Con un calo del Pil del 9% nel 2020 e un numero di deceduti per Covid-19 tra i più alti d’Europa, l’Italia è stato uno dei paesi che ha sofferto di più l’impatto della pandemia. Ora, l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi e i 209 miliardi previsti dal Recovery Plan spingono gli investitori a guardare al Belpaese con rinnovato ottimismo. Non è un caso che il mercato azionario italiano stia infatti viaggiando a velocità superiore rispetto a quello della zona euro e anche a quello globale. Il Morningstar Italy Index NR è salito dell’11,6% da inizio anno, contro il 9% del Morningstar Eurozone Index NR e il 9,2% del Morningstar Global Markets NR (in euro al 31 marzo).

È innegabile che la venuta dell’ex governatore della BCE abbia ravvivato una speranza di stabilità e di serietà nella politica italiana, soprattutto in chi ci guarda dall’estero (vedasi il calo dello spread che ha seguito la sua nomina a Presidente del Consiglio). La gestione dei fondi che saranno a nostra disposizione con il Recovery Plan rappresenta infatti un’occasiona unica per invertire una tendenza che ci ha visto perdere terreno da vent’anni a questa parte. La domanda è: ce la faremo?

Secondo le stime dell’OCSE, l’economia italiana dovrebbe crescere più di quella della zona euro nel suo complesso nel 2021 (4,3% contro 3,5%) e viaggiare sullo stello livello nel 2022 (+3,2%). L’agenzia di rating sul debito DBRS Morningstar, invece, ha stimato una crescita del Pil italiano nel 2021 che dovrebbe oscillare tra il 2% (in uno scenario in cui le misure di contenimento del Coronavirus si rivelino poco efficaci) e il 5% (in uno scenario in cui già nel corso di quest’anno si possa far ripartire l’economia).

Significativa, infine, la fotografia dei flussi mensili sugli ETF esposti all’equity italiana domiciliati in Europa. Con 509 milioni di euro incassati, il mese di febbraio 2021 ha infatti visto il record di sempre di raccolta netta.

Gli indici

Il FTSE Mib è l’indice di riferimento del mercato azionario italiano. Cattura circa l’80% della capitalizzazione totale e misura la performance delle 40 società più liquide e meglio capitalizzate. L’indice è stato fornito da Standard & Poor’s dal suo inizio fino al giugno 2009, quando questa responsabilità è passata al gruppo FTSE, che è del 50% di proprietà del London Stock Exchange, a sua volta controllante di Borsa Italiana. Le principali esposizioni settoriali dell’indice includono i titoli finanziari (la lunga recessione vissuta dallo Stivale in seguito alla crisi finanziaria ha messo a dura prova le banche nazionali, lasciandole con pile di crediti inesigibili. Le azioni delle società finanziarie italiane sono crollate: pesavano il 52% del listino nel 2007, oggi sono al 35%), le utility (20%) e i beni discrezionali di consumo (15%). I maggiori costituenti del benchmark sono Eni (15%), Intesa Sanpaolo (8,4%) e Stellantis (7,7%).

L’MSCI Italy, con 26 costituenti, cattura invece l’85% circa della capitalizzazione della Borsa di Milano. I primi dieci titoli pesano per il 73% (Enel è il più importante con il 19,7% del portafoglio, seguito da Intesa Sanpaolo, Stellantis ed Eni). I settori più rappresentati sono quello finanziario (30%), quello delle utility (25%) e dei beni discrezionari (18%).

L’offerta di ETF

Attualmente sono disponibili nove Exchange traded fund dedicati al mercato azionario italiano. Di questi, due sono coperti dalla ricerca di Morningstar, entrambi con un Analyst Rating negativo. Secondo gli analisti di Morningstar, infatti, è difficile per un ETF fare meglio della categoria (quindi anche degli strumenti attivi) su un intero ciclo di mercato. La ragione principale risiede nella concentrazione e sovraesposizione dei benchmark alle società a larga capitalizzazione e al settore finanziario. A differenza di un replicante, infatti, un gestore ha maggiore flessibilità di ricercare opportunità tra le aziende a medio-piccola capitalizzazione, che sono fuori dal FTSE Mib e che spesso fanno la differenza. In effetti, le società a media capitalizzazione si sono rivelate l’ago della bilancia del mercato italiano: non presentano il rischio in eccesso tipico delle small cap e allo stesso tempo offrono statistiche di performance superiori rispetto alla large cap. E le commissioni decisamente più basse degli ETF non sono sufficienti a controbilanciare questo aspetto.

Il Lyxor FTSE MIB UCITS ETF usa il metodo sintetico, o “swap-based”, per replicare la performance dell'indice. Invece di tenere i titoli reali come in un Etf fisico, il fondo possiede un paniere sostitutivo che, in questo caso, è composto da azioni europee, giapponesi e statunitensi. In pratica, Lyxor accende un contratto swap Otc (Over the counter) con una controparte che è quasi sempre Société Générale, capogruppo di Lyxor. Nei casi in cui Lyxor si impegna con una controparte terza, SocGen garantisce lo swap, fornendo un ulteriore livello di protezione per gli investitori. Secondo la normativa Ucits III, l’esposizione individuale al rischio di controparte è limitata al 10% del Nav del fondo in qualsiasi momento. Lyxor, comunque, azzera il rischio di controparte su base giornaliera. Lyxor attualmente non effettua operazioni di prestito titoli, il che aiuta a minimizzare il rischio complessivo di controparte. Le spese correnti sono pari allo 0,35%, superiori alla media dei concorrenti passivi. Morningstar assegna un rating Negative.

L’iShares FTSE MIB UCITS ETF utilizza invece la replica fisica per tracciare il rendimento dell’indice Ftse Mib. Questo vuol dire che il fondo contiene tutti i titoli del benchmark. iShares può fare attività di prestito di titoli per generare ricavi aggiuntivi. Queste entrate possono parzialmente compensare parte delle commissioni; gli eventuali ricavi del prestito sono divisi 62,5/37,5 tra il fondo e BlackRock. Nel corso del 2020, il fondo ha prestato in media il 20% dei propri titoli (il massimo giornaliero è stato il 36%). Per proteggere il fondo dal rischio di controparte che nasce da questa pratica (che teoricamente può portare a una perdita pari al 100% del capitale), iShares utilizza un collaterale superiore al valore del prestito. Le spese correnti sono pari a 35 punti base. L’ETF ha un Morningstar Analyst Rating pari a Negative.

Di Valerio Baselli