Di seguito riportiamo l'intervista realizzata ad Antonio Zedda, Junior Financial Analyst di Unicron Associates, al quale abbiamo rivolto alcune domande sui principali indici azionari, su valute e comomodities.

L'indice S&P500 ha vissuto un'altra settimana in discesa, arrivando a mettere sotto pressione l'area dei 2.300. Bisogna prepararsi ad ulteriori ribassi?

L’S&P500 chiude una delle settimane più negative della sua storia, con una perdita complessiva di oltre il 15%.
Non sono bastati né il massiccio intervento della FED per fornire liquidità ai mercati, né il piano di ripresa economica varato dal presidente Trump.

Uno dei motivi che ha provocato la mancanza di liquidità del sistema è proprio la decisione da parte delle imprese di tenersi liquidi e di non effettuare neanche operazioni di buyback.

In un sistema in cui le imprese sono altamente indebitate, è anche normale pensare che chi detiene dollari, se li tiene ben stretti, anche per un eventuale peggioramento della situazione riguardante il coronavirus negli Stati Uniti.

Se andiamo ad analizzare i numeri dei contagiati, possiamo facilmente capire che sull'opposta sponda dell'Atlantico stanno iniziando ad aumentare, disegnando un inclinazione della curva dei contagi simile a quella dei paesi europei.

La decisione inoltre di chiudere la California, fa capire che anche negli Stati Uniti la situazione andrà soltanto a peggiorare.

E' possibile che la pandemia di Covid-19 possa arrecare molti più danni agli Stati Uniti, dove la spesa dei consumatori rappresenta il 70% del PIL.

Un doppio shock dunque: da una parte uno dell’offerta causata da un blocco totale della supply chain, dall’altra (peggiore per gli americani) uno shock della domanda causata dalla mancanza di spesa dei consumatori costretti a rimanere in quarantena.

Gli effetti sul Pil possono essere disastrosi. Secondo Goldman Sachs l'economia a stelle strisce potrebbe affondare nel 2Q del -24%, per poi riprendersi nei de trimestri successivi.

I primi dati macroeconomici preoccupanti inoltre sono arrivati questa settimana, con un forte incremento della domanda di sussidi iniziali di disoccupazione, numeri che sicuramente peggioreranno nella prossima ottava.

In risposta a tutto questo la FED è intervenuta in modo massivo, dapprima con un forte taglio dei tassi di 100 punti base e il lancio di un nuovo QE, poi con l’acquisto di commercial paper per sostenere direttamente l’economia reale, l’iniezione di liquidità nel mercato interbancario e l’apertura di linee di swap in valuta con le principali banche centrali.

Tornando all'S&P500, non mi stupirebbe un rimbalzo per la settimana iniziata oggi, vista una diminuzione della volatilità e un intervento massiccio e coordinato da parte delle Banche Centrali.

C'è da dire in ogni caso che è molto difficile fare delle considerazioni e ancor più delle previsioni in un momento del genere.

Dal mio punto di vista è meglio operare intraday e vedere come evolve la situazione.

Penso comunque che il ribasso dell'azionario non sia finito, perché i danni economici verranno, a mio parere, ampiamente sottostimati, dal momento che è difficile fare anche delle stime per un evento del genere.
Strategicamente dunque è bene rimanere flat o intervenire sul mercato con piccole posizioni speculative intraday.

Anche il Dax ha perso ancora terreno, abbandonando quota 9.000. Quali le attese per le prossime sedute?

L’indice tedesco si è mostrato decisamente più resiliente di quello americano, tanto che ha perso su base settimanale “solo” il 6,35%.

Il rallentamento della discesa è dovuto al massiccio intervento della BCE che ha varato un QE da 750 miliardi di euro.
Al mercato è piaciuto il “there are no limits” della Lagarde, simile al “Whatever it takes” di Mario Draghi.

La performance settimanale è stata in ogni caso negativa anche per l’indice tedesco, a causa della diffusione dei casi di coronavirus.

Oltre l’Italia, si chiude anche la Spagna. Come mostra l’andamento delle curve dei nuovi casi, si può comprendere che siamo ancora lontani dal picco dei contagi.

Dal punto di vista macroeconomico crolla il sentiment di fiducia delle imprese tedesco rilevato dallo ZEW, attualmente a 87,7 punti, superando il minimo del pre-crisi 2008.

