Netto rimbalzo delle quotazioni dei Btp sull’onda degli annunciati interventi della Bce. Il segnale però va interpretato: ormai è Francoforte a guidare il mercato, che in presenza di timori di una sua minore presenza gira subito sul negativo. Anche perché negli ultimi tempi gli investitori istituzionali esteri sono passati alle vendite, con un saldo negativo, visto che a dicembre 2020 il valore di titoli detenuti da non italiani è stato pari a 698 miliardi di euro contro i 705 miliardi di novembre. La differenza non è rilevante ma il trend sì: come si avverte un po' di tensioni la luce rossa si accende. 

Btp, cosa dicono i segnali grafici

Il rendimento del decennale è tornato ieri sotto lo 0,6%, con queste indicazioni di possibili evoluzioni: primo livello di resistenza per il relativo valore allo 0,55%, mentre più in basso si identifica un ipotetico 0,47%; primo livello di supporto 0,66% e poi 0,75%. Intanto il Future “long term” (scadenze lunghe) risale vicino ai 150, area di congestione attorno a cui si muove dal 25 febbraio; troverebbe una spinta in caso di rimonta sopra i 150,5, livello decisivo per identificare spazi di forza (sopra) o di relativa debolezza (sotto). Attenzione però a un effetto indiretto: il derivato del Bund segnala ancora un “gap down” piuttosto vistoso, sebbene tecnicamente chiuso (minimo 25 febbraio a 172,08 e massimo 11 marzo a 172,2) ma apparentemente aperto se si considera il “buco” delineatosi fra il 5 e l’8 marzo, come spesso in corrispondenza di un week-end. La situazione appare quindi incerta, sebbene i Btp siano ancora una volta i più robusti nei movimenti al rialzo e al ribasso in confronto ai colleghi esteri, confermandosi migliori strumenti di trading. Bene il 2,8% 2067 (Isin IT0005217390), che sia allontana dalla media mobile a 200 sedute ma che ora deve affrontare quella a 40 periodi. La prima si è dimostrata un limite molto efficace, avendo respinto al rialzo la quotazione per ben quattro volte nelle ultime settimane. Fortissimo il Btp€i 0,15% 2051 (Isin IT0005436701), che sfida ormai quota 100, con massimo (nuovo assoluto) a 99,25 euro.

Pesanti debutti in dollari

Ah, se non fosse per i tagli 200.000! Su Tlx arriva una pattuglia di emissioni in $ riferite al contesto dei Paesi medio orientali, che completano un quadro vantaggioso per gli istituzionali ma cui il “retail” guarda per le cedole rilevanti, lamentando l’assenza di Etf con sottostanti i relativi mercati. Sono quattro:

  • Abu Dhabi 4,125% 2047 (Isin XS1696899035 – taglio 200.000 $ - rating AA / yield in corso in base alle quotazioni su altre Borse 3,4%)
  • Qatar 6,4% 2040 (Isin XS0468535637 – taglio 100.000 $ - rating AA- / yield in corso in base alle quotazioni su altre Borse 3,3%)
  • Dubai 5,25% 2043 (Isin XS0880597603 – taglio 200.000 $ - rating AA- / yield in corso in base alle quotazioni su altre Borse 4,7%)
  • Bahrain 7,5% 2047 (Isin XS1675862103 – taglio 200.000 $ - rating B+ / yield in corso in base alle quotazioni su altre Borse 7,1%). 

Questi titoli meritano attenzione per un fatto: nell’ultimo mese hanno messo a segno vistosi cali delle quotazioni, proprio quando il prezzo del petrolio saliva su nuovi massimi relativi. Il trend dimostra come la pressione ribassista nell’area dell’obbligazionario in Usd si sia fatta sentire anche su altri emittenti solidi. 

Emergenti in netto movimento

Ciò impone una verifica di quanto sta avvenendo sugli “emerging” nelle valute locali, allo scopo di controllare in quale direzione si muovono, “contagiando” logicamente i bond di emettenti sovranazionali espressi nelle stesse divise e quotati sul regolamentato italiano. Come riferimento utilizziamo le scadenze a 5 anni, solitamente più reattive in tali casi, soprattutto su tensioni da timori inflattivi. 

  • In real brasiliano (Brl): yield in forte variazione rialzista al 7,5% contro il 5,4% di inizio anno. Sta tornando sui livelli di primavera 2019. La decompressione dipende da Covid e da fattori politici locali oltre che da un netto rialzo dell’inflazione al 5,2%.
  • In peso messicano (Mxn): yield che sprinta al 5,15% contro il 4,3% di inizio febbraio.
  • In lire turche (Try): yield al 15,5% contro il 12,7% di inizio anno.
  • In rublo russo (Rub): yield al 6,4% contro il 5,3% di inizio anno.
  • In rand sudafricano (Zar): yield al 7,4% dopo un rialzo fino al 7,8% l’8 marzo e comunque con uno scatto in confronto al 6,6% di inizio febbraio.

L’area emergente avvalora quindi un’ondata di debolezza delle quotazioni e di rafforzamento dei rendimenti che costituisce un’altra significativa novità del 2021. Il tutto ribadisce come si respiri un’aria decisamente diversa.