Il mercato sta guardando con attenzione i movimenti degli Us Treasuries, il cui decennale è salito oltre l’1,5%, con picchi perfino sopra l’1,6%. Naturalmente si domanda se il trend proseguirà e in merito le risposte sono molteplici ma c’è chi si aspetta un rimbalzo addirittura all’1,9% per la seconda metà dell’anno, in presenza però di forte volatilità come quella cominciata ad avvertirsi qua e là nelle ultime sedute. I livelli in corso sono effettivamente interessanti soprattutto per chi voglia entrare con accumuli successivi nel tempo, grazie anche ai piccoli tagli prevalenti e alla debolezza del dollaro. 

Quelli a discesa rapida

È il caso di analizzare allora una serie di titoli che più hanno risentito dell’accentuato calo delle quotazioni, cominciando inevitabilmente dai Treasuries.

Il T-Bond 2% 2050 (Isin US912810SL35 – taglio 1.000) non ha una storia lunga alle spalle, in quanto il suo debutto è avvenuto nella scorsa primavera. Ciò è tuttavia importante per tracciare un’analisi di massimi e minimi di periodo, rispettivamente a 122,5 $ (21 aprile 2020) e a 98,28 $ (ieri). La trendline è spiccatamente ribassista e il fatto che dal 7 agosto quasi tutte le candele siano state rosse lo porta a essere un campione (al negativo) della compagine in Usd. Si segnala un Rsi (14 periodi) a 21,4, valore più basso in assoluto della sua permanenza sul secondario, con un eccesso che potrebbe portare a un rimbalzo nel breve periodo. Il titolo si presta naturalmente per trading medio veloci e di tutti i bond in Usd è uno dei più validi per svolgere questo ruolo, grazie anche alla quotazione sotto 100.

 Il T-Bond 5,25% 2029 (Isin US912810FG86 – taglio 1.000) a 129,3 $ ieri registra una situazione opposta, con un calo minore dovuto a un rendimento cedolare nettamente maggiore. La trendline ribassista è meno accentuata, sebbene sia stata rotta al ribasso la media mobile a 200 sedute. In questo caso però l’Rsi si colloca ancora a 44,5, dando spazio per ulteriori potenziali ribassi.

L’Italy 4% 2049 (Isin US465410BZ07 – taglio 200.000) evidenzia bene come il fattore “duration” sia il più penalizzante nella fase in corso. Ha segnalato un botto ribassista dai 111 di inizio febbraio ai 104 di ieri. L’effetto sul rendimento l’ha portato dal 3,4 e al 3,8%, movimento rilevante in un periodo così corto. Da segnalare che una volta di più questo governativo in dollari manifesta quotazioni maggiori su Borsa Italiana rispetto ad altre piazze europee, dove lo si può vedere in ask a 103,8 e perfino a 103,5 $. Nel contesto degli Italy è quello che emerge per il migliore rendimento.

L’Italy 5,375% 2033 (Isin US465410BG26 – taglio 1.000) ha risentito meno delle pressioni ribassiste, scendendo dai 128 $ dell’11 febbraio ai 123,6 di ieri, con uno yield tornato però sopra il 3%. Non lo riportava dal luglio 2020. Se rompesse tale livello potrebbe risalire verso il 3,5% di pre-pandemia.

L’Apple 3,85% 2046 (Isin US037833CD08 – taglio 2.000), per passare sul fronte dei corporate, ha messo a segno un ribasso dovuto in gran parte ai movimenti sui Treasuries ma anche alla debolezza contingente del contesto tecnologico Usa. Ad agosto quotava sui 133 $ e ieri lo si è scambiato sui 112,5. La “duration” a oltre 16 è il fattore scatenante di un grafico che se invertito in termini di rendimento manifesta un’accelerazione molto netta, essendo passato dal 2,4% di fine 2020 a quasi il 3,2% delle ultime sedute. Il mercato non sembra però essersene accorto, visto che gli scambi restano modesti.

Il Ford 4,75% 2043 (Isin US345370CQ17 – taglio 2.000) è tornato sui 100 e come tale merita attenzione, se si considera che ad aprile 2020 crollò sui 55 per poi regolarmente salire verso i 106 dell’11 febbraio scorso. L’accentuata gobba rialzista del mese scorso si è sgonfiata e ora il titolo si adatta bene proprio a chi voglia realizzare una strategia di accumulazione partendo da un livello “safe”. 

È tempo di arbitraggi 

L’analisi potrebbe proseguire all’infinito ma un’allettante indicazione riguarda le possibili strategie applicabili per migliorare il rendimento complessivo di un portafoglio. Una delle più semplici e adatte in fasi così turbolente dei mercati consiste negli arbitraggi, cioè nei passaggi fra un titolo e l’altro per esempio dello stesso emittente allo scopo soprattutto di ridurre le esposizioni alla “duration” che nella fase in corso è il maggiore rischio. Chi sostiene così che collocarsi oggi sull’obbligazionario sia pericoloso pensa forse alla vecchia tradizionale gestione del “buy and hold” (compra e tieni) ma non vede le nuove occasioni che andamenti così violenti e concentrati nel tempo offrono a chi agisce dinamicamente.