L'Opec non basta più. Ma a quanto pare, per risollevare le sorti della materia prima, è insufficiente anche l'azione congiunta delle altre nazioni produttrici di greggio. La dimostrazione arriva dal fatto che, immediatamente dopo la conferma delle misure decise a novembre del 2016, le quotazioni sono crollate e non accennano a riprendersi. Attulamente il Brent viaggia a 52,12 dolalri al barile e il Wti a 49,73 dollari in calo rispettivamente dello 0,06% e dello 0,14%. La view di Gabriele Picello Columnist di Commoditiestrading.it, trader privato ed esperto nel settore delle materie prime.

La riunione dell'Opec ha preso le sue decisioni: i primi commenti sulla questione e soprattutto eventuali possibili previsioni per il prezzo del greggio.

Proprio così: il tanto atteso meeting del 25 maggio è ormai cosa fatta ed OPEC ed alleati hanno preso la loro decisione, ossia hanno esteso di nove mesi il periodo di produzione controllata. Quanto avvenuto era ampiamente previsto ed il mercato di riferimento ha reagito con un calo di oltre cinque punti percentuali in un contesto che vede gli investitori sostanzialmente delusi in quanto, sotto sotto, tutti ci aspettavamo una sorta di  "colpo di scena" che alla fine non è arrivato, con i volumi di produzione che risultano invariati rispetto a quanto concordato in quel di Vienna a fine 2016. In relazione ai prezzi il contesto in essere non dovrebbe essere in grado di determinare forti sconvolgimenti, perlomeno a breve termine; nel medio - lungo termine la decisione di OPEC & Co rappresenta un evento positivo, anche se tutto dipenderà dalla domanda e dalla capacità di recupero del settore Shale statunitense.