Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Gabriele Cortigiani, esperto ricercatore dei mercati e co-fondatore del sito www.prendoilcontrollo.com.

I mercati azionari Usa hanno recuperato più di quelli europei dai minimi di marzo. C'è spazio per ulteriori apprezzamenti nel breve?

I mercati americani hanno alle spalle un ciclo decennale nettamente più forte rispetto agli indici europei e questo li ha portati a perdere meno durante l’ultimo “sell-off”. Conseguentemente il rimbalzo/rialzo successivo è stato più tonico.

Tra i motivi principali della forte ripresa troviamo anche l’enorme iniezione di liquidità da parte della Federal Reserve.

Se infatti osserviamo l’andamento settimanale di M1, l’aggregato monetario che indica in sintesi la moneta circolante, possiamo notare che la quantità di dollari stampata nelle ultime settimane è stata enorme.
Questo è stato propedeutico per i forti rialzi in Borsa dopo il minimo del 23 marzo.

Da quest'ultimo la performance dell’SP500 è stata positiva di oltre 35 punti percentuali, ma dobbiamo tener conto di un elemento fondamentale: del +35% ben il 31% è stato recuperato nei primi 18 giorni, mentre oggi siamo al 40° dal minimo.

Infatti, analizzando graficamente l’andamento delle quotazioni, notiamo che da circa un mese, esattamente da metà aprile, i prezzi sono all’interno di un trading range che va monitorato attentamente.

Questo perchè un eventuale breakout al ribasso di area 2.700 di S&P500 aprirebbe scenari ribassisti preoccupanti, mentre un superamento al rialzo dei 3.000 punti (area psicologica), potrebbe far tornare le quotazioni addirittura sui massimi precedenti, come se non fosse successo niente.

Dal mio punto di vista il quadro resta molto delicato, perché se osserviamo l’andamento sui time frame superiori, come ad esempio il settimanale, possiamo notare come l’allineamento delle medie mobili principali a 10, 20 e 30 periodi sia ancora ribassista.

Quindi, per rispondere in sintesi alla domanda, ritengo che ulteriori apprezzamenti per l'S&P500 si avranno soltanto sopra i 3.000 punti, mentre al momento l’andamento più probabile nel breve-medio termine è quello di un prosieguo della lateralità.

A Piazza Affari il Ftse Mib ha fallito per ora il tentativo di riportarsi verso i top di fine aprile, imboccando nuovamente la via del ribasso. Si aspetta ancora vendite?

Dipenderà molto dalla curva epidemiologica nelle prossime settimane, perché un’eventuale impennata dei contagi potrebbe portare ulteriori tensioni sulla borsa.

Il nostro indice si trova in piena lateralità da un mese e mezzo circa ed è quello che ha sofferto maggiormente il sell-off di febbraio/marzo.

Nonostante questo, il Ftse Mib sta registrando performance in linea con gli indici europei ad eccezione della Germania, che sta recuperando più velocemente rispetto agli altri.

Stiamo performando come la Francia e la Spagna e la conformazione tecnica è la medesima rispetto al resto del mondo: trading range del Ftse Mib con supporto statico in area 16.500 e resistenza in area 18.300.

Stiamo vivendo una situazione storica, epocale, in cui i rischi percepiti sul breve periodo sono altissimi, ma non dobbiamo mai sottovalutare le opportunità che si possono creare in situazioni come queste, soprattutto in ottica di medio-lungo termine.

Ritengo che sia opportuno e necessario, soprattutto quando parliamo di Borsa, investimenti e mercati finanziari, fare una distinzione tra il “problema” , cioè l’economia reale e i “fatti” , rappresentanti dall’andamento dei prezzi.

I fatti, quindi i prezzi che leggiamo sui grafici, ci indicano che al momento il mercato non ha una direzionalità, conseguentemente è opportuno attendere l’eventuale superamento dei livelli tecnici appena descritti prima di prendere posizioni rialziste o ribassiste.

Dalla conformazione grafica del Ftse Mib possiamo notare massimi e minimi di swing crescenti, conseguentemente un approccio moderatamente positivo lo possiamo mantenere.

Da tenere però sempre presente che un eventuale aumento della curva dei contagi potrebbe portare ad un nuovo lockdown e sappiamo molto bene quello che il mercato è capace di fare.

Oggi più che mai occorre prudenza massima, per le strade e sui mercati finanziari.

