Gli appassionati staranno festeggiando, ebbene sì, perché in effetti c’è veramente da festeggiare.

La notizia è di quelle che fanno davvero ben sperare, il mercato della bicicletta non sta affrontando crisi, anzi semmai è proprio il contrario, rifiorisce e torna a nuova vita sia nel nostro paese che nell’export.

Complici forse le politiche di sostegno per l’acquisto e la sostituzione della vecchia bici, ma all’italiano piace andare in bicicletta e a dimostrarlo sono i dati sulle vendite e i valori dell’indotto che ne deriva.

Come riportato da Adnkronos sul sito dell’agenzia di stampa:

“L'Italia è un Paese che pedala e l'amore per la bicicletta non è più solo un fenomeno percepito. Il suo ecosistema è un business che genera 9 miliardi di euro di ricavi all'anno e vale 633 milioni di export. A fare ordine nel mondo delle bici e del suo boom negli ultimi due anni è uno studio di Banca Ifis e del suo osservatorio Market Watch.”

Gli italiani che pedalano sono oltre 10,7 milioni, e coloro che lo fanno in modo continuativo come hobby o sport a livello amatoriale sono oltre 4 milioni.

Anche solo per spostarsi per brevi tragitti in città, per andare al lavoro o recarsi a fare la spesa, la bicicletta è quanto in periodo di pandemia di meglio si può avere. 

Si è rivelata un valido sostituto al problema della riduzione dei posti nei trasporti locali, un valido supporto al distanziamento sociale e per praticare movimento dopo essere rimasti barricati in casa per mesi, grazie anche alle politiche in termini di sostenibilità soprattutto nelle grandi città (piste ciclabili e similari) che hanno fatto riscoprire il valore del mezzo nella la mobilità urbana e non solo.

Secondo la Gazzetta.it:

“In Italia il 2020 va in archivio come un periodo d’oro per il mondo delle due ruote a pedali, con vendite totali nel Bel Paese a quota 2.010.000, +17% rispetto al 2019, e un robusto trend positivo nel settore delle e-bike, con 280 mila unità vendute (+44%).”

Ma vediamo quali sono i motivi di tanto successo e come questo sistema offre e produce lavoro.

Il successo della bicicletta dal modello di bici al modello di business

Riportiamo una classifica di diversi anni fa, per l’esattezza dieci, ma che riteniamo ancora discretamente attuale. 

E’ tratta dal sito bikeitalia.it e vengono elencati i paesi nel mondo che detengono il primato dell’uso della bicicletta:

  • 1° Olanda
  • 2° Danimarca
  • 3° Germania
  • 4° Svezia
  • 5° Norvegia
  • 6° Finlandia
  • 7° Giappone
  • 8° Svizzera
  • 9° Belgio
  • 10° Cina

Più della metà di questi paesi sono in Europa, questo per farci anche un’idea delle politiche statali messe in campo per favorire l’uso della bicicletta al posto di altri mezzi di spostamento. 

Tralasciando però i paesi dove la biciletta nel mondo si usa di più e concentrandosi solo unicamente sul nostro, le Regioni che non ci deludono e che in questo momento stanno investendo con un discreto ritorno in termini di utilizzo nell’uso della bici sono:

  • Lombardia 
  • Emilia Romagna
  • Piemonte 
  • Veneto

Se pensiamo che solo nel settore del cicloturismo si spendono 4,6 miliardi di euro l’anno per investire in servizi lungo le ciclovie nazionali, ragionandoci sopra si potrebbero addirittura quadruplicarne i ricavi. 

Il mercato è florido, secondo Banca Ifis sempre nell’osservatorio Market Watch. 

Se in Italia si applicassero le “best practices” ad esempio del Trentino Alto Adige, che ottiene 338.000 euro di ricavi per chilometro, si potrebbero ottenere 20 miliardi di ricavi solo nel settore del cicloturismo che è solo uno dei comparti in voga rispetto a quanto è invece più ampio il mercato della bicicletta.

