Di seguito riportiamo l’intervista realizzata a Pietro Origlia con domande sull’indice Ftse Mib e su alcune delle blue chips quotate a Piazza Affari.

L'indice Ftse Mib continua a mostrare una maggiore debolezza relativa rispetto alle altre Borse europee. La tendenza in atto è destinata a proseguire? Quali sono le sue attese nel breve?

Se a distanza di dieci giorni dall'elezione di Trump continua la corsa sia del DOLLARO (massimi del 2016 nei confronti delle principali valute) che di Wall Street (col DJ che tocca i nuovi top di sempre), di segno opposto è la situazione che si vive nel Vecchio Continente.

Il DAX manca l'importante break dei 10800 punti, livello chiave per proseguire il recupero, ma è sopratutto Piazza Affari che inizia a "ballare" pericolosamente man mano che si avvicina la data del Referendum Costituzionale, diventato un evento di importanza superiore alla Brexit.
E che il nostro Paese sia tornato ad essere al centro della speculazione si può notare anche dallo SPREAD balzato sui massimi degli ultimi 2 anni con un decennale oramai sopra la soglia del 2%.

In questo clima di incertezza a pagare dazio sono sopratutto le banche i cui titoli continuano ad uscire da alcuni importanti portafogli istituzionali, spingendo al ribasso il FTSE Mib, tornato nella giornata di ieri a testare la trendline rialzista che parte dai minimi del Giugno 2016.

Nel breve importante sarà ora la tenuta di questi livelli per evitare possibili nuovi affondi in direzione degli importanti supporti e parte bassa del rettangolo in atto da diversi mesi sulla soglia dei 16mila punti.
Al rialzo primi segnali positivi arriveranno solo con il ritorno stabile dei prezzi sopra l'area dei 17mila punti.