Che qualche movimento si stia avvertendo su tutti i fronti dell’obbligazionario, anche su quelli più impassibili, lo dimostrano i numeri: il rendimento medio dei decennali governativi dell’Eurozona è tornato positivo, salendo allo 0,11% quando soltanto a gennaio era negativo allo 0,20%; i primi numeri della Bce sull’inflazione nel trimestre iniziale 2021 si attestano allo 0,9%; il Bund sembra voler avvicinarsi più allo 0% di rendimento che al negativo 0,50% e c’è chi ipotizza che possa finire l’anno ben sopra l’asticella dello zero. Se non ci saranno terremoti di altra natura l’avvio di una normalizzazione è iniziato, anche se con prudenza. In questo contesto è chiaro che nell’area europea c’è chi teme per i prossimi mesi un calo delle quotazioni per le scadenze lunghe. Un segnale in tal senso viene già dal Btp 2067, che per la prima volta ha rotto al ribasso la media mobile a 200 periodo, per poi posizionarsi sopra nella seduta di venerdì. Attenzione, perché lo stesso sta avvenendo anche per le scadenze medie: un caso per tutti quello dell’1,85% 2024, ormai vicinissimo alla più lunga delle classiche serie storiche, così come lo segnalano altri suoi “colleghi”. Qualcosa sta cambiando quindi non solo nel sentiment dei mercati ma anche nella verifica tecnica dei grafici. 

Rendimenti troppo pericolosi

Analizzando una tabella degli yield dei Btp si nota tuttavia che l’evoluzione è ancora marginale. Il rendimento negativo lordo sale infatti fino alle scadenze 2025, mentre quello netto si arrampica addirittura al 2027. Il quadro non convince, poiché se favorito dagli interventi della Bce, presenta pur sempre il rischio inflattivo, che potrebbe in qualche modo incidere sui rendimenti di medio termine. In questa situazione i margini di manovra appaiono comunque modesti e li analizziamo in tre successive ipotesi.

  • Passare dalle scadenze lunghe a quelle medie – Ha poco senso, visto che per allinearsi a uno yield dell’1% bisognerebbe scegliere scadenze attorno al 2035, ancora esagerate per non essere impattate da potenziali correzioni delle quotazioni.
  • Proteggersi in parte con un Etf short – Evitando i prodotti a leva – destinati solo a operatività intraday – l’unica alternativa consiste nel più semplice Etf Lyxor Btp Monthly -1x Inverse (Isin LU1523098561) a replica inversa su base mensile. I suoi movimenti sono marginali e possono registrare performance rilevanti soltanto nel lungo termine, cioè in presenza di un’effettiva debolezza strutturale dei governativi italiani, ipotesi per ora scarsamente presumibile. È pur vero che da inizio dicembre si muove in un andamento piatto e privo di trend, dopo anni ribassisti. Un suo “upside” un giorno o l’altro si manifesterà ma per ora nulla lo fa presagire. 
  • Trasferirsi in parte sull’Etf Btp 1-3 years – La complicata sovrapposizione di tendenze contraddittorie fa sì che il Lyxor EuroMts 1-3 years Italy Btp (Isin LU1598691050) quoti sui massimi storici. Si potrebbe tuttavia puntare su un rendimento discreto in termini di distribuzione delle due cedole previste per luglio e dicembre. Il condizionale è d’obbligo perché nel 2021 i relativi importi probabilmente scenderanno dopo il quasi 3% del 2020, riportando lo yield ben sotto il teorico 2,5-2,7% in corso. Comunque la sua volatilità molto bassa potrebbe proteggerlo da violente correzioni, costituendo forse l’aspetto più difensivo.

Cosa seguire infine

Quando scatterà il segnale di allarme? Due i riferimenti da seguire:

  • Se il Btp future “long term” resta sopra i 141,5 (chiusura venerdì 149,75) non c’è da preoccuparsi. Su quel livello infatti si sovrapporranno fra non poco un supporto importante e soprattutto la media mobile a 200 sedute, ancora positiva e inclinata all’insù ma logicamente in lento avvicinamento. Solo sotto i 141,5 si determinerebbe una vera offensiva ribassista.
  • Se il decennale rompesse al rialzo il rendimento dello 0,80% e soprattutto in maniera decisa il quadro peggiorerebbe.

 Per ora le due ipotesi sono tali. Ciò non esclude che i Btp lunghi entrati nel ring della media mobile a 200 sedute costituiscono un primo motivo di allerta.