L’industria degli Etf (Exchange traded fund) strategic beta, più comunemente noti come smart beta, ha raggiunto la piena maturità. A dirlo è il rapporto annuale di Morningstar su questi strumenti che si caratterizzano perché cercano sia di incrementare la performance, sia di modificare il livello di rischio relativo rispetto ai benchmark standard, rappresentando una via di mezzo nello spettro attivo-passivo.

I flussi di raccolta si sono ridotti sensibilmente, il numero di prodotti è sceso per la prima volta nel 2020, perché le chiusure hanno superato i debutti, e le pressioni sui costi sono aumentate. L’industria delle strategie passive sembra aver imboccato nuove vie, tra cui gli Etf sostenibili e quelli tematici.

Il panorama globale dell’industria degli Etf strategic beta nel 2020

I numeri dell’industria globale

A fine 2020, Morningstar ha stimato che nel mondo ci fossero 1.367 strategic beta per un patrimonio complessivo di 1,22 mila miliardi di dollari. Gli asset sono cresciuti del 12,2% l’anno scorso, un incremento che è principalmente imputabile all’andamento dei mercati azionari (l’indice Morningstar global markets è salito di circa il 16%).

I flussi netti globali sono stati pari a 28,2 miliardi di dollari, con una crescita organica del 2,6%, in rallentamento rispetto agli anni scorsi. Il numero di strumenti quotati è sceso del 2,9% nel 2020. Tra i più popolari Etf strategic beta ci sono quelli con focus sui dividendi, ma a fine 2020 si è registrato un ritorno di interesse per quelli con orientamento value, uno stile che sta cercando di riprendersi il terreno perduto negli anni scorsi a causa dell’avanzata dei titoli growth. Nonostante lo shock dei mercati causato dal Covid-19, gli investitori non si sono rifugiati negli strumenti a bassa volatilità, che, al contrario, hanno registrato deflussi.

L’Europa paga il prezzo più alto nel 2020

Il mercato statunitense degli smart beta è il più grande ed è anche quello che mostra i maggiori segni di saturazione. Rappresenta l’88,4% delle masse globali, pari a oltre mille miliardi di dollari in termini assoluti. Il lancio di nuovi prodotti è stato il più basso dal 2009 ed è stato superato di 2,5 volte dalle chiusure.

L’Europa è il secondo mercato per dimensioni, ma è molto più piccolo. Il patrimonio ammonta a circa 76,8 miliardi di dollari (6,3% delle masse globali). Gli Etf strategic beta europei hanno sofferto più di tutti nel 2020. Gli asset sono scesi del 4% rispetto al 2019 e i riscatti hanno superato le sottoscrizioni, con un saldo netto di -3,5 miliardi di dollari. L’anno scorso hanno debuttato 17 prodotti di questo tipo e ne sono stati chiusi 18, un chiaro segnale che gli emittenti hanno deciso di puntare su altre strategie, in particolare quelle tematiche e sostenibili.

Gli Etf multifattoriali sono stati i più colpiti dalla crisi nel 2020. “Nonostante la promessa di essere ‘fondi per tutte le stagioni’ hanno deluso le aspettative degli investitori negli ultimi anni”, si legge nel report di Morningstar. Hanno sofferto deflussi anche le strategie sui dividendi, che, però, rimangono le più importanti in termini di asset gestiti.

I protagonisti in Europa

Tra gli emittenti, iShares domina con una quota di mercato di oltre il 49% in Europa, seguita con distacco da Xtrackers (7,9%) e State Street (7,7%). I tre più grandi Etf strategic beta sono iShares Edge MSCI World Minimum Volatility ETF (Analyst rating pari a Silver, al 30 giugno 2020; report di Dimitar Boyadzhiev), iShares Edge MSCI World Value Factor ETF e SPDR S&P US Dividend Aristocrats ETF.

I più grandi Etf strategic beta in Europa

L’anno in tono minore degli smart beta contrasta con l’andamento dell’industria europea degli Etf nel 2020, la quale ha saputo superare i forti deflussi di marzo, causati dallo scoppio della pandemia, e ha toccato nuovi record. Di conseguenza, si è ridotta la quota di mercato degli strategic beta, dal 7,6 al 5,8%, il livello più basso dal 2014.

La quota degli Etf strategic beta sul mercato europeo degli Etf (%)

Di Sara Silano