Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Alessandro Cocco, CEO di Unicron Associates, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'indice Ftse Mib e su diverse blue chips.

Il Ftse Mib si è mantenuto a ridosso di area 22.000 negli ultimi giorni, per poi arretra oggi. Quali le sue attese nel breve?

Dal punto di vista tecnico il Ftse Mib si è mosso nei giorni scorsi tra il minimo dell'11 dicembre a 21.572 punti e i top delle ultime sessioni poco sotto area 22.200.

La mancata rottura di questa soglia ha negato la violazione di una trendline che avrebbe spinto i corsi fino ai massimi del 26 novembre a 22.387.

L'indice però non è riuscito ad andare oltre area 22.000/22.200, perdendo rovinosamente terreno oggi, violando i minimi dell'11 dicembre a 21.572 punti.

A questo punto l'attenzione andrà rivolta ad area 21.150, corrispondente ai massimi del 21 luglio scorso.

Con il cedimento ance di quest'ultima soglia il Ftse Mib rischierà un'accelerazione ribassista sotto area 21.000, con proiezioni a 20.500 punti prima e in area 20.000/19.800 in seguito.

In questa momento c'è una fase ribassista che può ancora essere letta come una congestione, ma il Ftse Mib presenta massimi e minimi decrescenti, quindi il rischio di nuove flessioni è reale nel breve.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Unicredit e Intesa Sanpaolo?

Al pari del Ftse Mib anche Unicredit presenta dei massimi e dei minimi decrescenti e oggi ha violato con forza il supporto in area 7,7 euro.

A questo punto il titolo rischia una flessione sotto i 7,3 euro, con target a 7/6,9 euro nel breve.

Segnali di ripresa solo con ritorni oltre quota 7,7 euro, superata la quale Unicredit potrà puntare a 7,94/8 euro, con proiezione successiva a 8,2 euro.  

Intesa Sanpaolo fino a venerdì scorso ha difeso bene il supporto a 1,91/1,89 euro che ha però violato oggi.

Con conferme al di sotto della soglia appena indicata si guarderà ora al sostegno a 1,8126 euro, sotto cui Intesa Sanpaolo scenderà fino a 1,78 euro.

Al rialzo invece solo con ritorni sopra 1,91 euro si potrà pensare ad un tentativo rialzista verso i 2/2,02 euro, con resistenze successive a 2,06 e a 2,12 euro, segnalando poi un ultimo ostacolo a 2,18 euro.

ENI e Saipem crollano sulla scia del sell-off che colpisce il petrolio. Cosa può dirci di questi due titoli?

ENI ha recuperato molto bene nel mese di novembre, per poi fermare in qualche modo la sua ascesa fino al crollo odierno.

Il titolo fino a venerdì mostrava massimi e minimi crescenti e lascia sperare in un ulteriori tentativi di recupero, ma la seduta odierna cambia le carte in tavola.

Pericolosa sarà per ENI una discesa sotto gli 8 euro, con primo target al ribasso a 7,7 euro e obiettivo successivo nell'area compresa tra 7,5 e 7,4 uro.

Segnali di ripresa per il titolo solo con la riconquista di area 8,8/8,85 euro, oltre cui assisteremo ad un test di area 9 euro, rotta la quale ci sarà spazio fino ai 9,5 euro.

Saipem prima della sessione odierna era finito in congestione più di ENI, senza riuscire a superare la resistenza a 2,24 euro, corrispondente ai massimi del 25 novembre.

La rottura del supporto a 2,1 euro proietta ora il titolo in area 2 euro, violata la quale Saipem potrebbe scivolare verso quota 1,8 euro.

Ci sono altri titoli che vuole segnalarci a Piazza Affari?

Sto seguendo Pirelli che è meno grande di altre blue chips, ma si conferma in qualche modo interessante in ottica di trading per via della sua elevata volatilità.

Se tracciamo una trendline che unisce i minimi del 29 ottobre e quelli del 15 dicembre, notiamo che il titolo al momento si mantiene all'interno del trend.

Per Pirelli è negativo però l'abbandono odierno dei 4,27 euro che, se confermato, aprirà le porte ad una discesa verso i 4 euro prima e i 3,8 euro in seguito.