Credit Suisse ha finalmente tolto il velo sull'impatto reale per il suo bilancio dal crac di Archegos Capital Management, l'hedge Usa il cui default ha comportato in totale alla liquidazione di posizioni per quasi 30 miliardi di dollari. L'istituto elvetico, tra i più colpiti nella vicenda, ha ammesso che prevede di registrare per il trimestre appena chiuso perdite prima delle tasse nell'ordine di 900 milioni di franchi (813 milioni di euro), a fronte di aggravi per 4,4 miliardi (3,97 miliardi di euro) legati proprio ad Archegos. "Ciò annullerà la performance molto solida che sarebbe stata altrimenti raggiunta dalle nostre attività di investment banking e l'aumento dei profitti su base annua in tutte e tre le nostre attività di gestione patrimoniale, in particolare nella divisione Asia-Pacific", ha dichiarato Credit Suisse.

Quale strada per uscire dall'impasse? Taglio cedola e stop a buyback

Ma qual è la strada che Credit Suisse ha scelto per uscire dall'evidente impasse? In primis un inevitabile taglio al ritorno del capitale. L'istituto di Zurigo ha infatti comunicato che il board ha rivisto la sua precedente proposta e sottoporrà all'assemblea degli azionisti il pagamento di un dividendo di 10 centesimi per azione, contro gli oltre 29 centesimi anticipati in febbraio. Non solo. Il board ha anche deciso la sospensione del programma di riacquisto di azioni proprie, che non verrà ripreso "prima di avere riguadagnato i target di coefficienti patrimoniali e ripristinato il dividendo". Credit Suisse aveva in corso un buyback per complessivi 1,5 miliardi di franchi (1,35 miliardi di euro), annunciato nel gennaio 2020.

Dimissioni in Credit Suisse per chief executive di Investment Bank

Ovviamente la vicenda Archegos avrà anche delle conseguenze nel management del gruppo e a farne le spese sono stati da subito il chief executive della divisione Investment Bank Brian Chin e la chief risk and compliance officer Lara Warner, per cui sono state annunciate le dimissioni con effetto immediato. "Le conseguenze a lungo termine si faranno sentire nella banca nel tempo" poiché il Credit Suisse dovrà dare priorità alla conservazione del capitale rispetto alla crescita, hanno notato Kian Abouhossein e Amit Ranjan, analisti di Jp Morgan citati da Bloomberg, che in precedenza avevano quantificato in circa 10 miliardi di dollari il costo del crac Archegos per tutte le banche coinvolte (la più colpita, dopo Credit Suisse, la giapponese Nomura). Il chief executive Thomas Gottstein ha ammesso che Credit Suisse ha poco spazio per ulteriori passi falsi dopo il crac Archegos che si è aggiunto al crollo di Greensill Capital in marzo (con il titolo della banca svizzera che ha segnato nel 2021 a Zurigo la peggiore performance di Borsa tra i maggiori player del settore a livello globale). "Riconosco che questi casi hanno causato notevole preoccupazione tra tutti i nostri stakeholder", ha detto Gottstein. “Insieme al board siamo pienamente impegnati nell'affrontare queste situazioni. Verranno apprese lezioni serie", ha aggiunto.

(Raffaele Rovati)