La sospensione dl divieto di short selling a Piazza Affari ha portato una valanga di vendite su Banco BPM, un po' meno su Ubi Banca. Cosa può dirci di questi due titoli?

Banco BPM e Ubi Banca sono due titoli letteralmente flagellati dalle vendite durante il sell-off, aziende che hanno perso oltre il 50% della capitalizzazione in 17 sedute di Borsa.

Il problema è comunque esteso all’intero comparto bancario, che è stato quello che ha subito maggiormente gli effetti Covid19.

Ubi Banca ha perso meno rispetto a Banco BPM perché la sua forza relativa è superiore, almeno nell’ultimo trimestre.
Nonostante questo, i fondamentali di Banco BPM sono migliori, conseguentemente un eventuale superamento di 1,30 euro può offrire un'occasione interessante per iniziare a studiare una strategia rialzista.

Naturalmente, prima di entrare al rialzo ritengo che sia opportuno attendere un solido segnale tecnico sui titoli singoli e sull’intero settore bancario.

In questi casi può essere interessante aiutarsi visivamente con l’installazione  sul grafico di un fascio di medie mobili a breve e a lungo termine. Successivamente attendere il superamento delle medie mobili di breve rispetto a quelle di lungo.

Personalmente utilizzo come medie di breve periodo le esponenziali che vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 15 periodi, mentre per quelle di lungo utilizzo sempre medie esponenziali che vanno da un minimo di 30 ad un massimo di 60 periodi.

Quando le medie di breve si porteranno sopra quelle di lungo potremmo iniziare a pensare a eventuali acquisti, prima ritengo che sia prematuro.

Visto il recente andamento del petrolio, quali strategie ci può suggerire per due temi oil come ENI e Saipem?

Quanto al petrolio ed i titoli correlati al suo andamento è opportuno dare uno sguardo alla curva epidemiologica.
Se quest'ultima dovesse ridursi, è molto probabile vedere un significativo allentamento del lockdown in tutto il mondo, che sarebbe propedeutico per un aumento di domanda del greggio.

Ricordiamoci che le quotazioni sono crollate a causa del crollo di domanda ed una ripresa della stessa potrebbe portare ad un aumento dei prezzi delle aziende petrolifere.

ENI presenta una forza relativa superiore a SAIPEM, conseguentemente sarebbe da prediligere in ottica di operazioni rialziste.

Massimi e minimi sono crescenti ed anche in questo caso attenderei un chiaro segnale d’inversione, che al momento non c’è, sia sui titoli, sia sul petrolio. La tecnica precedentemente spiegata per i bancari italiani si può adattare anche in questo caso.

La sequenza di massimi e minimi crescenti rappresenta comunque una buona indicazione ed i livelli da monitorare sono i seguenti: 9,61 euro per ENI e 2,60 euro per SAIPEM.

Superati questi livelli, che rappresentano i massimi di swing precedenti, potremmo davvero pensare alla costruzione di una strategia rialzista.

A livello intermarket ci sono degli aspetti che vuole segnalarci in particolare? A cosa consiglia di guardare ora?

Siamo di fronte ad una crisi sistemica in cui le correlazioni tra mercati saltano sul breve termine, aumentano i rischi, ma anche le opportunità.

Ritengo che sia importante focalizzarsi non sull’oggi e quindi sul breve termine, ma imparare ad avere una visione volta al domani, con approccio operativo medio-lungo periodo.

L’attuale momento storico rappresenta secondo me un’ottima opportunità per investire in ottica di accumulo di capitale, eliminando l’effetto timing tramite strategie di ripartizione delle entrate e diversificazione su tutti gli asset: materie prime, obbligazionario a breve e a lungo, corporate, bond governativi, azionario e immobiliare.

Tutti i comparti possono offrire opportunità interessanti e proprio per questo motivo una strategia volta alla generazione portafogli diversificati in accumulo può veramente rappresentare la carta vincente per i prossimi anni.

Naturalmente l’orizzonte temporale da prendere in considerazione dovrebbe superare perlomeno i 7-10 anni, in modo da poter creare nel massimo della diversificazione un portafoglio efficiente e coerente con il proprio profilo di rischio.

L’investimento one shot lo vedo molto rischioso, infatti sul mio portafoglio personale dinamico, che utilizzo ormai da molti anni l’unico asset sul quale sono investito da mesi è l’oro.