Il 2021 non si può dire sia un buon anno per il Bitcoin.

Ce lo fa capire prima di tutti Elon Musk che conferma la decisione di Tesla di non investire più nella criptovaluta e quindi, di bloccare i pagamenti in valuta digitale delle sue auto elettriche.

Successivamanete ce lo fa intendere bene la Cina, che annuncia il blocco delle attività inerenti alla circolazione della valuta digitale e all’offerta di servizi correlati.

Questa mossa, decisa dalle più alte istituzioni bancarie orientali, segna ancora una volta il mercato in maniera pesante.

Ferisce brutalmente l’andamento del Bitcoin causando una perdita di oltre 50 miliardi di dollari.

Le ragioni di tale decisione non si basano solo sull’impatto negativo che il mining avrebbe ambientalmente, bensì sulla volatilità del mercato finanziario e sulla facilità di manipolazione della criptovaluta stessa.

Tutti motivi che alimentano l’opinione pubblica e smuovono i pareri degli esperti, soprattutto quelli oltreoceano che pensano al blocco del Bitcoin come un’arma finanziaria cinese contro gli Usa.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capirne di più.

Bitcoin: cos'è e come funziona

Il Bitcoin nasce nel 2009 dall’inventore conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

Ciò che rende questo sistema di pagamento famoso a livello mondiale è il fatto di essere una riserva di valore determinata unicamente dalla formula domanda-offerta.

A differenza della moneta tradizionale non adopera meccanismi finanziari sofisticati ma un database che agisce nella rete.

Questo sistema digitale tiene traccia delle transazioni sfruttando la crittografia, ovvero quel metodo che consente di offuscare un messaggio in modo da non essere leggibile da parti che non sono autorizzate a farlo.

Perchè la Cina non vuole più il Bitcoin:

 

Nella storia della sua evoluzione ha conosciuto diversi momenti d’oro e l’8 febbraio di quest’anno raggiunge il valore storico di oltre 50 mila dollari a seguito dell’acquisto di Tesla di bitcoin.

Sfortunatamente però, come un po’ in tutte le storie delle grandi realtà economiche, oggi si ritrova a dover fare i conti con intoppi non da poco.

Poiché la sua natura è decentralizzata il valore di questa criptovaluta non può essere controllato e, una volta trasmessa, non è più possibile riappropriarsene.

A definire gli angoli di questo quadretto vi è poi la volatilità del mercato che rende le variazioni del prezzo accentuate e imprevedibili.

Un fattore che la Cina a quanto pare non può proprio accettare.

Già nel 2017 il rapporto tra la Cina e le criptovalute aveva fatto intravedere l’inizio di tempi bui con il divieto delle attività agli exchange e alle Initial coin offering (ICO).

L’annuncio delle ultime ore non fa fatto altro che fare il colpo di grazia ad un paese che sin dall’inizio è sempre stato uno dei primi produttori di Bitcoin al mondo data la grandezza delle sue mining farm.

La notizia del blocco del Bitcoin giunge dai tre gruppi finanziari più importanti della Cina:

  1. la National Internet Finance Association of China,
  2. la China Banking Association 
  3. la Payment and Clearing Association of China.

Bitcoin: perchè la Cina blocca tutte le operazioni

Alla luce della recente situazione di un mercato che si sta ancora riprendendo dall’ultimo sell off, i funzionari finanziari hanno deciso di vietare alle banche e agli istituti di pagamento la conduzione di ogni affare relativo alle criptovalute, in particolare:

Le linee guida da seguire impediscono l’utilizzo della moneta digitale nei pagamenti, nella transazioni e nel cambio ma non vietano ai consumatori di possederla o di acquistarla su exchange non cinesi.

A giustificare questo stop è la considerazione finale fatta sui token digitali che, oltre a non avere un valore concreto, sono troppo facili da manipolare.

Come spiega forbes.it :

“recentemente i prezzi delle criptovalute sono saliti alle stelle e sono crollati e il trading speculativo di criptovaluta ha violato gravemente la sicurezza delle proprietà delle persone, interrompendo il normale ordine economico e finanziario. A giudicare dall’attuale pratica giudiziaria nel paese, i contratti di transazione in valuta virtuale non sono protetti dalla legge”

questa dichiarazione, quindi, si tramuta palesemente in un invito a non offrire servizi finanziari né di pagamento in valuta digitale perchè la volatilità del mercato la rende un prodotto inaffidabile e insicuro.

