Da lunedì inizia il collocamento del nuovo Btp Futura, lo step-up tricolore su cui il Mef insiste perché particolarmente vantaggioso per le casse pubbliche. Gli intermediari bancari a loro volta lo spingono grazie all’attrattiva commissione del 9 per mille prevista sull’ammontare piazzato. L’investitore in tutto questo che convenienza ha? La tipologia dei tassi fissi a cedola crescente non è estremamente appetibile, ancor più in presenza di vite molto lunghe. È proprio il caso della nuova emissione dalla scadenza 27 aprile 2037. Qualcuno potrà osservare che si tratta di poca cosa rispetto per esempio al Btp tradizionale 2072 e a molti altri Matusalemme spesso detenuti anche da tanti piccoli e medi investitori. C’è però una differenza: mentre i classici tassi fissi non nascono con strutture premianti per il cassettista, il Futura fa della detenzione sino a fine vita una delle caratteristiche della sua ideazione, con il cosiddetto “premio fedeltà” legato all’andamento del Pil nazionale, che per questa terza emissione si articola con una prima “tranche” per chi lo deterrà almeno per otto anni e una seconda per chi andrà al termine naturale dei 16 anni. Quanti riusciranno in un mercato, che si annuncia sempre meno fedele, a raggiungere questo traguardo? 

Tutto sta nelle cedole

Il richiamo del “premio fedeltà” non è quindi un fattore decisivo, mentre lo sono i tassi minimi a progressione crescente su base quadriennale (4-4-4-4). Oggi verranno svelati e lì si giocherà l’interesse reale del nuovo Futura. In una fase di forte instabilità dei rendimenti dei Btp a struttura fissa, per i tanti motivi di cui si è scritto molte volte nelle ultime settimane, la sfida si gioca proprio su questo fronte. Ieri il decennale italiano ha chiuso allo 0,73% ma durante la seduta ha raggiunto il massimo allo 0,787%. Il fattore di valutazione della convenienza o meno dell’inedita emissione sta nel rendimento complessivo annuo, cioè nella media delle quattro cedole crescenti, e nel premio previsto rispetto a un titolo su equivalente scadenza, cioè al 2036. Vediamo i due casi:

  • sotto l’1,3% di rendimento medio annuo l’“appeal” sarebbe bassissimo;
  • dall’1,3 all1,5% l’attrazione salirebbe;
  • oltre l’1,5% (ipotesi poco probabile) scatterebbe un deciso “buy”.

Dovendo fare un confronto con la situazione in corso si consideri che il Btp a 15 anni (la curva non prevede i 16 anni) ha uno yield dell’1,227%. 

In sintesi il premio dovrà essere consistente, tenendo conto del fatto che proprio ieri il 15 anni ha toccato un massimo all’1,286%.

Comprare e…vendere

La strategia migliore appare quindi quella di sfidare i mercati e di collocarsi in un’ottica di breve-medio periodo, puntando cioè a una nuova compressione dei rendimenti nell’arco magari di un anno, solo però se lo yield medio supera l’1,3%, ipotesi abbastanza probabile visti proprio i recenti movimenti. Naturalmente un impatto verrà da quanto accadrà nelle prossime ore e sedute allo yield del decennale e alla curva nel suo complesso. Un consiglio sta comunque nel ragionare con l’aiuto della calcolatrice e non sull’onda delle pressioni degli intermediari bancari, sempre (lo sottolineiamo di nuovo) molto attivi nel collocamento dei Btp Futura. Con una considerazione finale: di “step-up” così lunghi ce ne sono proprio pochi sul mercato. Qualcosa vorrà dire!