Tutto finisce. Anche quei poteri che sembrano interminabili e pronti a sfidare i secoli. Perché, in fondo, alla base ci sono esseri umani, con i loro limiti biologici. E Cuba non fa eccezione a questa legge della Natura.

Dopo la dipartita di Fidel Castro, avvenuta il 25 novembre 2016, sebbene già ritiratosi prima da ogni ruolo istituzionale, anche il fratello Raùl ha deciso di passare la palla, o se preferite, il fucile, a qualcun'altro.

In occasione dell'ottavo congresso del Partito comunista cubano, infatti, Raùl Castro ha annunciato il suo ritiro, alla venerande età di 89 anni. Più precisamente, si tratta delle dimissioni da Segretario del partito, che guidava dal 2011. A riportare la notizia l'organo uffciale del Pcc, la Granma.

Nel 2018, invece, aveva già lasciato la presidenza di Cuba dopo 10 anni, al sessantenne Miguel Díaz-Canel. Preservando quindi solo la carica di segretario del Pcc. Quando il congresso sarà terminato il prossimo 19 aprile, Raùl Castro dovrebbe rinunciare praticamente a tutti i suoi incarichi ufficiali. Quindi anche quella di capo delle forze armate.

A finire a Cuba, quindi, è definitivamente l'era dei Castro. Al potere dal 1959. Quando scacciarono letteralmente gli speculatori stranieri, a partire dagli Stati Uniti d'America. I quali avevano trasformato l'isola in un luogo di perdizione, tra prostitute, gioco d'azzardo, sfruttamento della manodopera (anche minorile).

Certo, occorre poi dire che si instaurò una dittatura, dove non sono mancate le ombre. Ma torniamo alla domanda di partenza: cosa succederà ora a Cuba?

Cuba, il discorso di Raul Casatro

Raúl Castro Ruz, primo segretario del Comitato centrale del Partito comunista di Cuba, ha presentato i delegati dell'8° Congresso del Pcc. Iniziato venerdì 16 aprile e che terminerà lunedì 19 aprile, presso il Centro Congressi dell'Avana. Dove sono state prese severe misure sanitarie nei confronti del COVID-19.

Questa apertura, ha ricordato, avviene in una data importante nella storia della nazione: il 60° anniversario della proclamazione da parte del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, del carattere socialista della Rivoluzione. Vale a dire il 16 aprile 1961, quando si ricordano anche i caduti nel bombardamento delle basi aeree, preludio all'invasione mercenaria di Playa Girón. 

Castro ha ricordato come quella vittoria fu "ottenuta in meno di 72 ore da combattenti, poliziotti e miliziani dell'esercito ribelle. Che sotto la guida di Fidel non diedero un attimo di tregua agli invasori".

L'invasione di Playa Girón, condotta sotto il mandato di un presidente democratico, faceva parte del Programma d'azione segreto contro il regime di Castro. Messo in atto dal presidente Eisenhower. Prevedevano tanti punti strategici atti a logorare il potere di Fidel Castro:

  • la creazione di un'opposizione unificata a Cuba
  • la guerra psicologica
  • i piani per attaccare i principali leader rivoluzionari, in particolare Fidel Castro
  • il sabotaggio degli obiettivi economici e le azioni terroristiche nelle città
  • la promozione di bande controrivoluzionarie armate che massacravano contadini, lavoratori e giovani che partecipavano alla campagna di alfabetizzazione in corso

Raùl Castro ha voluto ricordare i 3.478 morti e 2.099 mutilati e disabili che ha chiamato "vittime del terrorismo di Stato contro il nostro Paese".

Raúl ha anche detto che si terrà l'8° Congresso a due anni dalla proclamazione della Costituzione della Repubblica, avvenuta il 10 aprile 2019. Un secolo e mezzo dopo la prima Costituzione Mambisa.

L'approvazione della Costituzione richiede l'aggiornamento di buona parte delle leggi e delle altre disposizioni legali che ne sviluppano i precetti. Per questo, l'Assemblea nazionale del potere popolare ha approvato il programma legislativo corrispondente, che è stato rispettato.

Dall'aprile 2019 ad oggi, ha affermato il Generale dell'Esercito, il Parlamento cubano ha approvato 11 leggi nell'interesse di garantire il funzionamento e l'organizzazione delle principali strutture dello Stato e del Governo. Il Consiglio di Stato ha inoltre emanato 33 decreti legge.