Come dice criptovaluta.it:

“minare si potrà, sfruttando anche l’energia elettrica a bassissimo costo in alcune regioni della Repubblica, ma guai ad investire o pagare transazioni in una qualunque criptovaluta”

le autorità di Pechino non sono convinte della natura innocente delle criptovalute, per questo decidono di impartire un duro colpo al paese.

Guardandolo da fuori, come afferma cryptonomist.it:

“un divieto che arriva dalla Cina riguarda praticamente un sesto della popolazione mondiale.”

ma l’Oriente non potrebbe fare altrimenti.

Il crollo del Bitcoin è una strategia della Cina?

Queste misure sono state adottate a seguito di considerazioni puramente economiche al fine di bloccare tutte le residue possibilità di scambio delle criptovalute da parte dei cinesi rendendo impossibile la conversione dello yuan.

Le maggiori piattaforme di scambio sono state chiuse mettendo un freno al trading che era diventato una modalità alla mercè di chiunque per esportare la valuta.

Il risultato:

  1. Accentuare la pressione sullo scambio controllato 
  2. mettere in difficoltà le autorità cinesi.

In molti dicono che questa stretta sia fortemente collegata alla vigilia del Congresso del Partito Comunista ma, qualsiasi sia la coincidenza che si vuole trovare per dare un’altra interpretazione alla cosa, resta il fatto che a rimetterci è il futuro del Bitcoin.

Il Bitcoin come arma della Cina contro gli Stati Uniti:

 

Dopo tutte le palusibili spiegazioni ricercate poco fa, ne manca una che proprio non potevo non citarvi.

Arriva da Peter Theil, co-fondatore di Paypal che, in un’intervista , esordisce dicendo quanto le criptovalute distruggano l’ordine finanziario economico.

Ma non solo.

Distruggono l’ordine finanziario economico nella stessa proporzione in cui rappresentano un’arma finanziaria cinese contro gli Stati Uniti d’America.

Un’affermazione piuttosto pesante che money.it chiarisce così:

“Guardando la situazione dal punto di vista delle Cina, ovviamente loro non accettano lo status di valuta di riserva del dollaro, visto che questo ci offre un alto livello di leverage in ambito commerciale. Bitcoin minaccia la struttura stessa della valuta fiat ma, in particolar modo, minaccia il dollaro”

Secondo il punto di vista di Thiel gli Stati Uniti dovrebbero porre fine alla loro visione scettica del Bitcoin e iniziare a chiedersi che impatto globale possa avere realmente.

Solo così facendo si potrebbe salvare il dollaro.

Qual'è il futuro del Bitcoin?

Il Bitcoin era aumentato di quasi il 500% ad inizio 2021.

Aziende come Microstrategy e Square, ma soprattutto Tesla, avevano iniziato a fare investimenti imponenti in valuta digitale tanto da portarla sul piedistallo e ridimensionare l’importanza della moneta tradizionale.

Oggi, gli esperti si dicono preoccupati perché il futuro del Bitcoin è appeso a un filo.

Come dice lavocedeltrentino.it:

“ dipende, in gran parte, dalle autorità di regolamentazione e dalle grandi imprese. La crescita delle quotazioni nel 2021 del Bitcoin, è stata correlata dalle decisioni dei grandi investitori istituzionali di investire in questa criptovaluta”

inoltre, sebbene molti paesi abbiano lanciato una versione digitale della propria moneta è possibile che questa non riesca mai del tutto a sostituire quella tradizionale.

In una visione ad universi paralleli il Bitcoin potrebbe:

  • diventare un mezzo per preservare il valore del risparmio,
  • diventare un mezzo di scambio,
  • dissolversi e andare a zero.

Nel caso in cui la terza si rivelasse la profezia giusta, in altre situazioni già viste la morte del Bitcoin era stata preannunciata e subito messa a tacere da una sua forte ripresa.

Secondo voi ci riuscirà anche questa volta?