Se pensiamo a quanto è ampio il settore della bici, non sapremmo davvero dove andare a curiosare.

I modelli di biciletta amati dagli italiani

Consideriamo solo i modelli principali in commercio:

Si passa dalle bici classiche da città pensate per un uso urbano, tra le più diffuse nel mondo quelle senza il cambio, economiche e studiate per una guida comoda, alle mountain bike assemblate per le discipline mtb, adattabili a tutti i terreni accidentati, munite di forcelle anteriori ammortizzate per questioni di maneggevolezza del mezzo sui terreni complessi.

Si scorre l’elenco e si guarda verso quelle da corsa se si vuole andare veloci. Pensate sia per passione che per sport competitivi, sono bilanciate per portare il peso in avanti, per andare forte e sfrecciare veloci, sono il top della tecnologia e per chi ama i telai leggeri spesso in carbonio, sono il sogno nel cassetto e riscuotono sempre un grande appeal.

Vacanze in bicicletta? Perché no! Per gli amanti della natura e della salute, il cicloturismo è la panacea di tutti i mali. Le bici da cicloturismo sono le favorite recentemente proprio da coloro che amano percorrere tanti km in comodità, senza rischiare di passare 8 delle 24 ore con il mal di schiena o il mal di “fondo schiena”. Le bici da cicloturismo che abbiano sembianze simili a quelle da corsa su strade lisce, o più simili a una mountain bike per terreni disconnessi, devono avere sellino comodo, posizione rilassata e capacità di sostenere borse laterali o i bagagli per lunghi percorsi.

Poi ci sono loro le bici a scatto fisso, per una decina d’anni le più amate nello Urban style, hanno letteralmente soverchiato le bici da città, con i loro colori sgargianti, la loro frenata sfrontata facendo forza sulle gambe, sono diventate una vera moda. Se non temete la frenata brusca nel traffico, hanno linee davvero spettacolari degne del miglior design ergonomico.

Non meno amate, anzi sempre più diffuse, le bici pieghevoli hanno conquistato una fascia di mercato non indifferente. Comode proprio per la minuta dimensione, montano ruote molto piccole da 16” o da 20”, potendosi ripiegare sono il mezzo perfetto per chi vuole unire l’uso del trasporto sui mezzi pubblici a quello della bici. Il viaggio in treno dall’hinterland e poi il breve percorso sino all’ufficio in città le fanno desiderare nelle metropoli particolarmente trafficate.

Ed ora loro, le più gettonate, quelle che stanno trainando il mercato della rinascita del settore, le e-bike o bici elettriche. La loro vendita nel 2020 è cresciuta del doppio, passando dal 44% all’81%, e si stima che continuerà così anche per tutto il 2021 sino al 2022.

Sono quelle con la pedalata assistita, che montano un piccolo motore elettrico per il supporto durante la pedalata per non fare fatica alla partenza o in salita. Ve ne sono di moltissimi tipi così come sono i modelli stessi delle bici: da città, mountain bike, da trekking, cargo, pieghevoli etc. Hanno costi più sostenuti, ma dipende ovviamente di che tipo di bici parliamo.

Proprio perché abbiamo citato le biciclette con pedalata assistita denominate “cargo”, le bici da cargo sono un’altra variante per lo più associata al lavoro di trasporto. Nate nelle città come New York o spesso utilizzate nel nord Europa come la Danimarca e l’Olanda per la consegna dei pacchi, funzionano che qui. Sono adibite sia per il trasporto di persone che per quello di scatole e pacchi.

L’elenco sarebbe ancora lungo: tandem, triciclo, bmx, bici per bambini, tutte bici che rientrano in fasce di mercato che come le autovetture hanno il loro seguito. Forse una tra tutte sta riscuotendo più successo di altre, è la Fat bike. 

La Fat bike la riconoscete facilmente perché è una variante delle mountain bike, ma monta pneumatici molto larghi quasi come quelli di una moto. Sono bizzarre nel traffico perché obiettivamente “non invisibili”, ma c’è una discreta fascia di sostenitori che la fa prediligere ad altre soluzioni.

