Il mercato azionario giapponese ha raggiunto i massimi degli ultimi 30 anni, eppure – a differenza delle criptomonete e dello short selling – la Borsa di Tokyo non si guadagna la prime pagine dei giornali. Forse, questo è dovuto al fatto che il Sol levante ha abituato gli investitori alle false partenze, alternando ottime annate a periodi di forte sottoperformance.

Nonostante sia la sede di marchi internazionalmente conosciuti come Sony e Nintendo, il mercato stesso stenta a farsi comprendere del tutto al di fuori del paese. Cosa c’è dietro il rimbalzo delle azioni giapponesi?

La rapida ripresa dell’Asia settentrionale dalla crisi del coronavirus ha aiutato le prospettive economiche del Giappone, con la Cina che ha giocato un ruolo chiave per guidare la ripresa dell’intera regione, e gli investitori hanno notato che l’Asia-Pacifico ha iniziato a emergere come blocco commerciale autosufficiente in questa era post-crisi.

I recenti dati economici hanno poi dato un’ulteriore spinta alla Borsa di Tokyo: mentre l’economia giapponese si è contratta del 4,8% nel 2020, la crescita del quarto trimestre ha superato le aspettative con un guadagno del 3%. Questo ha aiutato il Nikkei a superare i 30.000 punti per la prima volta dal 1991. A differenza di molti mercati sviluppati come gli Stati Uniti, i cui indici hanno raggiunto livelli record negli ultimi anni, il mercato azionario giapponese è comunque ancora lontano dai picchi raggiunti nel boom economico degli anni ‘80.

Evoluzione degli indici Morningstar Japan NR, Morningstar Global Markets Large Cap NR e Morningstar Eurozone NR a tre anni

Dati in euro al 4 marzo 2021.

Fonte: Morningstar Direct.

Il Giappone ha evitato una potenziale crisi politica dopo che Shinzo Abe, il primo ministro più longevo della storia e che ha aperto la strada a molte delle riforme che hanno poi attratto investitori esteri, si è dimesso improvvisamente la scorsa estate a causa di problemi di salute. Yoshihide Suga ha assunto il comando a settembre 2020 e ha promesso di mantenere la direzione intrapresa negli anni di Abe, una transizione senza soluzione di continuità che ha confortato gli investitori.

Il Giappone è anche in prima linea per quanto riguarda due popolari temi di investimento globale: la tecnologia e le tematiche ESG, con una reputazione globale per la robotica, l’intelligenza artificiale e le auto ibride. L’analista di Morningstar, Jason Kondo, afferma che il Giappone sta compiendo un “balzo verso la decarbonizzazione” e a tal fine sta aumentando i propri investimenti nei veicoli elettrici. In particolare, ciò comporta investimenti in celle a combustibile a idrogeno, che potrebbero sostituire le batterie in futuro come fonte di energia per le auto elettriche. “Energia pulita ed efficienza ambientale sono aree in cui il Giappone ha alcune aziende molto competitive in grado di fornire soluzioni alle esigenze normative e di produttività dei clienti a livello globale”, afferma Nicholas Price, manager del Fidelity Japan Trust (non distribuito in Italia) in un’intervista rilasciata a Morningstar UK.

L’offerta europea

Domiciliati nel Vecchio continente e disponibili agli investitori italiani ci sono 28 Exchange traded fund dedicati al mercato azionario giapponese a grande capitalizzazione. Nella tabella sottostante, i primi 15 in termini di patrimonio.

In totale, sono 12 gli ETF coperti dalla ricerca qualitativa di Morningstar. A livello di masse, con i suoi 3,8 miliardi di euro in gestione, si distingue in particolare l’iShares Core MSCI Japan IMI ETF. Il fondo usa la replica fisica ottimizzata per tracciare l’MSCI Japan Investable Market Net Return Index. In pratica, l’ETF acquista un insieme di titoli scelti in modo da creare un portafoglio sufficientemente simile a quello del benchmark, ma con un numero di componenti inferiore, in modo da ottimizzare i costi di transazione. Con circa 1.300 titoli in portafoglio, il benchmark copre il 99% della capitalizzazione del mercato azionario giapponese. iShares può effettuare il prestito titoli per un importo fino al 100% del valore patrimoniale netto (Nav) del fondo. Blackrock, società madre di iShares, gestisce il processo di prestito titoli e si tiene il 37,5% dei redditi derivanti, mentre il 62,5% restante viene condiviso con gli aderenti all’ETF. Il fondo ha prestato in media il 27% del portafoglio nel 2019, generando lo 0,04% di ricavi netti. Le commissioni annue ammontano a 15 punti base, tra le più basse di categoria. Morningstar assegna un Analyst Rating pari a Gold (report di Kenneth Lamont, del 6 marzo 2020).

Di Valerio Baselli