Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Filippo Diodovich, strategist di IG, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e sulle prospettive nel breve.

I mercati azionari europei e Usa mostrano un andamento incerto dopo lo scossone di inizio mese. Il trend rialzista partito dai minimi di marzo inizia a scricchiolare?

Le riunioni delle Banche Centrali hanno deluso. Negli Stati Uniti permane il nodo del piano di stimoli fiscali fermo al Congresso da molte settimane.

I repubblicani e i democratici non riescono a trovare un accordo sugli stimoli fiscali.

I repubblicani avevano già cercato di fare passare un “bill” con un piano da 500 miliardi di dollari, rifiutato dai democratici che vorrebbero un programma da 2.200 miliardi di dollari.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in piena campagna elettorale, ha chiesto di fare il prima possibile, inserendo anche nel piano un nuovo assegno da inviare alle famiglie americane.

Lo stesso presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha fatto pressioni sulla politica fiscale che deve venire in aiuto delle strategie monetarie.

Fino all’approvazione del piano ci aspettiamo volatilità sui mercati finanziari, ma riteniamo che per gli stessi possa proseguire un trend moderatamente rialzista, almeno fino alle elezioni presidenziali statunitensi.

Unicredit e Intesa Sanpaolo sono su livelli di prezzo interessanti? Valuterebbe un acquisto di questi due titoli ora?

I due titoli nel mese di settembre hanno evidenziato debolezza. Tra i due istituti di credito preferiamo Intesa Sanpaolo per un eventuale acquisto.

Crediamo che una perentoria vittoria di 1,77 euro possa essere la condizione per realizzare un segmento rialzista con obiettivi a 1,82 e 1,86 euro.

Tali prospettive di crescita sarebbero annullate per Intesa Sanpaolo con il cedimento del supporto a 1,70 euro, preludio a una possibile caduta fino a 1,63 euro.

A nostro avviso il quadro tecnico di Unicredit è peggiore rispetto a quello di Intesa Sanpaolo.

I prezzi stanno continuando a mettere pressioni sul sostegno strategico situato in area 7,50, il cui eventuale cedimento potrebbe aprire le porte a una discesa a 7 euro almeno. Segnali contrari solamente sopra 8,22 euro.

I BTP e lo Spread continuano a inviare segnali incoraggianti: ritiene che le elezioni regionali e il referendum possano provocare uno scossone?

Riteniamo che un trionfo del centrodestra alle regionali e una vittoria del NO al referendum possano portare una forte crisi per la maggioranza giallorossa al Governo.

Nel partito democratico si tornerebbe a discutere della leadership di Zingaretti con la possibilità di convocare la Direzione Nazionale per cambiare la guida del PD.

Nel Movimento 5 Stelle aumenterebbero gli scontri tra le varie correnti, con la possibilità di ulteriori uscite del partito.

Lo scenario più probabile in tale situazione sarebbe quello di un rimpasto del Governo o una vera e propria crisi dello stesso.

Inevitabilmente l’aumento di incertezza politica in Italia genererebbe un incremento dello spread BTP-Bund verso i 170 punti base.

Cosa può dirci in merito all'andamento dll'euro-dollaro dopo il fallito attacco a quota 1,20? Cosa aspettarsi nel breve? E nel medio termine?

L’euro-dollaro era riuscito a superare il limite di 1,20 dopo le parole del presidente del Federal Reserve System, Jerome Powell, al Simposio di Jackson Hole nel Wyoming.

Powell aveva annunciato un cambiamento strategico negli obiettivi della FED, con un maggiore focus sul mondo del lavoro e una maggiore tolleranza sull’inflazione (average inflation targeting).

Le decisioni della Federal Reserve hanno messo pressioni sulla BCE per agire il prima possibile per una revisione delle strategie.

Gli ultimi due meeting delle banche centrali (BCE e FED) sono stati deludenti perché non sono stati introdotti nuovi dettagli sulle misure da intraprendere per stimolare l’inflazione.

Crediamo che almeno fino a novembre il cambio euro-dollaro possa evidenziare una crescita anche sopra il limite di 1,20, con target a 2 mesi a 1,22.

Dopo le elezioni presidenziali riteniamo possibile un rafforzamento del dollaro sui mercati valutari.

L’apprezzamento del biglietto verde sarà maggiore nel caso di un successo del candidato democratico Joe Biden che dovrebbe diminuire le pressioni politiche sulla FED per essere accomodante e potrebbe, inoltre, risolvere alcune tensioni internazionali create da Donald Trump (in primis i rapporti commerciali con la Cina).