Alle pressioni dettate dalla guerra dei dazi, ormai conclamata, si aggiungono anche quelle causate dalla questione del petrolio. Intanto la politica italiana torna a dare qualche preoccupazione, tanto da portare i mercati a mantenere alta l'allerta. La view di Vincenzo Longo Market Strategist di IG.

Si inasprisce ulteriormente la guerra dei dazi: adesso il presidente cinese Xi Jimping vorrebbe bloccare M&A e disincentivare l'acquisto di beni Usa. Si rischia effettivamente un'escalation?

La guerra dei dazi continua ad appesantire il sentiment degli operatori e rimane per noi il pericolo numero uno per i mercati per il secondo semestre. Il rischio di un’escalation delle tensioni rimane elevato, anche se per ora la probabilità di una guerra commerciale rimane ancora contenuta. Ad ogni modo, le dichiarazioni che arrivano di giorno in giorno dagli esponenti politici delle area coinvolte (USA, Cina e UE su tutte) contribuiscono a tenere alta l’attenzione sul tema. Crediamo che non ci sia una piena convinzione da nessuna delle parti in gioco a portare avanti una guerra di questo tipo. È risaputo, infatti, che in un simile contesto ci perdono tutti, soprattutto i consumatori finali su cui si scaricheranno gran parte dei costi. I punti più discussi al momento riguardano il comparto auto e la tecnologia, su cui Trump non sembra essere disposto a fare un passo indietro. Questo rende incerta qualsiasi previsione. Ci aspettiamo, però, che l’intensificarsi di una guerra commerciale su scala globale possa avere un impatto severo sui mercati. Si tratta di un vero e proprio rischio di coda grassa (fat tail), con una probabilità contenuta ma con ripercussioni importanti. Pertanto i mercati azionari potrebbero tornare sui minimi annuali (-12% dai massimi storici aggiornati quest’anno) per gli indici USA. Al momento non ci sentiamo di escludere anche che una rottura di tali minimi, con possibili discese anche del 20% dai massimi.