

Dal punto di vista operativo preferisco stare flat al momento sul Dax.

L'euro-dollaro è tornato bruscamente indietro dopo il test di area 1,135. A cosa bisogna prepararsi ora?

Nonostante la fase risk-off, il cambio si comporta bene questa settimana e chiude con una performance positiva dello 0,77%.

La scorsa ottava è iniziata con un rialzo spumeggiante sulla scia dei dati macroeconomici dell’Eurozona superiori alle aspettative, per poi concludersi con dei ribassi dovuti principalmente a un rafforzamento del biglietto verde.

Questo  a causa dell’incertezza sia sul fronte covid-19 che sul fronte di possibili nuovi scontri commerciali tra USA e Europa, con Trump che minaccia dazi su alcuni prodotti europei.

Sicuramente questa situazione di instabilità e insicurezza potrebbe facilmente portare un po’ di forza al dollaro che rimane ancora uno degli asset più sicuri su cui proteggersi in queste situazioni.

C’è da dire che l’esposizione sulla moneta unica, da parte degli istituzionali, è quasi ai massimi storici e il rendimento del dollaro è talmente basso che non ha senso, se non per scopo protettivo, detenere questa valuta come riserva di valore.

Detto questo, la view di fondo per l'euro-dollaro rimane rialzista, dunque prediligo solo operazioni long.
Tuttavia queste nuove preoccupazioni potrebbero portare un appetito per gli asset protettivi la settimana prossima, con un conseguente aumento della forza del dollaro. Dunque per questa settimana rimango flat sul cambio.

L'oro ha allungato il passo, arrivando a segnare nuovi massimi dell'anno. Si aspetta ulteriori salite dai livelli attuali?

L'oro chiude un’altra settimana positiva con un rialo dell’1,77%, segnando nuovi massimi di periodo.

Le incertezze sulla crescita globale derivanti dal coronavirus e le preoccupazioni sulla ripresa economica inibiscono la propensione al rischio e aumentano la domanda di asset sicuri.

Il prezzo dell’oro si è portato, dopo una fase di lateralità, al di sopra della zona dei 1.750 dollari e avvicinandosi sempre più al nostro primo target a 1.800 dollari.

La debolezza del dollaro e l’enorme massa di liquidità immessa dalle Banche Centrali e dai Governi, continua a far aumentare il prezzo di questa commodity. A ciò si aggiunge inoltre il fatto che gli operatori sono sempre più preoccupati per la situazione Coronavirus in giro per il mondo, in primis in America.

Se vogliamo trovare un particolare che, potrebbe destabilizzare le quotazioni, è la diminuzione di oro fisico da parte di Paesi come Cina e India, che sono grossi importatori di questo metallo prezioso.

Dal punto di vista operativo ritengo che l’outlook continui a essere fortemente bullish sull'oro, motivo per cui è da sfruttare ogni ribasso del 2% o superiore come occasione di acquisto.