Di seguito riportiamo l’intervista realizzata a Gaetano Evangelista, amministratore unico di AGE Italia.
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Le Borse Usa hanno recuperato più di quelle europee dai minimi di marzo. Questa tendenza ci accompagnerà ancora nel breve?

Ci sono diversi motivi per cui la Borsa americana ha fatto meglio del resto del mondo.
Il peso preponderante della tecnologia, leader globale assieme all’Health Care, la frenata più controllata degli utili, il sostegno monetario e anche fiscale delle autorità, ed infine il ruolo centrale del dollaro.

Di quest’ultimo aspetto si parla molto poco. Male, perché a ben vedere Wall Street bullizza gli altri mercati, proprio in concomitanza con la risalita del Dollar Index.

Ne consegue che la tendenza a far meglio verrà definitivamente meno soltanto quando il biglietto verde finirà di essere destinatario di tutte queste attenzioni.

A Piazza Affari il Ftse Mib non è riuscito per ora a riportarsi stabilmente sopra quota 18.000. Ci sono le condizioni per ulteriori recuperi dai livelli correnti?

La Borsa italiana non ha particolarmente brillato in questa fase.
Siamo ancora sui livelli del 25 marzo scorso: un mese e mezzo di negoziazioni per il Ftse Mib, nessun progresso.

Il sospetto è che il mercato sia stato intossicato dal divieto di vendita short, che ha mortificato gli scambi, allontanato la componente speculativa dal mercato, privandolo della conseguente liquidità.

Ad ogni modo, la resistenza in area 18.000 punti di indice Ftse Mib è di evidente rilevanza.
Fin qui si discute di un rally correttivo. La questione cambierebbe se mai riuscissimo a spingerci oltre. Un grosso “se”.

La mia sensazione è che lo stallo delle ultime settimane sta per cedere posto al ripristino della direzionalità. Trovandoci sotto resistenza, dovremmo essere venditori.

L'euro-dollaro continua a muoversi in un range ben definito, mentre il petrolio risale la china dai recenti minimi. Quali le sue indicazioni per questi due asset?

Ci aspettiamo un massimo per il dollaro a giugno, dunque fra poche settimane.
Di conseguenza le commodity dovrebbero finalmente lasciarsi alle spalle il momento difficile di questa prima parte dell’anno.

Trovo sensazionale il fatto che, pochi giorni fa, soltanto una decina di commodity vantava una media mobile a 200 giorni crescente.

Per chi non lo sapesse, si tratta di uno spartiacque tecnico che definisce la tendenza di lungo periodo.

Quando meno di 10 commodity, fra tutte quelle quotate, vanta uptrend, siamo in presenza di un fenomeno di “prosciugamento tecnico”, per così dire, che tende a coincidere con i minimi del mercato delle materie prime.

In tema di materie prime, che cosa ne pensa dell’oro? In particolare, come giudica la straordinaria vitalità manifestata dalle compagnie aurifere negli ultimi mesi?

Siamo bullish sui grandi nomi del settore – Newmont e Barrick in particolare – da tempo.
In effetti le gold stock hanno fatto meglio sia del metallo sottostante, sia del mercato azionario nel suo complesso. Ne siamo compiaciuti.

Di recente la differenza fra le performane annuali degli auriferi e dello S&P500, ha sfiorato il 100%.
È un evento non dico epocale, ma di sicuro eccezionale.

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