Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Mauro Fellner, analista tecnico di Key To Markets, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui mercati finanziari.

L’euro-dollaro sta allungando ulteriormente il passo dopo aver riconquistato quota 1,18. Quali i possibili scenari nel breve?

Il movimento laterale dell’euro-dollaro iniziato a fine luglio e protrattosi per tutto il periodo estivo, ha incominciato a mostrare i primi cenni di inflessione verso fine settembre, in seguito alla rottura del supporto individuato a 1,1700.

Dopo aver battuto un nuovo minimo a 1,1610, abbiamo assistito ad un movimento correttivo rialzista che ha portato nuovamente il cross in area 1,1710, lateralizzando gli scambi ancora al di sopra di tale livello, coincidente con il ritracciamento di Fibonacci 38,2% (minimo dicembre 2016, massimo febbraio 2018).

Possiamo asserire che le prossime sedute saranno decisive per comprendere il destino dell’euro-dollaro.

Da un punto di vista tecnico, una nuova rottura del supporto 1,1710 potrebbe rappresentare un primo segnale di inversione che troverebbe conferma una volta violato il livello target successivo posto a 1,1610.

Ulteriori proiezioni ribassiste sposterebbero l’attenzione degli investitori 110 pips più in basso, a quota 1,150 e successivamente nell’intervallo 1,1445–1,1400.

Qualora l’euro dovesse registrare invece un apprezzamento rispetto al dollaro, superando con decisione la resistenza posta a 1,18 e il precedente massimo posto a 1,1831, il trend rialzista di medio-breve periodo sarebbe confermato con primo target a 1,19 e successivo ostacolo posto a 1,2010, massimo dell'1 settembre 2020.

Dal punto di vista macroeconomico è evidente come il progressivo incremento dei contagi di COVID in Europa stia mettendo alla prova i governi e le economie dei diversi paesi membri.

Oltre ai numeri dei contagi dobbiamo monitorare congiuntamente la pubblicazione dei dati macro in arrivo in settimana.

Tra gli appuntamenti più rilevanti segnaliamo il Beige Book in arrivo stasera, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione Usa domani, senza dimenticare che il nuovo dibattito presidenziale previsto per domani sicuramente darà altre indicazioni importanti.

A Piazza Affari il Ftse Mib non è riuscito a dare un seguito al recupero partito dai recenti minimi. Quali le sue attese per le prossime sedute?

La risalita dell’indice di Milano iniziata a metà marzo 2020 ha registrato un massimo in chiusura di seduta a 20.723 punti in data 21 luglio, recuperando circa metà (45%) dell’escursione ribassista verificatasi nel primo trimestre.

Il ritracciamento del Ftse Mib non è paragonabile a quello registrato dal Dax30, che è stato in grado di recuperare quasi tutta la perdita subita a inizio anno, o a quello degli indici americani, che hanno addirittura registrato nuovi massimi nelle ultime settimane.

Se osserviamo il resto degli indici europei, emerge chiaramente come tutte le perfomance siano state fortemente appesantite dall’emergenza COVID e dall’incertezza legata agli accordi con gli ex cugini britannici.

Rappresentativo dello scenario macro europeo è l’andamento dell’Eurostoxx50 che al momento scambia ancora a circa 600 punti al di sotto dei massimi battuti in febbraio, nonostante abbia recuperato circa il 60% dello scossone subito.

I recenti incrementi di contagi, che hanno superato le decine di migliaia in questi ultimi giorni e le ripetute prese di posizione dei governi in merito a nuove misure restrittive, stanno causando particolare nervosismo sui mercati dove la volatilità resta estremamente alta, mentre appaiono sempre più concrete le ipotesi di un nuovo potenziale lockdown nello stivale durante il periodo natalizio.

Ritornando al Ftse Mib, a partire dalla fine di luglio, l’indice ha continuato a muoversi mantenendosi al di sotto della media mobile di lungo periodo calcolata a 200 giorni, evidenziando solo timidi tentativi di nuovi test rialzisti in un paio di sedute.

Visti e considerati gli ultimi aggiornamenti in tema COVID, anche se non possiamo ancora parlare di trend ribassista, invitiamo alla cautela nell’operatività quotidiana.

Ftse Mib: i livelli da tenere d'occhio nel breve

L’attenzione deve essere posta sulla conferma di nuovi segnali di trend per filtrare i movimenti erratici causati dal panorama geopolitico che innalza artificiosamente la volatilità intraday.

Una rottura del supporto a 18.520 punti potrebbe rappresentare nuova pressione in vendita sull’indice, con prossimo obiettivo in area 16.730-16.500.

Se spostiamo l’attenzione a rialzo invece, la resistenza fondamentale posta a 19.760 punti (media mobile giornaliera a 200) coincide con il 50% del ritracciamento di Fibonacci (periodo feb/mar 2020).

Una potenziale rottura di tale livello, potrebbe portare l’indice a quota 20.457, massimo del 13 agosto scorso, con un recupero di 650 punti e successivamente a 21.120 punti, top del 21 luglio.

Visti anche gli attuali prezzi del petrolio, quali strategie ci può suggerire per due titoli oil come ENI e Saipem? Valuterebbe un ingresso long ora?

