Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Angelo Ciavarella, Head of Global Markets a Infinox Capital e Professore a contratto di Teoria e pratica dei mercati finanziari all'Università di Greenwich, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'indice Ftse Mib e su alcune blue chips.

Il Ftse Mib sta tornando indietro dopo aver allungato il passo ieri fino ad area 22.500. Quali i possibili scenari nel breve?

Ieri c'è stata una chiusura negativa per i mercati azionari americani e statisticamente quando Wall Street ha archiviato in rosso la prima seduta dell'anno, solo il 40% delle volte ha chiuso in rosso l'intero anno.

Siamo appena agli inizi del 2021 dopo che gli indici Usa si lasciano alle spalle un 2020 da record e ripartono più lentamente in queste prime sedute del nuovo anno.

Bene il Dax che non più tardi di ieri ha segnato un nuovi massimo storico sopra i 13.900 punti, ma ora si riporta verso area 13.600.

Quanto a Piazza Affari. il Ftse Mib ha chiuso un anno negativo, ma ha frenato il crollo a fine ottobre, quando da 17.500 punti si è riportato oltre area 22.000 alla fine del 2020.

Ora l'indice è poco sopra questa soglia e con un superamento deciso di top di ieri in area 22.500 potrebbe puntare ai 23.200/23.300 punti, dove troviamo i valori del close del 2019.

Notiamo che ogni volta che il Ftse Mib scende viene ricomprato, con un pronto ritorno degli acquirenti.
Nel breve vedo ancora spazio per salire e anche ulteriori discese dell'indice in area 21.500/21.600 sarebbero occasioni d'acquisto.

Negatività per il Ftse Mib solo sotto area 21.500 in chiusura di sessione, ma fino ad allora il mercato dovrebbe rimanere impostato tendenzialmente al rialzo.

Non dimentichiamo che statisticamente gennaio e febbraio sono mesi forti per i mercati azionari internazionali, incluso quello italiano.

Tra i bancari oggi salgono in controtendenza Banco BPM e Bper Banca? Qual è la sua view su questi due titoli?

Da parte della BCE l'atteggiamento nel 2020 è stato ben preciso nei confronti delle banche.

Le piccole, anche a causa del Covid, hanno bisogno di trovare partner più grandi per riuscire a fronteggiare la situazione attuale, in un contesto di tassi negativi come quelli europei che rimarranno tali ancora per diverso tempo.

Sappiamo che le banche hanno un modello di business basato sui tassi e quando questi sono negativi fanno fatica.

Banco BPM ha reagito bene e da quota 1,3 euro di fine settembre è volato, mantenendo poi livelli elevati di prezzo.  
Il titolo oscilla ora intorno a 1,8 euro e l'impressione è che possa continuare a salire, ricordando che ha chiuso il 2019 intorno a 1,9/1,92 euro.

Banco BPM potrebbe tornare in area 1,92/1,95 euro, oltre cui accelerare al rialzo verso i 2,3/2,4 euro, ma non subito.
Il trend è fortemente al rialzo e un cambio in negativo potrebbe arrivare solo con una rottura al ribasso di 1,5/1,45 euro.

Bper Banca è più debole di Banco BPM, basti ricordare che oggi vale praticamente la metà rispetto a gennaio dello scorso anno.

Solo una rottura al rialzo di 1,58/1,6 euro potrebbe favorire una piccola accelerazione per il titolo, fermo restando che per ora area 1,8 euro mantiene le quotazioni al ribasso.

In caso di rottura di area 1,6 euro Bper banca avrebbe come target proprio quota 1,8 euro, mentre negatività si avrebbe con discese sotto 1,3 euro.

Il titolo non mi piace particolarmente, per quando non sia da escludere un'accumulazione sui livelli attuali.

Qualche novità quest'anno potrebbe essere sul fronte M&A, visto che Bper Banca potrebbe essere oggetto di un'acquisizione o di una fusione con un altro gruppo bancario. 

ENI e Saipem salgono oggi sulla scia del rimbalzo del petrolio. C'è ancora spazio al rialzo per questi due titoli?

Il petrolio è di fatto in una situazione di stallo: proprio ieri ha lambito l'area dei 50 dollari sulla scia dell'euforia iniziale, salvo poi tornare indietro di ben 2 dollari e mezzo.

Oggi l'oro nero si riporta sopra i 48 dollari e l'idea è che quest'anno si dovrebbe avere una crescita record a livello di nuovi barili su base giornaliera.

Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia di Parigi, la domanda di petrolio dovrebbe crescere di 6 milioni al giorno, portando così la richiesta a quasi 97 milioni di barili giornalieri, al di sotto dei 100 milioni del 2019.

L'impressione è che il petrolio potrebbe beneficiare di questo rialzo della domanda nei prossimi mesi, andando a rompere quota 50 dollari, con proiezioni a 52 e a 55 dollari.

A quel punto i titoli del settore oil potrebbero beneficiarne e tra gli altri anche ENI che al momento è in una fase di stallo e non riesce a rompere quota 8,8 euro.

Adesso la prudenza è d'obbligo, ma la rottura di 8,8 euro potrebbe portare ENI sui massimi precedenti in area 9,5 euro.

Difficilmente mi aspetto una grande discesa del titolo, fermo restando che eventuali cali io li comprerei, anche perchè la situazione del petrolio vista l'anno scorso non dovrebbe più verificarsi.

Saipem è più volatile di ENI e dopo aver chiuso il 2019 a circa 4,4/4,3 euro, ora vale praticamente la metà, pur avendo recuperato con forza dai minimi.

Il titolo potrebbe salire ancora verso i 2,45/2,5 euro, ma nel brevissimo non vedo grandi opportunità oltre questo livello.

Al contrario aspetterei un'eventuale debolezza di Saipem e un ritorno in area 1,9 euro potrebbe offrire una buona opportunità di acquisto.

Fca ha lambito i 15 euro dopo il via libera delle assemblee alla fusione con Psa. Ritiene sia tardivo ora un intervento sul titolo?

Negli ultimi mesi abbiamo sempre avuto una view positiva su Fca anche in vista della fusione approvata ieri e del maxi dividendo che dovrebbe staccare.

Il titolo ha raggiunto un target importante a 14,7/15 euro e ora sarei più cauto a comprare.

Fca potrebbe avere ulteriori accelerazioni al rialzo dopo aver sovraperformato il mercato nel 2020.

La fusione con Psa è vista molto bene dagli investitori, ma pensi che il possibile upgrade per Fca sia limitato ai prezzi attuali.

Sono quindi neutrale sul titolo e aspetterei qualche correzione verso i 14/13,8 euro prima di comprare.