Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Antonio Zedda, Junior Financial Analyst di Unicron Associates, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui principali indici azionari, su valute e comomodities.

L'S&P500 si lascia alle spalle una settimana sostanzialmente piatta. Quali le attese per le prossime sedute?

Per l'S&P500 la scorsa settimana si è chiusa con una performance negativa dello 0,55%.

L’indice ha archiviato l'ottava in rosso dopo un inizio positivo su notizie vaccino da alcune società Americane.
Vari fattori hanno pesato sulle quotazioni soprattutto nella seconda parte dell’ottava appena passata.

In primo luogo i contagi negli Stati Uniti continuano ad aumentare destando la preoccupazione degli operatori.

Successivamente l’inasprimento dei rapporti tra le due superpotenze Usa e Cina ha causata una forte accelerazione al ribasso, dopo che gli Stati Uniti hanno ordinato la chiusura di un consolato cinese a Huston e la successiva risposta del Dragone con la chiusura del consolato americano a Chengdu.

Il settore che ha performato meno è stato quello tecnologico che, per quasi 3 mesi, è stato quello che ha sovraperformato.

A nostro avviso ciò potrebbe anche far parte di una rotazione di portafoglio verso settori più ciclici o comunque più a buon mercato, anche perché gli earnings sono stati tutto sommato positivi rispetto alle aspettative.

Dal punto di vista del calendario economico, l’uscita oltre le aspettative dei initial jobless claims, rompe un trend al ribasso che durava ormai da diverse settimane.

Bene invece i dati sul settore immobiliare grazie anche alla caduta dei rendimenti del 10Y US che ha toccato nuovi minimi a 0.58.

Operativamente questa settimana preferisco rimanere flat sull'S&P500 e attendere il dato sul PIL del secondo trimestre e le parole del presidente della Fed,  Powell.

Il Dax ha perso terreno nelle ultime sedute, riportandosi ad un passo da quota 12.800 punti. Quali i possibili sviluppi nel breve?

Il Dax30 ha seguito l'indice americano S&P500 chiudendo anch’esso una settimana negativa.

Anche per le Borse europee l’avvio è stato molto positivo, soprattutto dopo l’approvazione del Recovery Fund da 750 miliardi di euro.

L’accordo è arrivato dopo 5 giorni di negoziazione e alla fine il fondo di emergenza, il cui obiettivo è sostenere e far ripartire le economie dell’Eurozona, è arrivato.

Esso è così composto: 390 miliardi di euro sotto forma di prestito (prima si parlava di 500 miliardi) e il restante a fondo perduto.

Nella prima parte della scorsa settimana dunque gli indici hanno sovraperformato addirittura quelli americani, con il Dax che si dirigeva verso i massimi storici.

Tuttavia, l’inasprimento dei rapporti tra le due superpotenze mondiali ha pesato non poco sulle quotazioni.

Dal punto di vista del calendario economico i dati usciti si sono rivelati superiori alle aspettative, in particolare il Flash PMI dell’Eurozona, è tornato sopra i 50 punti (54.8) evidenziando come le economie stiano pian piano ripartendo a regime.

Anche nel caso del Dax preferisco stare flat per questa settimana.

L'oro è ormai a poca distanza dai massimi storici. Si aspetta ulteriori progressi nel breve?

L’oro brilla anche grazie all’attuale fase risk off, segnando una performance positiva di oltre il 4%.

I prezzi del metallo giallo hanno raggiunto nuovi record per la prima volta in 9 anni.
Il prezzo ha superato con decisione anche la barriera dei 1.900 dollari l'oncia, livelli che non si vedevano dal 2011.

A favorire quest’ulteriore rialzo, oltre un aumento delle aspettative di inflazione e le politiche espansive, sono le preoccupazioni già citate in precedenza.

Come ho affermato da ormai qualche mese, il prezzo si sta avvicinando all’ultimo target di medio periodo a 2.000 dollari l'oncia e non mi sorprenderebbe un superamento anche di questo livello nei prossimi 2-3 mesi.
Dunque la mia view rimane long sull'oro.

L'euro-dollaro continua a salire spingendosi sempre più in avanti. Il movimento rialzista in atto è destinato a proseguire?

L'euro-dollaro continua la sua cavalcata al rialzo segnando una performance positiva del 2%.

L’euro ha beneficiato particolarmente la scorsa settimana dopo l’accordo sul Recovery Fund e i dati economici dell’Eurozona.

Il dollaro d’altro canto ha perso quella sua appetibilità dopo la caduta dei rendimenti dei Treasuries che scontano tassi ancora più bassi.

Come affermavo nelle analisi precedenti, il cambio era ormai maturo per un rialzo che, a mio parere, potrebbe raggiungere 1,18 entro fine anno, mentre il  target di medio-lungo continua a essere 1,25 (fair value secondo il modello della PPP).

La view è dunque long sull'euro-dollaro.