La notizia ufficiale è del 31 maggio: le autostrade italiane torneranno sotto la gestione pubblica. La holding Atlantia ha ceduto la gestione al controllo del Ministero per lo Sviluppo Economico, attraverso la Cassa Deposito e Prestiti.

Benetton si ritira dalla scena, pur ricevendo tuttavia ancora due miliardi e mezzo dalla cessione. Le autostrade italiane quindi tornano allo stato, dopo ben 22 anni, come spiega Wallstreetitalia.com:

“La cessione dell’intera partecipazione detenuta dalla società in Aspi al consorzio costituito da Cdp Equity, Blackstone e Macquarie European Infrastructure Fund.”

La gestione delle autostrade italiane passa in mano alla Cdp fondi, direttamente collegata al Ministero per lo Sviluppo Economico. Un cambio di rotta atteso già da tempo. Il 31 maggio sono stati 1.129 gli azionisti a votare a favore del cambio di rotta, sono stati solo 60 gli azionisti a votare contro il cambiamento.

Autostrade italiane e Benetton

La famiglia Benetton ha costruito un vero e proprio impero intorno alle autostrade italiane, gestendo strade, aeroporti e sistemi telepass nel nostro paese e all’estero. I cambiamenti nella gestione delle autostrade italiane erano già stati annunciati lo scorso anno, e a gennaio si erano tenuti alcuni scioperi.

Il settore autostradale è stato colpito prima dal tragico avvenimento di Ponte Morandi, e dopo dall’arrivo della pandemia, che ha rallentato l’utilizzo delle stesse autostrade. Benetton aveva annunciato già da tempo di volersi ritirare dalla gestione delle autostrade italiane, e il governo con Conte aveva spinto in questa direzione.

La preoccupazione dei sindacati che tutelano i lavoratori delle autostrade italiane a gennaio riguardava il futuro stesso dei contratti dei lavoratori, in vista di cambiamenti di gestione che potenzialmente possono modificare la situazione dei dipendenti. Preoccupazione che non è recente, ma continua da molti mesi.

Tra i problemi strutturali e le condizioni delle strade italiane, la viabilità per molte regioni negli ultimi anni ha subito modifiche, cambiamenti e problematiche di diversa natura, e le autostrade italiane sono state sotto l’occhio del ciclone diverse volte anche per gli aumenti di prezzo ai caselli.

Autostrade per l’Italia: la società con il gruppo Atlantia

Autostrade per l’Italia di fatto è una società per azioni, resa privata dal 1999. La gestione delle autostrade italiane con la relativa manutenzione, è stata fino ad oggi legata alla società, e al gruppo Atlantia. Il gruppo ha visto nella famiglia Benetton il principale azionista, che con le ultime novità esce definitivamente dalla scena.

Il gruppo Atlantia nel frattempo sta mantenendo la gestione delle strade in altri paesi del mondo, come spiega Trasportoeuropa.it rinunciando all’Italia:

“Atlantia mantiene la gestione di autostrade in Brasile, Cile, India e Polonia.”

In ogni caso, la famiglia Benetton dopo la vendita avrà un guadagno di 2,4 miliardi di euro, e nel frattempo le autostrade italiane passeranno nuovamente allo stato dopo più di venti anni. Cdp, Cassa Deposito e Prestiti, prenderà, con il 51% delle azioni, il primo posto nella gestione delle autostrade italiane, e questo potrà garantire, a partire dai prossimi mesi, un riscontro anche sui pedaggi.

Autostrade italiane sotto gestione pubblica: da quando

Lo stop della predominanza di Atlantia e della famiglia Benetton nella gestione delle autostrade italiane è stato un processo lungo, iniziato a luglio 2020, e il prossimo 10 giugno gli accordi prenderanno ufficialmente il via.

L’estate 2021, oltre a prospettarsi come un nuovo inizio per molte attività e imprese, grazie alle nuove aperture, vedrà al centro anche le autostrade, che dopo anni vengono nuovamente poste sotto la gestione dello stato.

Atlantia ha dato l’ok alla gestione al Cdp, e nel frattempo in borsa sale il titolo del 2,84%, come spiega Bebeez.it:

“Anche il mercato ha dato il suo benestare, con il titolo Atlantia che ieri ha chiuso a 16,09 euro, in rialzo del 2,84%.”

Si può tranquillamente dire, che finisce l’epoca Benetton e Atlantia per quanto riguarda la gestione delle autostrade italiane. E nei prossimi mesi si potranno vedere i cambiamenti che verranno applicati dallo stato, anche in base alle misure dichiarate nel Recovery Plan a proposito di mobilità e trasporti

I pedaggi delle autostrade italiane: le richieste di Assotrasporti

Oltre alle modifiche strutturali relative alla gestione delle autostrade italiane, il cambiamento di rotta e la gestione pubblica potrà portare ad un cambiamento dei pedaggi autostradali. E Assotrasporti, l’associazione che tutela gli interessi dei trasportatori italiani, hanno avanzato all’attuale governo una serie di richieste per la regione Liguria, come spiega Sanremonews.it in un articolo:

“Nella lettera le due associazioni hanno rinnovato le richieste per la Liguria già avanzate al Governo precedente, riguardanti: il monitoraggio delle infrastrutture italiane, la riduzione dei pedaggi autostradali quando la normale viabilità è compromessa e la detassazione dei ristori in favore delle imprese di autotrasporto.”

