A dispetto dell’economia reale che arranca, i mercati finanziari hanno da tempo voltato pagina dopo il crollo terribile di marzo 2020, legato allo scoppio della crisi del Coronavirus. I listini azionari che nella prima parte dell’anno scorso avevano subito perdite rilevanti, sono saliti sensibilmente a partire già da aprile, riportandosi a valori superiori di quelli di inizio anno negli Stati Uniti e in Giappone e recuperando comunque gran parte delle perdite anche nell’area euro. La volatilità, inoltre, è progressivamente scesa dopo i massimi storici raggiunti nel primo trimestre.

Sul fronte del reddito fisso, rispetto alla fine del 2019 i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono scesi per i principali paesi, in particolare nell’ultimo trimestre dell’anno per quanto riguarda l’Eurozona, con i differenziali di rendimento dei titoli governativi italiani rispetto ai titoli tedeschi che si sono portati al di sotto dei livelli di fine 2019.

I risultati delle forme complementari hanno a loro volta beneficiato di tali condizioni più distese dei mercati finanziari. Secondo gli ultimi dati della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno mediamente guadagnato il 3,1%, i fondi pensioni aperti sono saliti in media del 2,9%, mentre i PIP di tipo unit linked sono scesi dello 0,2%. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico (e non a valori di mercato) e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, la performance annuale media è stata pari all’1,4%.

Entrando nel dettaglio delle diverse linee d’investimento, si va dal -1,3% segnato in media dai PIP unit linked azionari puri al +5,6% dei fondi negoziali azionari puri. Nello stesso periodo, il TFR si è rivalutato dell’1,2%.

Valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, poi, l’impatto della pandemia appare assai più limitato. A dieci anni, il rendimento medio annuo composto è pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,7% per i fondi aperti, al 3,3% per i PIP di ramo III (unit linked) e al 2,4% per le gestioni di ramo I (gestioni separate). Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del TFR è stata pari all’1,8%.

Le adesioni

Alla fine di dicembre 2020, le forme pensionistiche complementari contano 9,353 milioni di posizioni in essere; la crescita rispetto alla fine del 2019, pari a 236.000 unità (2,6%), continua a essere inferiore rispetto ai periodi precedenti alla pandemia. A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in 8,480 milioni di individui.

Rispetto alla fine del 2019, nei fondi negoziali si registrano circa 101.000 posizioni in più (3,2%), portandone il totale a 3,261 milioni. I maggiori incrementi si riscontrano nel fondo destinato ai lavoratori del settore edile (20.600 unità in più) e nel fondo rivolto ai dipendenti pubblici (14.000 unità in più). Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,628 milioni di posizioni, 76.000 unità in più (4,9%). Pei i PIP “nuovi” il totale delle posizioni, 3,508 milioni, è in aumento di 89.000 unità rispetto a fine 2019 (2,6%).

Le risorse in gestione

A fine 2020, le risorse destinate alle prestazioni sono pari a circa 196 miliardi di euro, 11 miliardi in più rispetto a quanto rilevato alla fine del 2019. Il patrimonio dei fondi negoziali risulta pari a 60,4 miliardi, il 7,5% in più. Per i fondi aperti si attesta a 25,4 miliardi e per i PIP “nuovi” a 39,2 miliardi, rispettivamente il 11,1 e del 10,4% in più.

I flussi contributivi nel 2020 hanno totalizzato 12,4 miliardi di euro (3% in più rispetto al 2019), attenuando la propria crescita rispetto al trend degli anni precedenti (poco sopra il 5% annuo) ma mantenendosi comunque in territorio positivo nonostante la crisi determinata dalla pandemia. “Il calo dei contributi osservato nel secondo trimestre, in corrispondenza della fase più acuta della crisi, è stato quindi recuperato – si legge nel comunicato della Covip - un’analisi che tiene conto della stagionalità in effetti conferma che il calo dei contributi specificamente imputabile all’emergere della pandemia sia comunque stato di ammontare limitato. La differenza tra il flusso complessivo incassato nel 2020 e quello del 2019 è positiva per circa 350 milioni di euro a livello di sistema; nelle diverse tipologie di forma pensionistica è positiva sia per i fondi negoziali e per i fondi aperti sia, seppure in misura marginale, per i PIP.”

I costi

Come di consuetudine, al fine di favorire la confrontabilità dell’onerosità delle forme pensionistiche complementari, la Covip ha aggregato nella tabella sottostante i valori degli ISC medi, massimi e minimi per le varie tipologie di forme e comparti. L’ISC (indicatore sintetico dei costi) è un parametro volto a fornire una rappresentazione complessiva dei costi che gravano a vario titolo nella fase di accumulo, esprimendo l’incidenza percentuale dei costi sulla posizione individuale dell’iscritto, per ogni anno di partecipazione al fondo. 

Fonte: Covip

Di Valerio Baselli