Fra una settimana partirà il collocamento del nuovo Btp Futura, con durata 16 anni, una sfida terribile nel quadro attuale dei mercati. Poi però arriveranno quasi certamente un secondo Btp green e forse un nuovo Btp Italia, previsti per la seconda parte dell’anno. L’evoluzione in atto, con il decennale salito sopra lo 0,70%, primo livello da monitorare in una fase di indebolimento di tutto il contesto dei governativi in area euro, deve naturalmente consigliare prudenza e impone soprattutto un’analisi delle emissioni già quotate, senza voli pindarici su quello che potrebbe essere e magari non sarà. Bizzarro ipotizzare l’impatto per esempio del premio fedeltà fra 16 anni del nuovo Futura quando l’ottica di chi sta sui mercati è di brevissimo respiro, stanti le incertezze in corso.

Raddoppia il tasso fisso che quota sui 96

Giovedì andrà in sottoscrizione la seconda tranche del Btp 0,95% Mz37 (Isin IT0005433195), che ha il vantaggio di essere il meno caro di tutta la generazione dei titoli di Stato italiani. Merita quindi attenzione anche perché graficamente impostato su livelli significativi. Venerdì è tornato a collocarsi sui 96,1 euro, supporto già testato in precedenza (25 e 26 febbraio e 5 marzo). Con però una differenza: mentre allora l’indicatore di momentum era collocato sui minimi assoluti ora invece è solo di poco sotto la linea dello zero. Quindi graficamente ha ancora margini di discesa. Ciò significa che proprio giovedì – in concomitanza con la tranche due – si potrebbero manifestare variazioni significative, da seguire con attenzione. Il rendimento lordo sull’1,22% ne fa il più corto nella lista delle scadenze con yield netto sopra l’1%, lista che attualmente prevede solo undici Btp a tasso fisso capaci di garantirlo. 

Btp€i a dieci anni, il neo riferimento

Il titolo più interessante di tutti si manifesta tuttavia sul fronte dei Btp€i indicizzati all’inflazione europea. Lo 0,4% 2030 (Isin IT0005387052) è reduce da una corsa senza fine, che l’ha portato ai massimi a un anno sui 109. Inserito in una perfetta trendline rialzista dal luglio 2020 fotografa un rapporto molto delicato nella fase in corso, quello fra “duration” e reattività al fattore inflattivo. È lui il nuovo benchmark da monitorare, soprattutto in termini di volatilità intraday. Che varia fortemente in base alle sedute. Importante la tenuta dei 107,2: sotto il sentiment inflattivo scenderebbe spostando l’attenzione di nuovo sui tassi fissi. 

La volatilità dei Futura 2030

Se proprio di Btp Futura dobbiamo parlare, in attesa di conoscere le cedole del prossimo esordiente (su cui dal ministero dell’Economia escono scontate imbeccate di valutare il rendimento in corso del Btp a 15 anni, attestato sull’1,2-1,3%) attenzione alla forte variabilità delle fluttuazioni del Futura 2030 (Isin IT0005415291), che ha toccato un massimo intraday a 106,67 euro il 12 febbraio per poi manifestare un esagerato pendolarismo, difficile perfino da seguire con le medie mobili veloci. Un riferimento è quello dei 104,4 euro, sotto il quale si manifesterebbe debolezza: venerdì è atterrato proprio in tale area ma si noti che un indicatore sempre puntuale - quale il SuperTrend – è rimasto positivo nelle ultime sedute, con un possibile scatto sul rosso però nel caso le prossime ore manifestassero ulteriore fiacchezza. Allo scopo di capire quindi cosa potrebbe succedere al Futura debuttante ecco un nesso utile per le sue possibili evoluzioni in fase successiva di quotazione sul secondario. Il che equivale a dire che il premio fedeltà per chi si colloca in emissione non deve essere un richiamo decisivo nelle scelte se comprarlo oppure no.

(1° puntata – segue)