In questa prima parte del 2021, globalmente positiva, i mercati dei paesi emergenti hanno mostrato un andamento a due facce. Dopo un avvio promettente, il rally dell’equity emergente si è interrotto verso la metà di febbraio, come dimostra l’andamente dell’indice Morningstar Emerging Markets NR pari a +6,5% da inizio anno, ma che diventa -2,5% considerando gli ultimi tre mesi (in euro, al 6 maggio).

I mercati in via di sviluppo hanno ceduto significativamente, principalmente a causa del forte aumento dei rendimenti dei titoli di Stato Usa, che incidono negativamente sulle obbligazioni e sulle azioni degli emerging, soprattutto perché di solito si accompagna a un rialzo del dollaro. A questo va unito il fatto fatto che alcuni grandi paesi si trovano ancora stretti nella feroce morsa del Coronavirus, su tutti l’India.

“Siamo tuttavia convinti che un nuovo tapering – cioè un significativo ridimensionamento dei programmi di acquisto di obbligazioni seguito da una riduzione del bilancio della banca centrale – non è nemmeno lontanamente in agenda per i banchieri centrali, né negli Usa, né nella zona euro”, commenta in una nota il team Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management. “Inoltre, la maggior parte dei paesi emergenti oggi ha fondamentali decisamente migliori di allora. E a differenza del 2013, oggi si trovano davanti a una ripresa, non alla fine di una fase di boom economico. Tutto sommato, al momento non vediamo alcun motivo per modificare la nostra valutazione positiva a medio e lungo termine dei mercati emergenti”.

Nonostante i rischi associati – come l’instabilità politica e la forte volatilità – l’azionario emergente ha dimostrato nel lungo periodo di saper ripagare gli investitori. Dalla sua creazione nel dicembre dell’anno 2000, l’MSCI Emerging Markets ha segnato una performance annualizzata del 9,7%, conro il 6,4% dell’MSCI World (in euro, al 30 aprile). Scendendo ancora più nello specifico, l’universo emergente può essere particolarmente interessante per quegli investitori che cercano un reddito da dividendi. L’indice MSCI EM High Dividend Yield offre a fine aprile un dividend yield pari a 4,3, contro il 3,4 offerto dall’MSCI World Dividend Yield.

In genere, le strategie sui dividendi implicano il bilanciamento del rendimento da reddito corrente con la capacità del portafoglio di fornire una crescita del capitale a lungo termine. Tuttavia, le strategie possono variare da fondo a fondo: alcune mirano a massimizzare lo yield, mentre altre preferiscono un reddito inferiore ma stabile a lungo termine.

Ciò significa che gli investitori devono condurre una due diligence per determinare quale strategia si adatta meglio a loro. In questo senso, abbiamo analizzato quattro Exchange traded fund ad alto dividendo tra quelli esposti ai mercati azionari emergenti e disponibili agli investitori italiani.

iShares EM Dividend UCITS ETF

L’ETF di iShares si compone di un portafoglio relativamente concentrato di 100 azioni ad alto dividendo. Viene applicato uno screening relativo alla capacità di pagamento e l’obiettivo principale della strategia è fornire il massimo rendimento attuale attraverso i titoli selezionati indipendentemente dalle caratteristiche di qualità e dalle dimensioni.

Ciò rende la strategia particolarmente vulnerabile alle cosiddette “trappole da dividendi”: una situazione in cui le azioni mostrano rendimenti da dividendi attesi elevati che sono troppo belli per essere veri. In molti casi, il motivo dell’alto yield è spiegato da un calo del prezzo delle azioni poiché il mercato prevede problemi relativi al business di riferimento.

Poiché il fondo non pesa le società in base alla loro capitalizzazione di mercato, ha un’inclinazione verso le società a piccola e media capitalizzazione, il che può comportare una maggiore volatilità. Tuttavia, per limitare il rischio di concentrazione, le esposizioni per paese sono limitate al 25%.

SPDR S&P Emerging Markets Dividend Aristocrats UCITS ETF

Questo ETF pondera i propri componenti in base al dividendo che pagano. A differenza dell’ETF di WisdomTree, tuttavia, la dimensione dell’azienda non viene considerata, il che tende a innalzare il numero di small cap in portafoglio.

