Puzzle bancari, un gioco che rischia di essere troppo pericoloso

Con le nuove direttive europee saremo noi a dover mettere mano al portafoglio per coprire le passività dei bancari. E considerando gli ultimi passivi di Unicredit (14 mld) la cosa non è rassicurante. L'italiano dovrà cambiare il suo modo di scegliere la banca. L'analisi di Maurizio Mazziero, analista finanziario e fondatore della Mazziero Research.

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Bancari, croce e delizia: per il mercato, delizia senza dubbio, per i risparmiatori (e i dipendenti licenziati), di sicuro croce. Dopo le perdite di Unicredit (14 mld) è bene fare chiarezza anche perchè presto, secondo le direttive europee, saremo noi a dover mettere mano ai soldi per pagare i loro passivi. Un'interessante analisi di Maurizio Mazziero, analista finanziario e fondatore della Mazziero Research.

1) Partiamo dal concetto di “azzardo morale”, quello da Lei definito qualche tempo fa riferendosi alle banche. Di cosa si tratta?

Azzardo morale ovvero quando una banca, come anche qualsiasi soggetto, ha il massimo ritorno, qualora le cose vadano bene e il minimo impatto, se non impatto zero nel caso le cose vadano male. In pratica è quello che succede con i salvataggi delle banche le quali hanno assunto dei rischi notevoli, che però gli hanno fatto avere ritorni elevati, ma davanti alla pericolosità dei quali, le banche stesse hanno sfruttato l’aiuto provvidenziale dello stato anche per evitare un effetto domino anche sull’intero sistema finanziario. Il problema è che adesso, però, questo modo di fare è diventato quasi di routine, per cui la convenienza è quella di rischiare sempre e a prescindere molto, perchè se va bene si hanno ampi ritorni con conseguenti bonus anche per i manager, mentre se andrà male c’è sempre lo stato pronto a salvare tutti, come Mps insegna. Cosa che è successa fino a Cipro: in quel caso è stato applicato un modello differente, modello che dovrebbe essere quello che dovrebbe rientrare anche nella legislazione dell’unione bancaria, discussa dall’Ecofin e dall’Eurogruppo e che prevede le dinamiche da adottare in caso di bail in. Ebbene i salvataggi delle banche da parte degli stati sono esclusi: principalmente la prima figura chiamata in causa è l’azionista, quindi in seconda istanza gli obbligazionisti (considerati investitori). E anche in questo caso c’è da registrare una scala di “valori” per gli interventi, con le senior che sono le ultime ad essere toccate. Diverso il caso per le obbligazioni subordinate, in questo caso l’investitore deve fare molta attenzione quando vede la parola “subordinata” proprio perchè questa sarà la prima ad essere decurtata, se non addirittura azzerata, nel caso di problemi patrimoniali da parte della banca. Continuando nella scala, nel momento in cui nè le subordinate, nè le senior fossero sufficienti, arriverebbero le decisioni sui correntisti sui depositi oltre i 100mila euro. Finora: il risparmiatore italiano si è sempre cullato sulla sicurezza della protezione da parte della Bce (non sempre automatico dal momento che qualora il problema di insolvenza derivi dallo stato, la garanzia verrebbe meno). Da adesso in poi dovrà “abituarsi” a saper scegliere la sua banca così come sceglie un’azione o comunque un investimento, perchè anche in questo caso ci potrebbe essere una perdita. Per questo è bene, al limite, chiedere l’assistenza di un consulente che, è bene specificare, non deve avere conflitti di interessi, con strutture bancarie.