Piazza Affari è in calo, come tutta l'Europa, ma per Milano continua a pesare la questione politica. Quali le prospettive per l'indice italiano? A rispondere è Filippo Diodovich Market Strategist per IG.

La reazione dei mercati dopo gli ultimi sviluppi della politica italiana

I mercati azionari non hanno particolarmente reagito allo stallo politico italiano. Diversa invece la reazione dell’obbligazionario dove abbiamo osservato un aumento dei rendimenti. La cartina di tornasole per verificare i timori degli investitori sul rischio paese Italia è lo spread btp/bund risalito a 140 punti base sui massimi degli ultimi 3 mesi. Al momento la bozza di accordo pubblicata dalle agenzie di stampa tra M5S e Lega ha spaventato gli investitori esteri che sono tornati a vendere titoli di stato italiani. La “presunta” richiesta di cancellazione di parte del debito pari a 250 miliardi di euro alla BCE appare a nostro avviso una proposta molto azzardata tenendo conto che per realizzarla non sarà sufficiente avere la risposta solamente da Mario Draghi e dall’Executive Board dell’Istituto di Francoforte ma da tutte le banche centrali dell’Eurozona. Difficilmente i banchieri centrali del Nord Europa (Weidmann in primis) potranno accettare un tale accordo.  Il ritardo nella formazione del governo potrebbe poi avere ripercussioni importanti anche sull’azionario con forti vendite sul settore bancario.

Petrolio a 100 dollari: fino a qualche settimana fa una fantasia. E ora?

Difficilmente il petrolio potrà arrivare a 100 dollari nel breve periodo. Nonostante il trend rialzista evidente degli ultimi mesi che ha portato il WTI Light Crude oltre i 70 dollari al barile e il Brent a quasi 80 dollari ci aspettiamo un movimento dei prezzi che si possa stabilizzare attorno agli 80 dollari. Riteniamo che i fattori che hanno portato ad alimentare i prezzi dell’oro nero (tensioni geopolitiche, accordi OPEC-Russia per estensione tagli produzione, acquisti da parte degli hedge funds) possano essere meno rilevanti nel corso dei prossimi mesi. Soprattutto le tensioni geopolitiche scontate sui prezzi di mercato non dovrebbero mostrare una ulteriore escalation dei problemi. Le ultime complicazioni  in Medio Oriente (ambasciata USA a Gerusalemme e ritiro degli Stati Uniti da accordo sul nucleare con Iran) secondo il nostro punto di vista non dovrebbero comunque portare a uno scontro armato tra i due assi che cercano di controllare l’area (da una parte Arabia Saudita, Emirati, Stati Uniti, Francia, Regno Unito dall’altra Iran, Russia e l’ambigua Turchia). I rapporti commerciali tra i paesi dovrebbero convincere i leader ad abbassare i toni e a calmierare le tensioni. Nel breve riteniamo che il petrolio possa dare continuare al trend rialzista fino a 80 dollari ma non crediamo ci possano essere nuove violente accelerazioni al rialzo.