Raul Castro ha poi toccato tanti altri punti, ricordando come il turismo, ormai sempre più aperto agli stranieri, sia in costante crescita sull'isola. Come il 2020 sia stato un anno duro anche per Cuba causa Covid-19, ma come sia stato affrontato brillantemente (cuba ha anche inviato medici in Italia in piena Pandemia e creato un proprio vaccino).

E come sia in atto una importante trasformazione del modus operandi della gestione delle imprese statali, al fine di garantirne la migliore trasformazione per il futuro.

Cuba: chi succese a Raùl Castro?

Oltre a Raúl Castro dovrebbe dimettersi pure il suo vice: il novantenne José Ramón Machado. Il quale pure incarna uno degli ultimi esponenti della rivoluzione che nel 1959 portò la fine della dittatura militare di Fulgencio Batista. Il quale fu al comando a più riprese: dal 1933 al 1940, de iure dal 1940 al 1944 e di nuovo dal 1952 al 1959.

Díaz-Canel dovrebbe ottenere anche il ruolo di segretario del Pcc.

Quest'ultimo, laureatosi in Ingegneria elettronica nel 1982, è stato docente presso l'Università Centrale "Martha Abreu" di Las Villas. Alla fine dello stesso decennio, divenne dirigente dell'Unione dei Giovani Comunisti. 

Negli anni '90 iniziò una brillante ascesa nel Pcc, anche per il suo assennato zelo contro la corruzione

Il primo incarico istituzionale arrivò nel 2009, quando divenne Ministro dell'Istruzione Superiore, carica che mantenne per 3 anni. Per poi diventare vicepresidente del Consiglio (2013 al 2018).

Come accennato prima, il 19 aprile 2018 è stato eletto dal Parlamento cubano Presidente del Consiglio di Stato e Primo ministro di Cuba. È inoltre membro dell'Ufficio politico del PCC.

Il governo di Diaz-Canel è costituito da 34 Ministri, di cui 8 donne. Metà organismo è comunque ereditato dall'esecutivo precedente.

Il 24 febbraio 2019 arriva un passaggio storico: entra in vigore la nuova Costituzione, che sostituì quella redatta nel 1976. Tra le novità più importanti, troviamo:

  • l'introduzione della piccola proprietà privata
  • l'apertura degli investimenti esteri
  • l'apertura ai matrimoni tra persone dello stesso sesso
  • addio poi ad incarichi a vita: prevista la nascita di figure come Presidente e vicepresidente della Repubblica, nonché del Primo Ministro. Il quale resterà in carica 5 anni e massimo per due mandati. 

Resta comunque la struttura socialista dell'assetto istituzionale e socio-economico di Cuba. Fatto sta che il settore privato ha visto già incrementare la propria occupazione del 13%. Gli investimenti stranieri non sono più visti come una minaccia, e utili per lo sviluppo economico del Paese.

Infine, con Diaz-Canel si è avuto un importante passaggio nei diritti civili. Visto che nella costituzione si faceva esplicito riferimento al matrimonio tra "uomo e donna". L'assemblea ha invece sopprezzo la specificazione di genere, parlando invece di unione volontaria tra "persone".

Cuba: cosa succede senza i Castro?

Cosa accadrà ora a Cuba senza i fratelli Castro? Si tornerà al periodo pre-rivoluzione, quando al potere c'era Fulgensio Batista, ben visto dagli Usa per la totale (fin troppa) apertura verso i capitali stranieri? Oppure si proseguirà nel solco della dittatura castrista, incentrata sulla statalizzazione dell'economia e la diffidenza verso il privato e lo straniero?

Le aperture in corso da qualche anno, sembrano propendere verso la prima opzione. Visto che già dal 2019, come visto, è in corso una graduale apertura verso il capitale straniero e la proprietà privata. Che probabilmente proseguirà ancora, anche perché mantenere un sistema chiuso, come ormai pochi al mondo (si veda la Corea del Nord) è sempre più difficile.

Inoltre, l'embargo ripristinato da Donal Trump resta una ulteriore pesante zavorra per il paese.

La biografia di Miguel Díaz-Canel lascia intendere che il passaggio sarà lento e graduale, visto che appartiene alla vecchia scuola. Ma gli Usa guardano con attenzione quanto avviene in quel lembo di terra, morfologicamente così vicino, ma politicamente così lontano.

Anche perché Joe Biden ha già lasciato intendere dalle sue prime mosse, di voler riprendere una certa politica estera aggressiva (del resto, il suo passato da aperto sostenitore degli interventi militari, parla da solo).