Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Massimiliano De Marco, analista tecnico di Robotrend.com, con domande sull'indice Ftse Mib e su alcune blue chips.

Il Ftse Mib è tornato indietro dopo essersi spinto ad un soffio dall'area dei 20.500 in avvio di settimana. Ci sono le condizioni per salire ancora o è meglio tirare i remi in barca?

Come dicevamo due settimane fa, il breakout del Ftse Mib fuori dal range che aveva contenuto i corsi da fine marzo a maggio, ha provocato un’accelerazione fino alla chiusura di un precedente gap a 20.000 punti.

Le sedute degli ultimi giorni, prima della correzione di ieri, mostravano un ottimo momentum ed è quindi lecito aspettarsi almeno un nuovo massimo dopo l’attuale consolidamento.

Il quadro rimarrebbe invariato anche in caso di ulteriore estensione della correzione, i cui primi supporti per il Ftse Mib si trovano in area 19.500 e 18.950.

In caso di prosecuzione del rialzo, il livello “classico” di ritracciamento al 61,8% del calo di febbraio-marzo si trova in area 21.150.

Intesa Sanpaolo ieri è stato tra i peggiori del Ftse Mib, ma non è andata tanto meglio ad Unicredit. Cosa può dirci di questi due titoli?

Intesa Sanpaolo è particolarmente correlata con l’indice Ftse Mib, e mostra quindi la stessa struttura.

Il titolo dovrebbe trovare supporto in area 1,66 euro per provare poi a ritoccare il recente massimo e chiudere completamente il gap a 1,96 euro.
La resistenza successiva per Intesa Sanpaolo è in area 2,03 euro.

Unicredit si è invece comportato diversamente, segnando il minimo a maggio.
In questi giorni il titolo sta ritestando quello che era il supporto orizzontale dei minimi 2016, con buona probabilità di chiudere il gap a 9,69 euro.

Per dare un segnale di cambio del trend di lungo, però, Unicredit deve chiudere sopra 11,25 euro, in caso contrario resta sempre la possibilità che questo sia un, pur ripido, bear market rally. 

Azimut ieri è stato colpito da forti vendite, mentre si è fermato appena sopra la parità FinecoBank. Quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Azimut ha reagito ad una situazione di ipercomprato che si era creata con l’ultimo rally, ed anche in questo caso rimane irrisolto il quesito se ci troviamo di fronte ad un cambio di tendenza di lungo o ad un bear market rally.

L’area compresa tra 17,5 e 19,2 euro è tipica per un’inversione, mentre 15,5 è un supporto di lungo periodo e di conseguenza molto indicativo per la tenuta dell’uptrend.

FinecoBank è molto ben impostata al superamento del massimo storico, lasciando il minimo di marzo come correzione.

Il titolo sta guadagnando momentum, anche se area 12 in passato ha fornito forte resistenza.
Per FinecoBank segnaliamo un primo supporto di rilievo a 10,4 euro.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di STM e Telecom Italia e quali le sue attese nel breve per questi due titoli?

STM ha trovato ancora una volta forte resistenza in area 25,4 euro, livello che in gennaio ha richiesto un significativo gap up per essere superato.

E’ probabile che il titolo tenti un ulteriore attacco, ma per un breakout necessiterebbe di una chiusura al di sopra, con una forza relativa che al momento però non mostra.

Per STM il primo supporto degno di nota lo individuiamo a 21,5-22 euro.

Telecom Italia ha reagito prima dei minimi, ma sotto 0,42 non c’è alcun segnale che possa far presagire ad un cambio deciso di tendenza.

Quali sono i titoli che sta seguendo più da vicino in questa fase di mercato? A quali consiglia di guardare ora?

La magnitudine della reazione dai minimi continua a sorprendermi, in una fase ancora poco chiara dal punto di vista delle implicazioni di lungo termine che la pandemia avrà sull’economia.

Nei mercati americani ci sono segni di eccessiva euforia, ma non è escluso che questa situazione prosegua ancora a lungo, visto che è guidata dalle massicce iniezioni di liquidità.

Mi concentrerei però sul comprare le correzioni dei titoli più difensivi, pescando tra utilities ed health care.