Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Fabrizio Brasili, analista finanziario, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e in particolare di Piazza Affari. Chi volesse contattare Fabrizio Brasili può scrivere all'indirizzo email: f.bsuperguru@yahoo.it.

La settimana è partita a tutto gas per le Borse UE e Usa, sulla scia delle notizie relative ad un vaccino per il coronavirus. Quali le attese per le prossime sedute?

Quel che difficilmente poteva fare il risultato delle presidenziali USA lo ha fatto ieri il diffondersi di ennesime notizie circa la ormai prossima distribuzione di un vaccino con protezione oltre 90% e durata minima di un anno.

Vedremo se sarà proprio e veramente così, come speriamo tutti.

Intanto, dopo aver sfiorato i 30.000 punti, il Dow Jones si è portato poco sopra i 29.000 punti, mentre è stato più calmo l'S&P500 che dopo aver aggiornato i massimi storici si è fermato al di sotto di quelli precedenti.

Diversa la conclusione del Nasdaq Composite che ha addirittura chiuso in negativo dopo aver toccato nuovi top di settembre oltre i 12.200 punti.

Si passa ora dai tecnologici agli industriali, il contrario di quanto avvenuto nei mesi scorsi durante la pandemia.
Oro ed Argento pesantissimi con un -5/-6%: si esce qui dai beni rifugio, mentre il petrolio si è spinto oltre la soglia dei 40 dollari al barile, per puntare su una ripresa della produttività e dei consumi.

Non ci aspettiamo una prosecuzione immediata di sedute come quella di ieri, anche in virtù del forte rialzo messo a segno la scorsa settimana.

Questo porta come minimo ad un primo scarico dell'ipercomprato di breve che ci pare eccessivo e che sarebbe stato necessario già da ieri.

Staremo a vedere!

A Piazza Affari il Ftse Mib si è riportato di slancio in direzione dei massimi di luglio. C’è spazio per ulteriori rialzi nel breve?

Stessa musica, e non poteva essere altrimenti, per le Borse europee e per quella italiana.

Il Ftsemib ed il future sull'indice con scadenza dicembre, dopo essere pervenuti in apertura di ieri leggermente sopra i 20.000 punti, all'uscita della notizia del giorno, non attesa e non scontata, sono balzati poco sotto i 21.000 punti, per poi attestarsi in chiusura a 20.750 punti.

Ci attendiamo per il Ftse Mib un piccolo storno fino a 20.200/20.300 punti, senza escludere discese fino ai 19.800/19.900 punti, nuovo supporto e vecchia resistenza.

Si potrebbe verificare poi un range di medio termine fra 19.800/19.900 punti ed appunto i massimi di ieri a 20.800/20.900 punti.

A dir la verità ci aspettavamo il raggiungimento di quest'ultimo livello nelle migliori delle ipotesi, sanitarie, politiche ed economiche, per la fine di dicembre.

Unicredit ieri ha messo a segno un rally a due cifre, ma ha performato molto bene anche Intesa Sanpaolo. Cosa può dirci di questi due titoli?

Due velocità diverse per i big del settore bancario.

Intesa Sanpaolo è salito fino a 1,78 euro da poco sotto gli 1,40 euro di fine ottobre: i fondi che erano molto scarichi hanno fatto lievitare e quadruplicare gli scambi, rispetto alla media degli ultimi tre mesi, con ulteriori acquisti netti, dopo quelli sistematici della scorsa settimana.

Unicredit invece, poco raccolto e se mai ancora venduto fino a fine ottobre, si è ripreso soprattutto ieri, con un rialzo che ha sfiorato il 15%, ma prima aveva recuperato molto meno di Intesa Sanpaolo.

Per Unicredit si segnalano scambi triplicati ieri rispetto alla media degli ultimi 30 giorni.

Nel caso di Unicredit più che i fondi, hanno fatto aggio le forti ricoperture di quanti erano posizionati allo scoperto, presi nettamente in contropiede, come molti, più che dal risultato elettorale dall'annuncio di Pfizer sul vaccino.

Per Intesa Sanpaolo suggeriamo di valutare interventi in acquisto se dovesse stornare verso area 1,55/1,60 euro.

Per Unicredit suggeriamo cautela, visto che è troppo condizionato dal suo ruolo di predatore, per poter approfittare di un anche più profondo storno rispetto ad Intesa.

Inoltre, gli shortisti potrebbero su basi attuali o sopra 8 euro, rimettersi in posizioni di vendita.

Tra gli industriali in avvio di settimana hanno spiccato il volo Leonardo e Pirelli. Quali indicazioni ci può fornire per entrambi?

Due titoli molto venduti e troppo penalizzati.
Partiamo da Pirelli che ha chiuso sui massimi di seduta, con un +14,22% a 4,216 euro, dai minimi di giornata a 3,75 euro.

Volumi di oltre 4 volte la media, con chiara pressione delle ricoperture, ricordando che Pirelli aveva già recuperato dai minimi di poco più di 3 euro, soprattutto in questo inizio di novembre.

Leonardo ancora meglio, con la performance di questo lunedì molto particolare: rally del 16,27% con volumi più che quintuplicati sempre rispetto alla media trimestrale.

In più partiamo già dai quasi minimi di poco sopra i 4 euro e ce lo troviamo leggermente sopra i 5 euro.
Tra i due industriali, solo in caso di storno fisiologico preferiamo Leonardo a Pirelli.

L’euro-dollaro è tornato indietro dopo aver avvicinato quota 1,19, mentre è volato letteralmente il dollaro-yen. Come valuta questi due asset

Più semplice analizzare il cross euro dollaro, segnalando che ora si capovolge un po' tutto.

Scrivevamo di un range di breve fra 1,16 ed 1,20, ed ora siamo passati in una sola seduta da 1,19 a 1,18.

Sarà un po' più complicato ora superare le resistenze di 1,19, ma più probabilmente sarà più facile arrivare sugli 1,16 ed anzi andare anche sotto. Insomma, Trump desiderava il dollaro debole ed ora Biden potrebbe riequilibrare un po' tutto.

Al netto della crisi sanitaria, sociale ed economica che morde ancora e preoccuperà ulteriormente.

Lo yen, schiacciato fino a 103,50, e troppo forte contro il Dollaro, è stato guidato molto bene dall'attenta Bank of Japan a non rafforzarsi troppo.

Approfittando del rafforzamento del dollaro di venerdì e soprattutto di lunedì,  la Bank pf Japan ha riportato lo yen su lidi più tranquilli e sui 105,50.

Abbiamo sempre ipotizzato un equo range fra 104/104,50 e 106/106,50.