Alla fine è andata come previsto. Dopo essere arrivato in testa al primo turno delle elezioni presidenziali francesi con il 27,8%, il presidente uscente Emmanuel Macron ha vinto lo “scontro diretto” (come già avvenuto nel 2017) con la candita del Rassemblement Nation Marine Le Pen con il 58,5% dei suffragi, nel secondo turno del 24 aprile scorso.

Nella Francia “dei tre poli” – oltre a quello centrista de La République En Marche di Macron, i due partiti anti-sistema (seppur opposti nello scacchiere politico) della Le Pen e di Jean-Luc Mélenchon (fondatore de La France Insoumise) sono separati da appena 421mila voti – c’è in realtà da contare un quarto polo, quello dell’astensione. Le elezioni del 2022, infatti, verranno ricordate per un tasso di astensione da record: il 28% degli aventi diritto non ha voltato nel secondo turno, il risultato più alto della storia dopo quello del 1969. Ora, senza grandi apprensioni, si aspettano le elezioni legislative di metà giugno al fine di eleggere i parlamentari.

Macron è un sostenitore di maggiori investimenti nelle tecnologie verdi e nucleari, ma sarà cauto nell’aumentare le tasse sui carburanti o sulle emissioni inquinanti per paura di ravvivare il movimento dei Gilets Jaunes. La riforma delle pensioni sarà la questione più difficile da affrontare e ha anche il potenziale di far rivivere le tensioni sociali che hanno afflitto i primi anni della sua presidenza. A livello continentale, comunque, il ritiro di Angela Merkel lo ha lasciato come l’uomo di Stato più maturo d’Europa.

La rielezione di Macron era l’esito che tutti gli operatori di mercato si auguravano, in quanto implica la continuità politica, alcuni ulteriori progressi nell’agenda delle riforme, possibilmente una maggiore integrazione europea e un rinnovato tentativo di affrontare la riforma delle pensioni. Tuttavia, l’evento non è bastato a dare una scossa positiva ai listini finanziari: (il CAC 40 ha seguito un andamento leggermente ribassista scivolando dello 0,02% nella giornata del 25 aprile, mentre il Morningstar France Index ha perso l’1,67% e il Morningstar Eurozone l’1,75%).

Guardando al futuro, l’ultimo bollettino della Banque de France (del 13 marzo scorso) parla di una crescita economica per l’economia transalpina nel 2022 del 3,4%, meno del 3,6% previsto a dicembre scorso. La crescita del PIL, però, potrebbe non superare il 2,8% nel corso dell’anno se i prezzi dell’energia continueranno a mantenersi molto elevati. Queste previsioni sono in linea con quelle della Commissione europea, la quale stima quest’anno una crescita del 4% per l’intera area euro. Al di là delle incertezze per il 2022, le proiezioni della Banque de France non sono molto incoraggianti per i prossimi due anni. A seconda dello scenario, la crescita del PIL varierà tra l’1,4% e l’1,1% nel 2023 e nel 2024.

Ciò detto, è importante ricordare che la performance della Borsa parigina non dipende certo solo dalla salute economica del Paese. Le società transalpine di alta qualità che compongono il CAC 40 sono non solo dominanti in Francia, ma anche leader di mercato all’estero, come dimostra ad esempio Total, quinto produttore mondiale di petrolio, o BNP Paribas, la più grande banca d’Europa in termini di attività. Infatti, si stima che il 70% degli utili delle aziende facenti parte del CAC 40 siano generati fuori dei confini nazionali e il 40% al di fuori della zona euro.

Gli indici

Il CAC 40 è l’indice di riferimento del mercato azionario francese. Si tratta di un benchmark ponderato per la capitalizzazione di mercato che include i primi 40 titoli tra le 100 maggiori società quotate sulla Borsa di Parigi. La composizione dell’indice viene rivista trimestralmente. A ogni data di revisione, le società quotate su Euronext Paris vengono classificate in base alla capitalizzazione di mercato aggiustata per il flottante e per la quota di fatturato nel corso dei 12 mesi precedenti. Il peso assegnato a ciascuna componente è limitato al 15%. I beni di consumo discrezionali e quello industriale sono i due settori più importanti, con una ponderazione del 20-25% ciascuno, seguiti dai beni di consumo di base e dai finanziari (8-14%). L’indice è concentrato: le prime 10 partecipazioni rappresentano circa il 55% del portafoglio rispetto al 36% medio nella categoria.

L’MSCI France, invece, è progettato per misurare la performance dei segmenti large e mid cap del mercato francese. Con 68 componenti, copre circa l’85% dell'universo azionario in Francia. A livello settoriale, i beni di consumo discrezionali e gli industriali sono i più importanti con rispettivamente il 22% del portafoglio. Anche in questo caso i primi dieci titoli contano per il 52% degli asset. LVMH è il nome più importante con quasi l’11%, seguito da Total e Sanofi (6-7%).

L’offerta di ETF

Attualmente gli investitori europei possono contare su sei Exchange traded fund appartenenti alla categoria Azionari Francia. Due di questi – di gran lunga i più grandi in termini di patrimonio – sono coperti dalla ricerca qualitativa di Morningstar e ricevono entrambi un Morningstar Analyst Rating pari a Bronze: il Lyxor CAC 40 (DR) UCITS ETF e l’Amundi CAC 40 ESG UCITS ETF.

Quest’ultimo offre esposizione ai 40 titoli leader del mercato francese che dimostrano forti pratiche ambientali, sociali e di governance; i componenti vengono scelti tra quelli del CAC Large 60 Index, con lo scopo di fornire una ridotta impronta di carbonio. Inoltre, sono escluse le società coinvolte in armi controverse, armi da fuoco civili, estrazione di carbone termico, produzione di energia alimentata da carbone, sabbie bituminose, petrolio e tabacco. Ogni componente è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato corretta per il flottante libero con un limite del 10%.

Entrambi utilizzano la replica fisica completa e hanno delle spese correnti di 25 punti base. A differenza del Lyxor, il fondo Amundi fa attività di prestito titoli.

Lo scorso 4 gennaio Amundi ha annunciato di aver completato l’acquisizione di Lyxor Asset Management per un totale di 825 milioni di euro. Il processo di integrazione dei team è iniziato, mentre la fusione legale delle due entità è prevista per questa estate. Una volta completata, Amundi gestirà oltre 280 miliardi di euro di fondi passivi – ETF e comparti indicizzati non quotati – e diventerà il secondo fornitore di ETF in Europa, con oltre 180 miliardi di euro di asset in gestione e una quota di mercato del 13,3%, superando DWS e restando solo dietro iShares, che rimane al primo posto con una quota di mercato del 43,5%.

Da notare comunque che tra gli altri quattro ETF non coperti direttamente dai nostri analisti, ce ne sono due che possono vantare un Morningstar Quantitative Rating pari a Gold: l’Amundi ETF MSCI France UCITS ETF e l’iShares MSCI France UCITS ETF EUR.Questo giudizio utilizza il machine learning per replicare il comportamento dell’Analyst Rating attribuito dal nostro team di Manager Research sui fondi.

Di Valerio Baselli