Di seguito riportiamo l'intervista a realizzata ad Eugenio Sartorelli, trader e socio ordinario Siat, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'indice Ftse Mib e su alcune blue chips.

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I mercati azionari continuano a mostrare una buona intonazione, a partire da Wall Street che traina le Borse UE. Questa positività durerà ancora nel breve?

Una correzione dopo oltre 2 mesi di recupero ed un Nasdaq 100 che sta su un pianeta differente dalla Terra, sarebbe più che fisiologica.

Come tempistiche i miei modelli ciclici danno come limite del rialzo la metà di giugno, poi almeno due settimane di correzione sarebbero più che naturali.

Va detto che con la liquidità immensa fornita dalle Banche Centrali qualsiasi irrealistico scenario oramai è possibile.

Il Ftse Mib sta provando ad avvicinare i massimi di fine aprile, mantenendosi per ora al di sotto degli stessi. Quali i possibili scenari nelle prossime sedute?

Il Ftse Mib ha sofferto anche dello sciagurato divieto di vendita allo scoperto che ha rarefatto i volumi e depresso qualsiasi tentativo di recupero.

Da quando si è tornati ad un mercato più “normale”, quota 18.500 ed al limite la soglia dei 19.000 punti possono essere raggiunte.
Tutto dipende da quanto durerà il rialzo sui mercati Usa.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Banco BPM e Ubi Banca e quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Il settore bancario italiano è penalizzato dal carico di titoli di Stato che ha in pancia e quindi dallo spread.
Inoltre, con la congiuntura economica sfavorevole non vi sono grandi spazi di marginalità per questo settore.

Banco Bpm, dopo i minimi di marzo, prosegue entro un canale leggermente ribassista ed è un titolo che per ora non dà segnali di recupero.

Per quanto riguarda Ubi Banca, dopo i minimi di marzo, i prezzi si sono mossi entro un leggero canale rialzista e con l’operazione di offerta pubblica di scambio promossa da Intesa Sanpaolo ci potrebbe essere un recupero di forza con valori verso 2,8-2,9 euro.

Fca si è riportato sopra quota 8 euro, mentre Ferrari fatica a riposizionarsi oltre area 150 euro. Qual è la sua view su questi due titoli?

Per Fca l’incognita è come si riprenderà il settore durante questa crisi. La fusione con Peugeot può ridurre le ricadute economiche negative.

Per effetto di questa fusione i prezzi potrebbero avere bruschi movimenti, ma per ora vedere Fca verso quota 8,5-8,7 euro sarebbe già un successo.

Ferrari ha invece recuperato molto bene ed ha una forza relativa ben superiore all’indice.

È noto che il settore delle auto di lusso sente meno la crisi economica. Per ora il prezzo gravita intorno a 150 euro e sembra essere in una fase di attesa. Difficile ipotizzare grandi rialzi e per Ferrari già un ritorno a 155-160 euro sarebbe una grande cosa.

Visto l'andamento dei prezzi del petrolio, quali strategie ci può suggerire per due titoli come ENI e Saipem?

In modo piuttosto anomalo ENI ha poco beneficiato del recupero del prezzo del petrolio. Il titolo è in una fase di congestione tra 8 e 9 euro.
Se ENI riuscisse ad uscire da questa area potrebbe tornare rapidamente verso quota 10 euro.

Saipem è un titolo che fa molta fatica a recuperare e sembra che possa continuare in questo stato di apatia poco sopra i 2 euro.

Quali informazioni si possono trarre dall’analisi della Volatilità Implicita (indice Vix e altri)?

L’Indice Vix è un noto indicatore di Sentiment e di paura. È sceso con una certa regolarità dai massimi di marzo, ma fa fatica a calare ulteriormente e gravita poco sotto 30 punti.

Normalmente durante i rialzi dell’S&P500 il Vix è intorno al 13-15%. Pertanto il segnale e che gli operatori hanno sempre chiari i timori di una possibile correzione, anche decisa, in qualsiasi momento.

Anche l’analogo indice per l’Europa, il Vstoxx, fornisce indicazioni simili.

In un certo senso il rialzo dei mercati azionari, per quanto corposo e persistente, si regge su equilibri ancora piuttosto fragili.