Di seguito riportiamo l’intervista realizzata a Gaetano Evangelista, amministratore unico di AGE Italia.
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I mercati azionari mostrano un andamento altalenante con l'attenzione sempre più rivolta alle elezioni Usa. Quali i possibili scenari nelle prossime settimane?

È curioso. Sembra che il mercato azionario tenga a manifestare la sua opinione dissenziente rispetto all’orientamento maggioritario di osservatori, sondaggisti, bookmaker e scommettitori: tutti vedono l’affermazione di Biden come un dato di fatto, e l’Ondata Blue come altamente probabile.

Viceversa lo S&P500 si tiene ben sopra quella soglia dei 3.270 punti, al di sotto della quale le probabilità dell’ex vicepresidente, dati storici alla mano, diventerebbero realmente concrete.

A dirla tutta, a quest’ora se il presidente incumbent fosse andato incontro a sconfitta, il mercato azionario avrebbe già svoltato verso il basso.

È vero che si tratta di un ciclo elettorale anomalo, come tutta l’amministrazione Trump; ma le statistiche parlano chiaro.

Mi vado convincendo che il destino degli indici sia orientato verso l’alto nei prossimi sei mesi, a prescindere dal prossimo inquilino alla Casa Bianca. Dopotutto, sotto l’amministrazione Obama e poi nei quattro anni di Trump, i due migliori settori di mercato sono stati i medesimi: Consumer Discretionary e Tecnologico. Idem il peggiore: l’Energy.
Forse dedichiamo troppa attenzione a questo appuntamento.

A Piazza Affari il Ftse Mib ha recuperato dai recenti minimi, mantenendosi per ora a distanza dai top di luglio. C'è spazio per ulteriori rimbalzi?

Eccezion fatta per una falsa rottura a luglio, il FTSE MIB si muove da più di quattro mesi sotto la popolare media mobile a 200 giorni.

Che poi è quell’argine il cui abbattimento a fine febbraio diede la stura al crollo che ancora tutti ricordiamo.
Evidentemente, rimanere a ridosso di questo argine ne riduce progressivamente la capacità contenitiva.

Il superamento, che darei per probabile, dei 20mila punti, rimuoverebbe questo ostacolo per il Ftse Mib e consentirebbe di procedere ad un più profondo recupero di quanto perso per strada dopo il massimo di febbraio.

Dopotutto, come ho mostrato proprio qui alcune settimane, i modelli previsionali per Piazza Affari suggerivano un recupero almeno fino ai primi giorni di novembre.

I titoli del settore oil restano sofferenti a Piazza Affari malgrado il petrolio poco distante dai top di periodo. Cosa consiglia di fare?

Posso dire con un pizzico di compiacimento che sui titoli del settore oil abbiamo una raccomandazione di vendita in essere da diversi mesi, e non scorgiamo ancora la canonica luce in fondo al tunnel.

L’idea è che sia inevitabile eclissare il minimo di marzo prima di rivalutare tutta la situazione.

In alcuni casi, tipo ENI, saremmo in effetti vicinissimi a questa ipotesi di sostanziale doppio minimo. Ma proprio la condizione del petrolio mette in allerta.

Perché, come si può notare, le mani forti sono ben lungi dall’aver posto in essere una confortante accumulazione.
Il saldo netto rimane vistosamente negativo. In altre parole, sono short sul crude oil, e questo fa temere che si aspettino prezzi più bassi prima di ricoprirsi.

La mia idea è che il petrolio sarà un asset interessante da qui ad un anno, ma che prima sia destinato a scendere.
In questo contesto, gli energetici rischiano di costituire una value trap.

L'euro-dollaro si è riportato sopra quota 1,18 in chiusura di settimana. Quanto è probabile un nuovo allungo verso area 1,20?

Lo sanno pure i bambini che quota 1,20 dollari è una resistenza primaria per l’euro.

Se era scontato aspettarsi una pausa nel processo di crescita una volta giunti a ridosso di questa barriera, bisogna prendere atto della natura fisiologica e della profondità contenuta del conseguente consolidamento.

E questo spiana la strada alla possibilità che nelle settimane entranti si manifesti un nuovo assalto alla resistenza.

L’abbattimento di questi argini spianerebbe la strada alla divisa comune europea.
Se confrontassimo le condizioni finanziarie effettive delle due sponde dell’Atlantico, ci accorgeremmo che negli anni recenti si è aperto un enorme divario fra la quotazione dell’Eur/Usd e il valore di equilibrio così formatosi.

Non dico che si possa salire fino a 1.40 dollari per l'euro-dollaro, ma penso che il superamento di quota 1.20, nella fondata ipotesi che si manifesti, incoraggerebbe chi è lungo di euro.

Quale sarebbe a Suo avviso una sorpresa per i mercati azionari per i prossimi sei mesi?

Trovo che nelle ultime due-tre settimane si stia assistendo ad un salutare e benvenuto allargamento del rialzo a tutte le pieghe del listino.

Più del 70% delle società dello S&P500 quota sopra la propria media mobile a 200 giorni.

Il Dow Jones Transportation è salito a nuovi massimi storici, il Dow Utility ha compiuto un progresso impressionante, il Russell 2000 sta ritornando ai fasti di un tempo. Insomma, non è più soltanto un mercato trainato dai Top10.

Eppure, se chiedessimo in modo binario se lo S&P500 sia destinato da qui a sei mesi a portarsi a ridosso dei 4.000 punti, ovvero a scendere sotto i 3.000, credo che avremmo una risposta plebiscitaria a favore della seconda evoluzione.

Non dico che sia quello il target per Wall Street per la prossima primavera ma, se il mercato fosse una scelta secca fra verde e rosso; io in questa prospettiva temporale punterei sul verde.

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