L’operazione Futura 3 (Isin durante il periodo di collocamento IT0005442089) parte con i presupposti per centrare il mirino. Che è stato doppio: allungare la curva delle scadenze per il Tesoro e fidelizzare gli investitori a restare collocati fino al rimborso finale. Svelato il piano cedolare dei quattro scalini quadriennali (0,75% il primo, 1,2% il secondo, 1,65% il terzo e 2% il quarto) si ottiene un valore sulla durata di 16 anni dell’1,4%, cui si aggiungono i “premi fedeltà”. Il risultato complessivo è evidente con il tentativo di ricompensare chi rimarrà collocato fino al 2037: rendimento lordo complessivo fra l’1,025% e l’1,125% per chi restasse investito per otto anni – prima scadenza per il “premio fedeltà” - e fra l’1,525% e l’1,775% per chi scegliesse di continuare fino al termine, incassando il maggiore premio finale. La differenza fra le due opzioni è davvero rilevante e lo è ancor più considerando i rendimenti in corso dei Btp a tasso fisso. Attenzione poi a un rischio: la ricompensa dopo otto anni non comporta – se si volesse uscire – un rimborso a prezzo prestabilito ma una vendita a quotazioni di mercato. 

Pur fra mille incertezze

In realtà se gli sforzi del Tesoro sono stati encomiabili è evidente che restano i dubbi del poter accettare ora una specie di “scatola chiusa” a 16 anni. Questo perché valutando invece il Futura come un titolo normale – cioè privo dell’appeal “fedeltà – puntare per esempio solo sul primo scalino con cedola 0,75% (netto 0,656%) avrebbe davvero poco senso. Sceglierlo quindi in collocamento vuol dire ragionare effettivamente in ottica di lungo periodo. E allora di nuovo si ripropone il tema: si può fare? Sì se si accetta la condizione di reinvestire le cedole semestrali di volta in volta su titoli a tasso variabile (Cct) o “inflation linked” (Btp Italia o Btp€i), in funzione dell’andamento delle mutevoli situazioni di politica monetaria e di inflazione. Così facendo il rendimento complessivo finale dell’operazione potrebbe essere davvero significativo e proteggere l’investimento iniziale dalle troppe incertezze di una fase storica anomala, quale quella in corso. Naturalmente ciò comporta un sacrificio: il non poter incassare le cedole per esigenze personali. Inoltre una simile strategia si giustifica solo per un importo iniziale sul Futura non troppo modesto. Altrimenti il ricollocamento causerebbe costi eccessivi di intermediazione.

Se si dovesse fare oggi!

Mettiamo il caso di trovarci ora al momento del primo incasso. La soluzione di reinvestimento consigliabile consisterebbe nel diversificare sull’inflazione, poiché il maggiore rischio rispetto a uno ”step-up” sta proprio in questo fattore. L’importo riscosso, magari maggiorato di qualche altro risparmio, dovrebbe senz’altro essere destinato al Btp€i 0,15% 2051 (Isin IT0005436701), sceso venerdì a 96,6 euro. Ciò non impedisce che magari fra sei mesi la situazione potrebbe essere più favorevole per altre soluzioni, in una prospettiva di assoluta flessibilità, fondamentale per una strategia di questo tipo.

Switch interessanti

Sul mercato si nota intanto una qualche propensione degli investitori già collocati sulle due precedenti emissioni del Futura a vendere e a passare alla terza generazione. Il 2028 rende oggi circa lo 0,60% e il 2030 lo 0,87% ma il fatto per quest’ultimo di quotare ben sopra 100 (chiusura venerdì a 103,65 €) rappresenta un elemento di spinta verso uno “switch” che allunga sì la scadenza di sette anni ma migliora le condizioni complessive di redditività. Infine un consiglio: prima di mettere un ordine in acquisto per il nuovo Futura meglio aspettare comunque le prime indicazioni provenienti dal mercato, cioè dalle sottoscrizioni. Poche ore di attesa possono servire per valutare con maggiore sicurezza la scelta di investimento che si sta per compiere.