Mercati privati, settore energetico e real estate americano sono stati tra i protagonisti del mercato dei fondi nel 2021. Con un rialzo del 54% in euro, l’immobiliare indiretto statunitense si è collocato al primo posto per performance, seguito dai private market e dal comparto petrolifero.

Negli Stati Uniti, le vendite di abitazioni sono vicine ai massimi degli ultimi 15 anni (stime del National Association of Realtors) e per molti americani le case sono diventate un investimento. Un incentivo è arrivato anche dai bassi tassi di interesse, ma la situazione sta cambiando con la Federal Reserve che ha fatto chiaramente capire che le politiche monetarie espansive dovranno prima o poi finire. Il settore immobiliare americano non sembra essere stato contagiato dalle difficoltà di quello cinese, che, per contro, ha destato molte preoccupazioni negli investitori internazionali dopo il caso Evergrande.

Il boom dei mercati privati

I mercati privati hanno conosciuto un vero e proprio boom negli ultimi anni, perché sempre più aziende si finanziano attraverso questo canale. L’indice Morningstar Pitchbook developed markets listed private equity ha guadagnato circa il 57% in euro nel 2021, contro il +28,7% dell’indice Morningstar dei mercati sviluppati. Il primo è stato in vantaggio sul secondo anche nel 2019 e 2020. Secondo gli analisti di Pitchbook (società del gruppo Morningstar), le prospettive per il 2022 rimangono positive, anche se resta l’incognita della pandemia e la possibilità che il quadro macro-economico diventi meno favorevole.

Confronto tra l’indice Pitchbook DM listed private equity e il Morningstar developed markets nel 2021 (base=100 euro)

A tutto gas

Il rally dei fondi azionari energia è forse il più scontato del 2021, a seguito dell’impennata dei prezzi di gas naturale e petrolio. Il trend è ancora più evidente se guardiamo all’andamento degli ETP (Exchange traded product) che investono su derivati con sottostante queste commodity, i quali hanno guadagnato oltre il 78% negli ultimi dodici mesi. Secondo Preston Caldwell, senior analyst di Morningstar, la domanda di oro nero raggiungerà il suo picco nel 2030 per poi cominciare a scendere, con un declino dell’11% entro il 2050, a dispetto degli obiettivi di azzeramento delle emissioni nette di carbonio. L’ipotesi di base è che non tutte le componenti della domanda di greggio potranno essere elettrificate. Se è vero che ci sarà una maggior diffusione di auto ecologiche, lo stesso non si può dire per gli aerei e le navi. Bisogna poi mettere in conto la crescita nei paesi emergenti, che passeranno dal rappresentare il 53% della domanda totale del 2019 al 66% nel 2050.

Previsioni Morningstar sulla domanda di petrolio a confronto con il consensus

Wall Street continua la corsa

Tra i fondi azionari geografici, quelli specializzati su Wall Street hanno registrato la migliore performance, con l’approccio misto che ha superato il value e il growth, in un anno in cui tra i due stili non c’è stato il divario del 2020, quando i titoli orientati alla crescita avevano nettamente dominato (+24% contro -4,76%). Nell’analisi di questi rendimenti, gli investitori europei devono anche considerare l’andamento del tasso di cambio, con il dollaro che ha recuperato rispetto ai minimi di fine 2020.

Confronto tra i fondi azionari USA in stile blend, value e growth nel 2021

L’Italia fa meglio dell’Europa

Nel Vecchio continente, l’Italia si è comportata meglio delle Borse dell’Eurozona, grazie al peso delle small cap e all’andamento favorevole dei settori finanziario e tecnologico, oltre che dei consumi ciclici e dell’energia. Le società a medio-piccola capitalizzazione pesano mediamente il 27,6% e il 19,6% nei portafogli dei fondi specializzati su Piazza Affari (dati al 30 novembre 2021), il che li rende più simili ai comparti della categoria azionari Europa small cap rispetto alle grandi capitalizzazioni. L’inizio del 2022 sarà probabilmente caratterizzato dall’incertezza sull’impatto della variante Omicron sull’economia e sull’andamento dell’inflazione. Inoltre, i primi mesi dovrà essere eletto il nuovo presidente della Repubblica per cui ci sarà grande attenzione sulla stabilità del governo per il proseguimento del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza). “La ripresa economica resta ben salda”, dice Massimo Trabattoni, responsabile azionario Italia di Kairos. “Si ipotizza una crescita del Pil di almeno il 6% nel 2021 e intorno al 4% nel 2022 (ma le stime potrebbero essere riviste al rialzo). A livello settoriale, rimane centrale il tema del PNRR che dovrà veicolare oltre 200 miliardi di euro verso l’economia italiana nei prossimi tre anni. Prevediamo quindi un buon andamento di quelle società che sono esposte all’economia domestica, in particolare le realtà che saranno degli abilitatori della digitalizzazione del paese e della svolta green verso i target dell’Accordo di Parigi”.

Confronto tra i fondi azionari Italia ed Europa nel 2021 (base=100 euro)

L’anno buio della Cina

Il 2021 è stato un anno da dimenticare per i fondi azionari Cina, che hanno perso in media l’11%, trascinando al ribasso l’equity emergente, che ha chiuso con un magro +5%. È andato un po’ meglio agli investitori che hanno puntato sui titoli A-shares (quotati a Shanghai e Shenzhen). Crescita economica in rallentamento, difficoltà del settore immobiliare e interventi normativi sui settori tecnologico, dell’istruzione privata e dei giochi online hanno pesato sul gigante asiatico. Tutta un’altra storia per la categoria Azionari India, tra le migliori nell’anno appena trascorso (+34%), così come quella dei mercati di frontiera.

Confronto tra i fondi azionari emergenti nel 2021 (base=100 euro)

Inflazione protagonista

Per gli investitori in fondi obbligazionari è stato un anno avaro di soddisfazioni, con l’eccezione dei comparti inflation-linked e high yield. I rendimenti medi in valuta locale sono stati negativi per i governativi e le emissioni corporate sia in euro che in dollari. Segno meno anche per il reddito fisso emergente. L’inflazione è diventata un argomento centrale per gli investitori e probabilmente continuerà ad esserlo nel 2022. Negli ultimi anni le banche centrali sono state impegnate a far ripartire l’economia, ma come si comporteranno se il caro-vita salirà ancora?

Confronto tra fondi obbligazionari in euro nel 2021 (base=100 euro)

“L’inflazione verosimilmente sarà transitoria, anche se i tassi resteranno alti anche nel 2022”, dice Chris Iggo, responsabile investimenti di AXA IM Core. “Se sarà così, i mercati obbligazionari saranno in grado di resistere a una stretta modesta fintanto che l’inflazione sembrerà effettivamente in diminuzione. Ma la politica monetaria sta per cambiare su scala globale. L’era degli interventi espansivi dettati dalla crisi pandemica sta per volgere al termine”.

Di Sara Silano