Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Angelo Ciavarella, Head of Global Markets e Professore a contratto di Teoria e pratica dei mercati finanziari all'Università di Greenwich, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'indice Ftse Mib e su alcune blue chips.

Il Ftse Mib si è scontrato nuovamente ieri con la soglia dei 21.500 punti, da cui è tornato indietro. Cosa si aspetta nel breve a Piazza Affari?

Non si può ignorare la debolezza relativa dell'indice Ftse Mib rispetto agli altri, come dimostrato anche dalla sessione di ieri.

Il Dax30 ha aperto in forte progresso, l'S&P500 ha toccato un nuovo massimo storico a 2.980 punti, mentre il Ftse Mib ha aperto bene per poi scendere per il resto della seduta.

Sembra che Piazza Affari abbia finito un po' la benzina e che i bancari in particolare non diano più la spinta propulsiva necessaria per salire.

Il Dax30 è salito ieri sull'onda della tregua tra Stati Uniti e Cina, visto che ha molti titoli legati all'esportazione e di conseguenza l'indice tedesco beneficia più di altri della possibilità di sviluppi positivi sul fronte del commercio.

L'Italia ne beneficia in termini di esportazione, ma meno come mercato azionario, visto che il nostro indice è pieno di titoli bancari che sono meno esposti al tema del commercio.

Da considerare che le banche italiane non riescono a performare bene malgrado l'attesa di nuove misure di stimolo da parte della BCE.

Il modello di business degli istituti di credito italiani è basato sui tassi di interesse e con un costo del denaro negativo risentiranno negativamente di ciò sui loro conti.