Accedere al credito bancario per chi desidera avviare una piccola o media impresa è diventato sempre più difficile. Molto spesso, infatti, i titolari di aziende o che si avviano a diventarlo non possiedono i requisiti per poter richiedere mutui o prestiti, quindi rischiano di non veder mai nascere la propria impresa.

Per chi riesce ad accedervi, poi, tantissime sono le incognite, accentuate anche da questa nuova ondata di crisi economica dovuta alla pandemia. Ecco che, in soccorso degli imprenditori, arriva una forma diversa di credito rappresentata dalla finanza alternativa in cui viene escluso l’intermediario (la banca il più delle volte) tra chi chiede il prestito e chi intende concederlo.

Finanza alternativa: che cos’è e in che modo favorisce le start up e le PMI

Generalmente la finanza alternativa viene utilizzata per incentivare lo sviluppo delle start up e delle PMI (piccole e medie imprese) che generalmente hanno più difficoltà ad accedere a forme di credito fornite da istituti di prestito o da banche. 

Una buona alternativa a questo tipo di credito può essere anche la figura dell’angel investor, un investitore privato che apporta denaro, ma anche conoscenze e il suo bagaglio di relazioni utili, a una nascente impresa e in cambio ne diventa socio.

Se invece non si vogliono cedere quote di capitale, è bene puntare sulla finanza alternativa che mette in diretto contato debitori e creditori per sviluppare progetti innovativi.

Il potenziale di questo nuovo modo di investire è enorme ed è aumentato incredibilmente durante l’anno caldo della pandemia. In 12 mesi, da luglio 2019 a giugno 2020, questo modo di finanziare le nascenti imprese ha veicolato in Italia circa 2,7 miliardi di euro con un aumento di 200 milioni sullo stesso periodo dell’anno precedente. A pubblicare i dati è stata la Scuola di Management del Politecnico di Milano insieme a Unioncamere e Innexta

Sono tanti i canali di finanza alternativa a cui si può accedere: il crowdfunding, che è anche il più diffuso, i minibond, l’invoice trading, il direct lending, il private equity e le ICOs.

Perché la finanza alternativa può svoltare il futuro delle imprese

Nel Regno Unito circa il 50% delle piccole e medie imprese si è già rivolto al sistema della finanza alternativa per poter avere a disposizione un credito senza rivolgersi alle banche. In Italia la percentuale delle imprese che ha scelto questa via è ancora piuttosto bassa, anche se in crescita.

Svincolarsi da un sistema bancocentrico è importante perché permette agli imprenditori di avere un maggior controllo sulla propria azienda. Certamente rivolgersi a una banca risulta all’apparenza più facile perché agli istituti di credito non importa quale sia il progetto che tu voglia portare avanti, l’importante è guadagnare e restituire il prestito.

Sulle piattaforme di finanza alternativa è invece importante emergere, attirare l’attenzione dell’investitore con idee interessanti e che abbiano prospettive a lungo termine. Questo, alla lunga, si riflette anche sull’andamento dell’azienda che avrà a capo persone sempre stimolate a fare di più e a farlo meglio degli altri.

Inoltre, cosa molto importante, questo modo di fare credito alle imprese si è posto come obiettivo quello di colmare il gap che nel tempo si è venuto a creare tra le banche e le imprese. Con le crisi economiche che negli anni si sono succedute (2008-2012-2020) per molti piccoli imprenditori è diventato praticamente impossibile riuscire a ottenere prestiti perché non in grado di fornire garanzie. Vedremo invece come alcuni canali della finanza alternativa non necessitano di alcuna garanzia da parte degli imprenditori, che possono rivolgersi agli investitori presentando i loro progetti e le loro idee senza il fiato sul collo di dover restituire mensilmente quanto chiesto.

Il crowdfunding, il metodo di finanza alternativa che mobilita le folle in favore delle imprese

Si è sviluppato soprattutto nel periodo della pandemia, ma già da prima il crowdfunding stava iniziando a diffondersi enormemente sul web tanto che in Italia sono nati portali dedicati come “Gofundme” o “Crowdfundme”. Portali che le imprese possono utilizzare per veicolare le proprie raccolte fondi.

Banalmente, il crowdfunding consiste nella raccolta di denaro per finanziare un progetto. Come quando un gruppo di amici raccoglie denaro per fare il regalo di compleanno a un componente del gruppo. Ne esistono di quattro tipi: reward, equity, lending e donation.

Il reward crowdfunding, che è il più diffuso, viene utilizzato soprattutto per finanziare i progetti culturali ed è anche un metodo utilizzato dalle start up per testare i loro prodotti. Infatti, gli investitori, vengono ricompensati dell’investimento fatto verso l’impresa, ricevendo da quest’ultima il suo prodotto per poterne avere un riscontro in termini di qualità. Questo tipo di crowdfunding, quindi, è utile alle PMI e alle start up per capire come il prodotto può piazzarsi sul mercato.

