Ma con un’economia ferma allora è impossibile prevedere una divisione tra le banche commerciali e quelle d’affari, cosa che per molti sarebbe l’unica soluzione per mettere in sicurezza il sistema.Dividendole, infatti, le uniche a salvarsi sarebbero le seconde.

Ovvio, come detto la maggior parte dei soldi viene fatta con il trading, sia per le banche europee che statunitensi (tra l’altro quella Usa è un’economia a forte rischio bolla). Inoltre sull’economia reale i primi guadagni sono condannati da una pressione del 70% sulle imprese, da una burocrazia assurda e spesso controproducente, con un caso estremo rappresentato appunto dall’Italia, nazione il cui sistema bancario è tra i più esposti al credito e che ormai è ferma da 30 anni di immobilismo strutturale e dall’assoluta mancanza di riforme e adesso contraddistinta da una politica di pura propaganda. Non basta uscire dall’euro o stampare moneta per tornare competitivi, perchè i problemi dell’Italia sono più profondi: Roma soffre di un calo del Pil continuo da 34 anni e far ripartire l’Italia solo stampando moneta non è una risposta. Prendiamo come esempio negativo il Giappone: sta stampando moneta, da tempo, come nessuno mai, può sfruttare la sovranità monetaria, eppure non ce la fa. Come mai? Concorrenza di Cina e Corea sullo stesso tipo di prodotti, popolazione anziana e immobilismo ultratrentennale ereditato dal passato. Tutto questo contribuisce, tornando all’Italia al panorama che si prospetta per la nazione: un declino continuato per il futuro. Chi vuole restare in Italia, perciò, meglio che si rassegni a un forte peggioramento degli standard di vita.