Più volte l’associazione ha sottolineato la precarietà di molte strutture italiane, dalle strade ai ponti ai viadotti, ma anche ferrovie e gallerie. L’associazione continua a chiedere una maggiore attenzione per la sicurezza dei trasportatori e per i viaggiatori.

La richiesta evidenza anche il contributo che può portare l’Ansfisa, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali, nata nel 2018, con l’obiettivo di monitorare i rischi collegati alle autostrade italiane e le infrastrutture.

Continuano gli scioperi dei trasportatori per le autostrade italiane

La riduzione dei pedaggi, soprattutto in situazioni in cui la viabilità risulta modificata da lavori e manutenzione, è una delle richieste che Assotrasporti ha presentato all’attuale governo.

Mentre le autostrade italiane passano alla gestione dello stato, non mancano gli scioperi dei trasportatori, rallentati dai lavori e dalle deviazioni presso le autostrade italiane. Come spiega Agenziastampaitalia.it gli scioperi sono indetti da diverse categorie di lavoratori e sindacati:

“Alla base della protesta - spiegano i due Segretari Uiltrasporti - la volontà dell'azienda di determinare i presupposti per un peggioramento delle tutele e delle condizioni economiche e normative dei lavoratori.”

Sicuramente i lavoratori, sia nel settore trasporti che i lavoratori stessi delle autostrade italiane hanno assistito a non poche problematiche, derivate dalla gestione delle autostrade italiane. Per alcuni di questi scioperi il programma prevede uno stop totale soprattutto per la Liguria, una delle regioni più colpite dalle difficoltà legate alle autostrade.

In questa regione infatti sono in programma scioperi consistenti dal 15 al 19 giugno, che coinvolgono i trasportatori, che protestano contro i cantieri e le deviazioni che rallentano notevolmente la normale viabilità.

Recovery Plan e infrastrutture: i progetti

L’attuale governo, con il Recovery Plan, ha introdotto anche una serie di misure e fondi per le infrastrutture ferroviarie, e vengono stanziati 26,52 miliardi di euro per diverse misure di rinnovo. Dall’alta velocità al nord e al sud del paese, fino all’efficientamento delle reti ferroviarie e il potenziamento delle tratte esistenti.

Uno degli obiettivi prefissati è quello di ridurre le differenze presenti tra il nord e il sud del paese, differenze che fino ad oggi hanno portato a non poche problematiche nella velocità e nell’efficienza dei trasporti ferroviari.

Il Recovery Plan poi prevede anche delle misure a favore delle autostrade italiane e del monitoraggio della sicurezza, come spiega Fasi.biz in un articolo:

“Si aggiunge, poi, l’attuazione del processo di valutazione del rischio di ponti e viadotti esistenti secondo Linee guida che assicurano l’omogeneità della classificazione e della gestione del rischio.”

La digitalizzazione in questo senso concorrerà a monitorare la situazione delle strade e delle strutture presenti, al fine di migliorarne le azioni di manutenzione. La sicurezza stradale e un’attenzione maggiore per le autostrade italiane non sono gli unici obiettivi del Recovery Plan, che introduce anche il concetto di mobilità sostenibile.

Indubbiamente la tecnologia e l'innovazione possono essere strumenti validi per aggiornare i metodi con cui vengono monitorate le condizioni delle autostrade, delle strade e del sistema ferroviario italiano.

Mobilità sostenibile: cosa cambia con il Recovery Plan

Mentre viene confermato il passaggio delle autostrade italiane dalla gestione privata, con Atlantia, alla gestione pubblica, il Recovery Plan mette in moto strategie verso la mobilità sostenibile, seguendo quella che è una pianificazione strategica da mettere in pratica attraverso diverse misure.

Un occhio in più per la sostenibilità ambientale è stato proposto anche dai bonus per l’efficientamento energetico delle abitazioni, dai diversi bonus per le ristrutturazioni proposti e gli incentivi dello stato ai cittadini per il miglioramento della sostenibilità dei consumi.

Ma non solo, perché secondo indiscrezioni arriverà anche quest’anno un nuovo bonus bici, per l’acquisto di biciclette e monopattini, con l’obiettivo di incentivare la mobilità sostenibile. Sono 35 miliardi di euro i fondi destinati proprio alla mobilità sostenibile, in base anche alle spinte dell’Unione Europea.

Una maggiore attenzione anche verso il mondo dell’automobile, in cui gli incentivi propongono un maggiore uso di automobili elettriche, grazie anche all’installazione di colonnine per la ricarica nelle principali città italiane. Come spiega Appiapolis.it sono previsti nuovi ruoli per la gestione e la realizzazione di diversi progetti:

“Forti immissioni di nuove professionalità sia a livello centrale sia a livello territoriale con l’obiettivo di far partire rapidamente i progetti. Anche il processo autorizzativo sarà rivisto al fine di velocizzare l’iter e di reingegnerizzarne le fasi di attuazione.”

La sostenibilità ambientale e la mobilità sostenibile sono messe al centro anche in concomitanza con la ripresa prospettata dell'economia italiana. Ripresa che non tarda ad arrivare, secondo gli ultimi dati relativi al pil italiano, leggermente in crescita nella prima parte dell'anno.

Dati che fanno ben sperare, che fanno ipotizzare anche un superamento della situazione del prodotto interno lordo italiano rispetto ad altri paesi competitivi come la Germania o la Francia.