Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Antonio Zedda, Junior Financial Analyst di Unicron Associates, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui principali indici azionari, su valute e comomodities.

L'S&P500 ha vissuto una settimana in crescita, allungando il passo in direzione di quota 2.900. Prevede ulteriori evoluzioni positive nel breve?

L’azionario americano, nonostante i dati sugli Earnings abbastanza negativi, con perdite anche di oltre il 30% sugli utili aziendali delle banche d’affari, è riuscito a chiudere la scorsa settimana con uno strappo al rialzo.

Questo è avvenuto grazie alla decisione di Trump di riaprire l’economia e grazie a dei rumors su un potenziale farmaco per il coronavirus che ha avuto buoni risultati su alcuni pazienti contagiati negli Stati Uniti.

La Federal Reserve continua a espandere il suo bilancio, aumentando l’acquisto di Junk bond per questa settimana.
Quello che è necessario capire è quanto possa essere robusto questo rialzo dell'azionario Usa. Sicuramente i fondamentali del mercato ci stanno dicendo tutt’altro.

Partiamo dalle richieste iniziali di disoccupazione che aumentano di altri 5 milioni questa settimana, raggiungendo in meno di 3 settimane oltre i 20 milioni di disoccupati.

La produzione industriale statunitense registra un calo del 5,4% per il mese di marzo, il dato più basso dalla seconda Guerra Mondiale.

Il lockdown inoltre ha portato oltre che un calo della fiducia dei consumatori (che andrei a monitorare per cercare di cogliere un eventuale rimbalzo) anche un forte ribasso delle vendite al dettaglio, con una contrazione dell'8,7% nel mese di marzo.

Un altro fattore che potrebbe far arrestare questo rimbalzo è dovuto anche al fatto che le principali corporate americane hanno ridotto del 50% anche i buybacks azionari, i quali viaggiavano a ritmi accelerati soprattutto in questi ultimi anni.

Importanti infine saranno i risultati delle FAANG le quali sono sicuramente le meno colpite in questa crisi, ma potrebbero comunque registrare dei cali che potrebbero far flettere il comparto azionario, dal momento che il peso di queste società è decisamente maggiore rispetto alla bolla tech del 2001.

In sintesi, penso che il livello dei 2.900/2.950 dell’indice S&P500 possa essere una zona molto interessante per valutare operazioni intraday short.

Per quanto riguarda l’asset allocation, meglio tenersi liquidi e effettuare acquisti magari su cali che vanno dal 4% al 5%.

Il Dax30 si lascia alle spalle una settimana che si è chiusa con un progresso contenuto. Qual le sue attese per le prossime sedute?

L’indice tedesco registra una bella performance positiva nell'ultima settimana, anche se leggermente inferiore a quella dell'S&p500, segnando un progresso dell'1,45%.

L’Europa rimane indietro a causa delle incertezze per quanto riguarda una risposta fiscale coesa da parte dell’Eurogruppo, in un momento in cui è fondamentale la velocità.

E’ stato infatti bocciato dall’Europarlamento l’emendamento riguardo ai coronabond. Il prossimo incontro dell’Eurogruppo è previsto il 23 aprile, ed è in questa riunione che si decideranno le sorti dell’Europa.

Quest'ultima sul fronte politico-fiscale è in affanno, mentre su quello macroeconomico è un disastro.
Approfondendo la situazione tedesca, la Germania registra una forte contrazione del settore automotive con le nuove immatricolazioni scese del 51,8% a marzo, con il conseguente calo delle vendite di automobili.

Per quanto riguarda l’epidemia di coronavirus in Germania, i principali ministri tedeschi affermano che la situazione è sotto controllo con un numero sempre minore di nuovi contagi e che il Paese è pronto a ripartire economicamente.

Da un punto di vista strettamente operativo, per quanto riguarda il Dax e in generale gli indici europei, rimarrei flat in attesa di ulteriori sviluppi e aggiornamenti da parte dell’Eurogruppo nella riunione di giovedì.

L'euro-dollaro è stato colpito nuovamente dalle vendite. Qual è la sua view su questo cross?

La prima parte della scorsa settimana è stata caratterizzata da un dollaro forte, a partire dalla dichiarazione abbastanza preoccupante del Fondo Monetario Internazionale, le cui stime fanno presagire una matematica recessione globale.

Tutto ciò ha fatto salire la domanda di beni rifugio come dollaro e oro. Tuttavia le notizie positive delle sedute successive hanno regalato momenti di respiro e così l'euro è tornato al rialzo venerdì, quando dopo le dichiarazioni di Trump gli investitori hanno riacquistato un certo appetito per il rischio.

Il driver principale che farà da spartiacque tra un forte rialzo del cross e una sua forte discesa sarà la riunione dell’Eurogruppo, in occasione della quale bisognerà necessariamente arrivare ad un accordo, pena la vita dell’Europa.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito che l'Unione Europea potrebbe collassare se non si trovasse il modo di condividere i costi della crisi: dunque il coronavirus ha messo in luce la vulnerabilità della moneta unica.

Sull'euro-dollaro la mia view rimane long: i trader più aggressivi potrebbero valutare pozioni lunghe sui minimi in zona 1,08/1,0778, con un target di 150/200 pips su base settimanale.

Per i più cauti il suggerimento è di rimanere flat a causa della forte incertezza della zona euro e della momentanea propensione al rischio.

L'oro ha segnato nuovi massimi di periodo, salvo poi riportarsi sotto quota 1.700 dollari l'oncia. La discesa dai top proseguirà nel breve?

La propensione al rischio fa calare le quotazioni del metallo giallo che erano arrivate sui massimi da oltre 5 anni.

Su base settimanale l’oro ha perso il 2,64% e nonostante questo calo, abbastanza prevedibile dopo un allungo di oltre il 10% da inizio aprile, l’outlook del gold rimane sicuramente positivo, stimolato da tassi bassi e da una quantità enorme di liquidità.

Si conferma importante inoltre l’esposizione delle Banche Centrali, che continuano ad aumentare le loro riserve auree.
Secondo  gli ultimi dati pubblicati dal World Gold Council, le banche centrali di tutto il mondo hanno aggiunto altre 36 tonnellate di oro alle loro riserve a febbraio.

Al primo posto c’è la Turchia che ha aggiunto altre 24,8 tonnellate alle sue riserve a febbraio e al secondo posto c’è la Russia, che negli ultimi anni ha aumentato le sue riserve auree con lo scopo di distaccarsi dal dollaro USA.

Il WGC ha inoltre dichiarato di aspettarsi che le banche centrali rimangano acquirenti netti di oro nel 2020, ma probabilmente a un ritmo più lento rispetto ai livelli record degli ultimi due anni.

Dal punto di vista operativo, sia sul trading che sull’asset allocation, le posizioni long sono da preferire su questo strumento.

Su base settimanale l’area dei 1.655/1.650 dollari potrebbe essere un'ottima area di acquisto con un target sopra i recenti massimi.