Questo approccio massimizza il rendimento attuale ma può limitare il potenziale di rendimenti futuri. Questo perché quando le aziende distribuiscono la maggior parte dei loro guadagni, hanno meno da investire in nuovi progetti.

Per evitare le trappole dei dividendi, SPDR richiede almeno tre anni ininterrotti di profitti stabili e distrubuzione di dividendi. Sebbene ciò non sia infallibile, aiuta a migliorare la qualità complessiva del portafoglio e riduce la possibilità di investire in potenziali tagli ai dividendi.

Avendo solo una cinquantina di azioni, la performance potrebbe essere a rischio di forti perdite da singole società. Per affrontare questo problema, SPDR limita la ponderazione verso singoli titoli, settori e paesi rispettivamente al 3%, 25% e 25%.

Fidelity Emerging Markets Quality Income UCITS ETF

Invece di concentrarsi solo sul dividend yield, questo ETF setaccia l’universo azionario alla ricerca di società con un business di qualità e altamente redditizio. I candidati vengono giudicati in base a una serie di fattori, tra cui l’efficacia con cui convertono i ricavi in liquidità e quanto bene e per quanto a lungo riescano a onorare i propri obblighi di debito. Questo approccio riduce in modo significativo la probabilità di investire in società con profitti traballanti o indebitate, il che può portare a tagli dei dividendi.

L’avvertenza per gli investitori in cerca di reddito è proprio il dividend yield: al 3,6%, è il più basso del gruppo di ETF che stiamo analizzando. Tuttavia, a causa del suo focus su società di qualità, il fondo ha un forte potenziale per offrire solidi rendimenti a lungo termine, ovvero dividendi reinvestiti più apprezzamento del capitale.

Inoltre, con circa 140 azioni, il fondo è ben diversificato e le ponderazioni per paese e settore sono limitate per corrispondere a quelle dell’indice generale dei mercati emergenti.

WisdomTree Emerging Markets Equity Income UCITS ETF

Il fondo di WisdomTree ha un portafoglio molto ampio e diversificato che cerca società che pagano il più alto ammontare di dividendi in dollari. In paertenza, nella costruzione del portafoglio, alle società viene assegnato il peso standard che avrebbero in un benchmark azionario tradizionale (basato quindi sulla capitalizzazione di mercato). Le ponderazioni vengono poi aumentate o diminuite a seconda del rendimento da dividendo che offrono.

Questo approccio favorisce tipicamente le aziende dei settori dei servizi di pubblica utilità, dei materiali e dell’energia, oltre che i titoli finanziari che attualmente contano per il 30% del portafoglio. poiché questi di solito hanno rendimenti superiori alla media di mercato. Attualmente, il peso combinato di questi settori nell'ETF WisdomTree è di circa il 45%, rispetto a una media del 13% tra i fondi della stessa categoria Morningstar.

Nel processo di valutazione degli analisti di Morningstar, in genere preferiamo lo screening di qualità delle società rispetto alla ricerca di rendimento di base. Tuttavia, il nostro giudizio si “ammorbidisce” nel caso di strategie altamente diversificate. Questo è il caso dell’ETF WisdomTree, che detiene quasi 500 azioni, il che aiuta a distribuire il rischio di eventuali tagli ai dividendi in futuro. Rispetto agli altri tre fondi, poi, questo replicante si distingue grazie alle spese correnti più basse, dello 0,46%.

Le performance

Qui sotto confrontiamo i rendimenti di questi quattro strumenti su vari orizzonti temporali. Sui periodi più lunghi tra quelli a disposizione, la strategia votata alla “qualità” sembra esere la vincente (essendo stato lanciato nell’ottobre del 2017, l’ETF di Fidelity non ha ancora cinque anni di vita), mentre su periodi più corti le cose possono cambiare sensibilmente. Ecco perché è fondamentale che gli investitori abbiano in mente un chiaro orizzonte temporale.

Dati in euro al 6 maggio 2021. Fonte: Morningstar Direct.

Di Valerio Baselli