Nell’equity crowdfunding i finanziatori diventano soci di minoranza dell’azienda, sena diritto di voto ma con diritto agli utili, ricevendo piccole quote in cambio del loro investimento. Gli utili poi si trasformano in dividendi se l’azienda cresce producendo profitti sempre maggiori.

Il lending crowdfunding è quello che più si avvicina al prestito bancario. Consiste, infatti, in un prestito che un privato fa a un altro privato attraverso una piattaforma che funge da intermediario. Il debitore poi restituisce la somma ricevuta al creditore, completa degli interessi maturati. 

Infine, il donation crowdfunging, proprio come dice la parola, è una vera e propria donazione. Non c’è quindi alcun ritorno materiale o economico per chi decide di finanziare il progetto ed è per questo che viene utilizzato soprattutto dalle associazioni no profit e dalle Onlus, piuttosto che dalle start up o dalle PMI.

Nel corso del 2020 il settore del crowdfunding, in Italia, ha mobilitato circa 333 milioni di euro, con un aumento del 75% rispetto all’anno precedente. A trainare è stato il settore del donation nel quale, vista la pandemia, sono state attivate numerosissime raccolte fondi per progetti a favore di ospedali impegnati nella lotta contro il coronavirus. La più famosa raccolta fondi crowdfunding attivata lo scorso anno è stata lanciata dagli influencer Chiara Ferragni e Fedez attraverso la piattaforma Gofundme per la costruzione delle terapie intensive in zona Fiera a Milano. 

Leggermente in calo, invece, il settore dell’equity a causa delle incertezze che la crisi economica ha portato.

Invoice trading: il canale di finanza alternativa che coinvolge gli investitori istituzionali

L’invoice trading, che è nato nel Regno Unito ma sta velocemente prendendo piede anche in Italia, è la cessione dei crediti pendenti delle piccole e medie imprese a investitori istituzionali. Tutto attraverso delle piattaforme come CashMe, alle quali ci si iscrive per ricevere l’abilitazione e sottoporsi a un processo di “risk assestment”. 

Con questo tipo di finanza alternativa si riceve liquidità immediatamente. Infatti, dopo aver caricato le fatture sul portale ed essere stati ammessi alle contrattazioni tra investitori, l’azienda (se il processo è andato a buon fine) riceve un acconto del 90% dell’importo della fattura da pagare e il restante 10% in un secondo momento.

Le PMI possono cedere anche fatture in cui debitori risultino loro clienti, purché costituiti in Spa con almeno 5 milioni di euro di fatturato o in imprese Srl. In questo caso la fattura da cedere deve avere un importo minimo di 5mila euro.

Si tratta quindi di uno strumento utile per le aziende ancora in crescita o per quelle in difficoltà, che però sono ancora dotate di possibilità di recupero. Inoltre, è molto vantaggioso perché non richiede alcun tipo di garanzia e non sottopone i richiedenti ad alcun vincolo contrattuale. 

Gli altri canali della finanza alternativa

Tra gli altri canali di finanza alternativa un ruolo in primo piano è giocato dai minibond che possono essere emessi dalle aziende non quotate in Borsa, quindi dalle PMI. Si tratta di titoli di debito a medio-lungo termine con una data di scadenza e un tasso d’interesse che si configura in una cedola periodica. 

I minibond permettono alle imprese di avere liquidità per sviluppare progetti e investimenti. Possono essere emessi da quelle PMI che hanno un fatturato annuale di almeno 2 milioni di euro e contano almeno 10 dipententi. Dall’altra parte, possono essere sottoscritti da investitori istituzionali o da altri soggetti come banche, imprese o società di gestione armonizzate.

Il direct lending è un prestito che un’impresa offre a un’altra impresa, senza l’intermediazione della banca. Viene supervisionato dalla Banca d’Italia e dalla Consob dove la prima vigila sulla gestione dei movimenti e la seconda sulla trasparenza dei movimenti stessi. Inoltre la Banca d’Italia è quella che rilascia l’autorizzazione al prestito entro 60 giorni da quando ne riceve richiesta.

Il private equity è un investimento da parte di un esperto in settori ad alto potenziale di crescita, per poterne tratte profitto in un arco di tempo prestabilito contribuendo anche alla crescita stessa dell’azienda. Infatti, nel private equity, l’investitore mette a disposizione della PMI non solo il suo denaro, ma anche il suo know how e le sue competenze partecipando alla pianificazione della strategia dell’impresa, ma comunque lasciando carta bianca all’imprenditore su come poi agire effettivamente sul campo. Un tipo di investimento di private equity è la venture capital, che interviene nel caso in cui l’azienda chiuda il proprio bilancio in negativo o abbia bisogno di grandi quantità di denaro per lanciare un prodotto.

Infine, le initial coin offerings (ICOs) si basano sulle criptovalute e, tecnicamente, non sono regolamentate. Le ICO consistono in finanziamenti di progetti e imprese, attraverso la tecnologia di blockchain. L’investitore, nel momento in cui decide di finanziare un’azienda con il proprio denaro, acquista i token correlati al progetto su cui intende investire. Questi token gli garantiranno di finanziare il progetto e di partecipare alle future spartizioni degli utili.