La crescita dell'Italia? C'è, ma non è affidabile, sia per i numeri ancora esigui rispetto a quanto abbiamo perso dall'inizio della crisi, sia perchè nasce da fattori esterni che non migliorano la sua capacità di reggersi sulle proprie gambe. La view di Paolo Cardenà, Private Banker, ma soprattutto famoso autore del blog Vincitori e Vinti

Finita la crisi greca, o per meglio dire rimandata, rimangono le macerie di un crollo di fiducia interna e rispettabilità internazionale in cui la vera vittima è l’Europa. O forse no?

Personalmente credo che la vera vittima vada oltre l’Europa perchè la vera vittima è la democrazia. Quello di Tsipras era un programma che si basava su visioni politiche che non hanno nulla a che vedere con le logiche che regolano l’Eurozona, cavalcando più che altro il malcontento della popolazione. La trattativa che si è protratta per circa sei mesi e ha dimostrato come sia stato molto incauto da parte anche dell’Europa stessa non preparare un piano B intendendo con questo una strategia che comprendesse l’uscita della Grecia dall’Euro. Uscita che, all’ultimo stadio delle trattative era appoggiato addirittura dalla Germania. C’è poi il capitolo referendum che ha dato vita a un vero e proprio plebiscito a favore del NO (referendum tra l’altro superfluo visto che contemplava una questione già insita nel programma elettorale di Tsipras ovvero lo Stop alle misure di austerità), peccato che poi Tsipras non solo abbia accettato le suddette misure di austerità ma le abbia accettate anche in una misura ben più severa rispetto a quelle che erano state inizialmente rifiutate.

Il fallimento dell’Europa parte da lontano: 5 anni per una crisi di un paese che rappresenta meno del 2% del Pil europeo sono troppi e questo non fa altro che evidenziare l’incapacità della politica del Vecchio Continente, incapacità resa ancora più forte dalla richiesta di intervento, a suo tempo, del FMI quasi come se l’Europa non riuscisse a gestire da sola il peso della situazione. A questo punto la considerazione è semplice: le norme che regolano l’eurozona per quanto deprecabili siano, equivalgono ad austerità imposta in determinate zone e a determinate condizioni. Non ammettere questa cosa significa illudere la popolazione e vendere fumo. La realtà della logica impone che una politica seria faccia sapere ai cittadini quello che è possibile fare e ciò che invece non è possibile fare, in modo che sia la stessa popolazione a formarsi un’idea sullo stato dei fatti.