Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Fabrizio Brasili, analista finanziario, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e in particolare di Piazza Affari. Chi volesse contattare Fabrizio Brasili può scrivere all'indirizzo email: f.bsuperguru@yahoo.it.

Le Borse UE e Usa stanno mostrando un andamento incerto da alcune sedute. Cosa aspettarsi nel breve?

Una semplice premessa che spiega in parte la stanchezza dei mercati europei ed Usa.

I primi sono coloro che molto tardi si sono accorti della gravita del Virus Cinese, non hanno preso subito i provvedimenti di chiusura dovuti e poi hanno  riaperto prima.

Gli Stati Uniti invece hanno persistito nel non voler chiuderà nulla e solo ora, con quasi 200.000 decessi reali, ne hanno preso forse coscienza.

Non possono che quindi tirare il fiato e probabilmente accontentarsi di un tessuto più sano (per esempio dell'Italia).

Con l'avvicinarsi del 3 novembre, mancano ormai poco più di tre mesi, temiamo fortemente o un rinvio delle Presidenziali USA, o più probabilmente una delle altre due ipotesi percorribili: andare incontro ad una onorevole ritirata od ad una annunciata sconfitta.

Ormai tutto il paese è contro Trump ed i suoi giochi e i suoi dietro front ormai non reggono più.

A Wall Street temiamo un lento declino nel terzo trimestre, fino a 22.500/23.000 punti di Dow Jones, verso i 2.850 punti di S&P500 e solo sui 9.500 punti del Nasdaq Composite abbandonato ed alla deriva, senza il sostegno più o meno guidato dalla FED, di Apple, Amazon, Facebook, Microsoft, Intel e Tesla, che tutte insieme fanno 1/3 del volume e del peso degli indici.

A Piazza Affari il Ftse Mib sta faticando a difendere la soglia dei 20.000 punti. C'è il rischio di ulteriori cali dai livelli attuali?

L'Italia, riprendendo la premessa precedente, in questo momento è completamente accerchiata dagli Stati come Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Romania e Bulgaria, con cui si sono già prese delle misure per controllare le entrate, al fine di monitorare lo stato di salute.

Gli Stati sopra menzionati sono a maggior ragione già in allerta fra di loro e quindi anche con l'Italia.
Nel nostro Paese sono anche i vari scandali pregressi ed attuali a dominare la scena, ma a preoccupare ancor di più, a differenza degli altri Stati citati, è il tessuto economico troppo fragile e la solita politica pasticciona e litigiosa, anche nello stesso partito, come diceva spesso Oriana Fallaci.

A Piazza Affari un po' di scosse in più potremo anche averle, se si supererà il supporto, ora formato da minimi e massimi sempre più alti.

L'indice potrebbe riuscire a rimanere fra i 19.800 e i 20.500 punti, ma temiamo che già da questa settimana si possano riabbassare i minimi e massimi a 19.500 19.600 e 20.200/20.300 punti.

Andando oltre agosto è possibile un ulteriore storno del Ftse Mib, con un nuovo range molto controllato tra 18.500/18.600 e 19.500/19.600 punti.

Diciamo che più probabilmente potremo vedere un avvicinamento ai 18.500/18.600 punti che il doppio massimo toccato in luglio a 21.500 punti, sull'effetto  accordo relativo al Recovery Fund.

Banco BPM è stato colpito da forti vendite in avvio di settimana, mentre si è difeso meglio Mediobanca. Qual è la sua view su questi due titoli?

Il recente rilancio di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, pare aver spento le ultime probabilità e possibilità di Unicredit verso la stessa UBI, ammesso che ci sia stato un reale interesse e una precisa volontà a portarlo avanti o che invece, come temiamo, si sia trattato di una semplice operazione di disturbo, dovuta. Anzi, tutto ciò farà respirare e forse recuperare un po' di smalto ad Unicredit, evitando pesanti esborsi e problemi.

Per Banco BPM invece temiamo che, rimanendo "sola", possa accusare il colpo, ma non andare di certo a ritestare i minimi assoluti ad un passo da quota 1 euro.

Mediobanca sembra invece ben prezzata, equidistante fra l'altro fra i minimi degli ultimi due mesi in area 4 euro, ed i massimi posti in area 11 euro.

Consigliamo di raccogliere gradualmente Mediobanca sugli storni controllati previsti, in area 6,50/6,60 euro, avendo cura però di coprire in area 9 con vendita di call dicembre-marzo a 9/9,50.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Fca e Ferrari e quali indicazioni ci può fornire per entrambi?

Fca è più snella nella sua evoluzione, nel bene e nel male, con più prospettive e opportunità davanti a sé.
Parliamo di fusione, razionalizzazione, nuovi modelli, dividendo ordinario e straordinario o azioni di aziende del gruppo da collocare in Borsa.

Fca negli ultimi 12 mesi ha fatto un minimo a 5,5 euro ed un massimo a quasi 15 euro e secondo noi non è ancor ben prezzato, non conoscendo totalmente la fase degli incentivi 2020/2021, i vari ostacoli di antitrust e scandalo delle emissioni non ancora ben definiti.

Il nostro consiglio è di acquistare Fca sulla debolezza, meglio in area 8,65/8,80 euro, e coprire con vendita di call dicembre-marzo rispettivamente strike 10/10,50.

Per Ferrari sono in queste sedute al lavoro i bravissimi arbitraggisti fra la quotazione in euro ed in dollari.

Detto questo, il titolo ormai è imbottigliato fra i 155 e 165 euro, per cui consigliamo, vista anche la dicotomia fra la classificazione automotive e lusso, ed in più questa strana stagione di Gran Premi poco gratificanti, di alleggerire a piramide capovolta, mano a mano che Ferrari sale anche leggermente.

L'oro sta aggiornando i massimi storici, mentre il petrolio sta tornando indietro dai recenti top. Cosa prevede per questi due asset ora?

Il petrolio è da poco più di un mese senza direzionalità e sempre fra i 40/41 del WTI ed i 43/44 dollati del Brent.
Indubbiamente l'oro nero sta rifiatando ancora dopo la lunga corsa dai minimi di aprile e maggio che lo ha portato quasi a quadruplicare il suo valore, al netto della ormai unica e stranota quotazione addirittura negativa della consegna maggio.

Sul petrolio evidentemente ha inciso molto poco o addirittura nulla il cross euro-dollaro, passato da quota 1,08 a quasi 1,18.

Tra le commodities preziose, più che all'oro guarderei all'argento che con 2-3 strappi ben assestati di oltre il 5%/6%, si è portato prima a contatto dei massimi di periodo poco sotto i 20 dollari.

In un secondo momento l'argento è salito verso i 23,50 dollari con breve pausa poco sotto i 23 dollari, e infine ieri c'è stato un altro ulteriore e grosso apprezzamento fino a testare i 25 dollari.

L'oro si è lentamente apprezzato fin poco sotto i 2.000 dollari, adeguandosi per la prima volta e seguendo con molto meno impulso il forte recupero dell'argento, invece di fare da traino.

Perché tutto ciò?

Mentre l'oro, pur in profondità e non solo, se ne estrae ancora in abbondanza e si riutilizza, l'argento si disperde, non si riutilizza di certo, viene estratto assieme ad altri minerali e deve essere sempre più frazionato per essere ricavato allo stato puro.

Inoltre l'argento è sempre più utilizzato non solamente a livello industriale, per le marmitte catalitiche per esempio, ma soprattutto per la telefonia 5G, per i pannelli solari, per le auto elettriche ed altre applicazioni Green.