Questo è un chiaro segnale che la recessione nella zona euro sia scontata. Secondo il Kiel Institute, lo scenario più plausibile dell’andamento del PIL tedesco è a V e le attese sono per una contrazione del 4,5% quest'anno, supponendo che l'attuale situazione di stress continui fino alla fine di aprile e poi gradualmente diminuisca da maggio in poi.

Ciò si traduce in perdite assolute di valore aggiunto di circa 150 miliardi di euro. Se la ripresa dovesse iniziare tre mesi dopo, ad agosto, il PIL tedesco diminuirebbe dell'8,7%, sempre secondo le indicazioni di Kiel Institute.

Per quanto riguarda dunque l’operatività sul Dax, anche in questo caso preferisco stare a guardare, prediligendo solo posizioni fortemente speculative in un’ottica intraday.

Questo perchè la situazione non è proprio chiarissima e finché non raggiungeremo o ci avvicineremo a un picco dei contagi, i rimbalzi potrebbero essere ancora occasioni short.

L'euro-dollaro segna nuovi minimi di periodo dopo le ultime mosse della BCE. Si profilano nuovi ribassi dai livelli attuali?

La forza eccessiva del biglietto verde abbatte il cambio euro-dollaro che su base settimanale perde oltre il 3%.
Il rafforzamento del dollaro è dovuto principalmente a tre motivi: la sua funzione di bene rifugio, infatti chi in questo momento di incertezza detiene dollari, preferisce tenerseli stretti, anche per pagare eventuali debiti.

Il secondo motivo è la mancanza di scambio di liquidità tra le imprese: dal momento che molte di queste ultime sono fortemente indebitate in dollari e temono un fallimento dei loro fornitori o di altre imprese partner, tendono a non far circolare la moneta, causando queste forti crisi di liquidità.

Infine, il 75% degli asset finanziari è prezzato in dollari, gli investitori dunque liquidano le posizioni a rischio e tengono dollari in cassaforte facendone aumentare il prezzo.

La mia view sul cambio euro-dollaro è assolutamente long e credo che questo biglietto verde così forte non giovi per nulla all’economia americana.

Non mi sorprenderei di vedere se la FED dovesse portare i tassi in territorio negativo.
Lo spread tra i rendimenti tedeschi e quelli a americani a due anni continua a ridursi anche questa settimana, aumentando la probabilità che da questi prezzi possa partire un rimbalzo dell'euro-dollaro.

Certo, è importante ricordare che la situazione economica in Europa non è delle migliori, ma non dimentichiamo che anche la FED ha deciso in poco tempo un taglio drastico dei tassi, aprendo linee di swap in valuta con le principali banche centrali.

Questo aumenta decisamente l’offerta del biglietto verde che potrebbe portare a un piccolo deprezzamento della valuta americana.

Si può pensare in quest'ottica ad un rimbalzo dell'euro-dollaro di 150 pips su base settimanale.

Anche l'oro ha perso terreno e sta provando ora a riportarsi in area 1.500 dollari. Ci sono le condizioni per dei recuperi ora?

Il gold la scorsa settimana ha perso l'1,03%, lateralizzando tra i 1.460 e i 1.500 dollari.
Potrebbe essere il segnale di una potenziale ripartenza del metallo giallo?

A mio parere è molto probabile che sia così: la vendita sfrenata di gold per coprire posizioni si è arrestata questa settimana.

Le continue iniezioni di liquidità e i bassi tassi d’interesse sono un terreno fertile per una ripresa dell'oro, in quanto anche i rendimenti dei bond continuano a scendere.

Statisticamente, il gold ha sempre anticipato un eventuale rimbalzo dei mercati azionari, in momenti di crisi, per poi sovraperformare.

Vedo un target di medio-lungo termine in area 2.000 dollari l'oncia e per un operazione su base settimanale, con una volatilità simile, ci possiamo anche aspettare un rimbalzo tra i 50 e i 100 dollari.

Nel caso in cui il gold dovesse scendere, un'ulteriore zona di acquisto potrebbe essere rappresentata dall'area psicologica dei 1.400 dollari, fermo restando che la mia view sull'oro al momento continua a rimanere long.