Il petrolio continua a registrare un andamento laterale che nelle ultime sedute si è spostato in area 39,30 – 41,50 dollari, chiudendo però al di sopra delle medie mobili di breve medio e lungo periodo.
Non vi sono decisi segnali sull’oro nero al momento e pertanto si naviga a vista.

Qualora il prezzo si portasse oltre i 41,66 dollari al barile, ci aspettiamo un test in corrispondenza del livello di massimo immediatamente successivo posto a 43,84 dollari (26/08/2020).

Invece, solo una rottura a ribasso decisa con break-out dei 40 dollari, ed estensione verso i 39,26 dollari, minimo del 6 ottobre, aprirebbe un nuovo scenario ribassista con primo target a 38,50 euro e successivo supporto di medio periodo a 36,75 euro, minimo del 2 ottobre.

In questo panorama i titoli energetici stanno soffrendo le pressioni di un petrolio così svalutato e riguardo ENI e Saipem gli andamenti ribassisti non evidenziano segnali di incertezza che possano far presagire un ritracciamento.

Il titolo ENI infatti dovrà apprezzarsi oltre i 7 euro e continuare oltre gli 8-9 euro prima di poter iniziare a parlare di inversione.

Similmente Saipem dovrà prima assestarsi al di sopra di 1,6 euro e poi a seguire sopra i 2,4 euro per confermare un nuovo trend rialzista.

Se si guarda alle quotazioni nell’ultimo anno, ENI attualmente si ritrova a metà del suo valore di fine febbraio (al tempo 14,50/15 euro), mentre Saipem ha perso più dei 2/3 del proprio valore nel medesimo periodo.

Perchè chi opera sui mercati finanziari dovrebbe scegliere Key To Markets? Quali sono i vostri punti di forza?

Un aspetto fondamentale nel percorso di crescita di ogni trader di successo è sicuramente la scelta di un broker affidabile.

Perché spesso, con “affidabile” si intende ECN?

ECN, ovvero Electronic Communications Network, è un acronimo usato per descrivere i broker che garantiscono l’accesso diretto al mercato senza intermediazione sui prezzi degli strumenti tradati.

Cosa vuol dire tutto ciò?

Semplificando estremamente le dinamiche del mercato ECN, quando un cliente inserisce in piattaforma un qualsiasi ordine, buy (acquisto) o sell (vendita), quest’ultimo viene eseguito solo se è presente una controparte disposta a vendere o acquistare il prodotto finanziario oggetto della contrattazione.

Il ruolo del broker ECN è quello di fornire l’accesso a un circuito di liquidità profondo (ovvero con tante controparti disponibili a vendere o ad acquistare a differenti livelli di prezzo) facilitando l’incontro tra domanda e offerta, attraverso strumenti elettronici in grado di azzerare la latenza tra l’immissione dell’ordine e l’esecuzione dello stesso ottenendo dunque eseguiti a prezzi sempre competitivi.

Senza le due parti (acquirente e venditore) non è possibile né aprire né chiudere un trade.
In questo caso per ogni ordine c’è sempre un trader che guadagna e uno che perde in base alla direzionalità assunta dal mercato.

I broker Market Maker invece, a differenza dei broker ECN, possono decidere arbitrariamente di non inserire un ordine nel mercato reale, assumendosi personalmente il rischio controparte.

In questo caso specifico il broker guadagna quando il trader perde e viceversa. Questo tipo di dinamica rischia inevitabilmente di generare conflitti di interesse accentuati se si parte dall’assunto che il broker “market maker” (“colui che fa il mercato”) potrebbe in qualsiasi momento agire artificiosamente sui prezzi.

Key To Markets si è posta come obiettivo primario la creazione di relazioni win-win con i propri clienti.
Tutto questo è possibile solo grazie alle tecnologie di ultima generazione che garantiscono trasparenza nei prezzi e affidabilità lungo tutta la “filiera” del trade: dall’immissione dell’input in piattaforma fino alla chiusura dell’ordine.

Il nostro impegno, giunti a 10 anni dalla fondazione della nostra prima società nel Regno Unito, è quello di continuare a rivestire un ruolo strategico per i nostri clienti.

Ogni trader può infatti avvalersi 7 giorni su 7, 24 ore su 24, del nostro team di supporto dedicato al mercato italiano, disponibile sin dalle prime fasi di apertura conto.

Credere nella trasparenza e lavorare al perfezionamento costante dell’affidabilità tecnologica, ci ha reso nel tempo un partner ideale per fondi di investimento, asset manager, banche, aziende e trader individuali.

A condividere la nostra mission hanno contribuito non solo i nostri clienti ma anche trading coach e analisti riconosciuti in tutto il mondo: da Elite Currency Trading di Chris Svorcik e Nenad Kerkaz (analisti pluripremiati su FXStreet.com) a Andrew Scadden a talenti cresciuti nel bel paese come Luca Bardolla.

In tanti ci hanno definito come il “il broker ideale per trader esperti”, a noi piace ancora definirci come una “trading boutique” un gioiello del brokeraggio in grado di sviluppare soluzioni personalizzate e ricamate a partire dalle esigenze dei trader.

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