Il valore del mercato della bici e i ricavi dell’indotto

Per capire il valore che il mercato della vendita di biciclette ha avuto come crescita nel 2020, pensate solo ai quantitativi venduti. 

Le bici vendute in Italia indipendentemente dalla loro tipologia sono state in tutto oltre 2 milioni, si tratta di una crescita di +17%, il miglior risultato del settore negli ultimi 22 anni. Se poi andiamo indietro negli anni, sino a 2000 anche l’import è cresciuto, anche se negli ultimi cinque anni ha ridotto la sua incidenza del 35% della domanda rispetto al 41% dei cinque anni precedenti.

Uno dei fattori che potremmo annoverare come fattore di crescita potrebbe essere stato decisamente il bonus bici e bonus mobilità che hanno dato una spinta al mercato.

Per chi fosse interessato a un approfondimento sull’argomento, rimandiamo a un articolo specifico di Trend online interamente orientato a come riceverlo entro il 2021 proprio a partire da ottobre di quest’anno.

“Il bonus bici consiste in uno sconto fra il 60%, 30% e il 40% per acquistare una bicicletta o un monopattino elettrico.”

E non solo, continua l’articolo:

“Il bonus bicicletta rientra all’interno del progetto Bonus Mobilità che nel 2021 ha previsto uno sconto del 30% per l’acquisto di un motorino elettrico, sconto attuato direttamente dal rivenditore stesso e per un tetto massimo di spesa fino ai 3000 euro, esclusa l’IVA.”

Il che fa ben sperare che le difficoltà avute nello scorso anno per il rilascio del bonus bicicletta siano state superate. 

Se siete stati tra i fortunati che hanno approfittato tra il 2020 e il 2021 del “famigerato” bonus bici, famigerato perché mai più di lui avete sospirato per poterlo ricevere, famigerato perché tra i primi bonus proposti durante i decreti legge post pandemia, famigerato perché promesso e ripromesso ma non tutti sono riusciti ad accaparrarselo, siete stati davvero fortunati.

Eppure nonostante i disguidi qualcosa ha fatto, perché i dati sono chiari ed inequivocabili, il mercato della bicicletta in tutte le sue declinazioni sta riavendo una nuova vita ed un nuovo fiorente momento di gloria.

Di 120 milioni di euro iniziali preventivati per sostenere il bonus bici, ne sono poi stati stanziati 215 milioni, favorendo l’acquisto di 663.710 veicoli fra bici e monopattini.

Il bonus bici è l’incentivo, ma il settore offre occupazione.

La filiera del ciclismo che in Italia occupa 2900 aziende offre lavoro a 17 mila addetti ed è composta da produttori, assemblatori, riparatori di componenti e telai. 

Materiali come alluminio, acciaio, ferro e carbonio sono state le materie prime maggiormente importate dai produttori di biciclette nell’ultimo biennio, e hanno subito rincari e riduzione nella reperibilità. 

La crisi sanitaria, ha reso più difficili i trasporti e ridotto le attività estrattive con la conseguenza dell’aumento dei prezzi e dell’attesa delle forniture.

La maggior parte delle forniture estere proviene dall’Asia che copre il 36% dell’Import grazie alla Cina. 

Il 25% delle forniture di componentistica in Europa è frutto delle aziende italiane che vale 2 miliardi di euro. Si punta in Europa a triplicare il fatturato arrivando a una maggiore autonomia dai mercati asiatici per essere entro il 2025 in grado di supportare un valore di 6 miliardi di euro in valore di produzione dei componenti.

Resta che chi ha comprato una biciletta alla fine del 2020, probabilmente la vedrà a pochi giorni dalla fine del 2021 con una media di circa 300 giorni di ritardo per la filiera europea. Ma ciò non toglie che resta il desiderio di avere la bici dei propri sogni, qualunque siano i tempi di attesa…

Ditemi voi se il mercato non è florido.