L’Europa dell’est sembra aver trovato un passo simile a quello degli altri mercati globali, ma deve fare ancora molta strada per recuperare quello che ha perso nel corso del 2020.

L’indice Morningstar Emerging Europe nell’ultimo mese (fino al 31 marzo e calcolato in euro) ha guadagnato il 4,5% portando a +6,2% la performance da inizio anno. Il risultato da gennaio lo mette in linea con il paniere mondiale relativo alle aree emerging e non eccessivamente distante dal basket Global markets.

Il problema è che, per recuperare quello che si è lasciato dietro nel corso dell’anno scorso (-17,2% mentre gli altri due indici hanno chiuso in territorio ampiamente positivo), di strada ne dovrà percorrere ancora parecchia.

Indici Morningstar Emerging Europe, EM e Global Markets a confronto dal 2020

Dati in euro aggiornati al 31 marzo 2020

Base: 10.000 euro

Fonte: Morningstar Direct

Guardando a due stati che formano questo universo di investimento attualmente, secondo il Morningstar Global Market Barometer, l’azionario Russia è sottovalutato dell’8%, mentre quello polacco tratta con uno sconto del 7% (relativamente alle stock coperte dall’analisi Morningstar. Dati in valuta locale al 30 marzo 2021).

Ma da cosa deriva tutto questo ritardo da recuperare? Da una parte ha influito lo scoppio dell’emergenza pandemica che, per un certo periodo, ha allontanato gli investitori soprattutto dagli investimenti più rischiosi (e l’Europa emergente rientra fra questi). Bisogna considerare anche la composizione degli asset che formano questo universo di investimento a livello settoriale.

Troppa old economy

Nell’Europa emergente le banche e i titoli della old economy, come le banche e l’energia, rappresentano quasi il 70% degli indici di riferimento. Nel paniere Morningstar Emerging Europe, ad esempio, i servizi finanziari pesano per oltre il  25% del basket, mentre per l’energy si arriva a più del 33%.

Composizione settoriale indice Morningstar EM Europe

Dati aggiornati al 28 febbraio 2021

Fonte: Morningstar Direct

“Questi settori tendono a muoversi in linea con i rialzi e ribassi dell’economia. Il comparto energetico, inoltre, nel lungo termine deve affrontare anche sfide ambientali, sociali e di governance con il mondo che si avvia verso la decarbonizzazione”, spiega Rollo Roscow, Emerging Markets fund manager di Schroders. “Il brusco calo dell’attività economica nel secondo trimestre ha fatto crollare la domanda e i prezzi dell’energia, ponendo anche dubbi riguardo ai debiti insoluti per le banche. Rispetto ai mercati asiatici, inoltre, vi sono meno opportunità nelle aziende tech e nei temi di crescita di lungo termine, che sono indipendenti rispetto alla crescita economica più generale”.

Nel paniere Morningstar, l’hi-tech pesa solo per l’1%. Guardando, invece, ai fondi specializzati sulla parte emerging dell’Europa si nota come le banche rappresentino, mediamente, poco più del 21% dei portafogli, mentre l’energy supera il 25%. La tecnologia non arriva al 3%.

Nella tabella in basso sono elencati, in ordine alfabetico i fondi della categoria Morningstar Emerging Markets Europe con la presenza netta di azionario banche, energia e hi-tech.

Fondi Emerging Europe

Dati di portafoglio al 28 febbraio 2021

Fonte: Morningstar Direct

Di Marco Caprotti