Zona euro in frenata, borse in ripiegamento, focus sul dollaro.

Produzione industriale Germania e Francia in calo

In Germania la produzione industriale scende a sorpresa per il secondo mese consecutivo: a febbraio -1,6% m/m da -2% (atteso +1,5%), anno su anno si registra un calo del 6,4% contro stime di -2,3%. 

Anche in Francia è crollata la produzione industriale nel mese di febbraio. Il calo mensile è stato del 4,7%, le attese erano per un aumento dello 0,5%

Rispetto a mese di febbraio 2020, l'ultimo prima della crisi economica provocata dal Covid-19, la produzione industriale è in contrazione del 6,6%.

Questi dati da soli basterebbero a spiegare la difficoltà degli indici europei a mantenere una intonazione positiva, ma i mercati sono probabilmente disturbati anche dall'andamento dell'inflazione in Cina, che rinforza il timore di una fiammata dei prezzi anche nelle altre economie, quella statunitense in primis, dove la ripresa economica sta accelerando. 

Cresce l’inflazione in Cina

I dati sull'inflazione in Cina sono infatti stati più solidi del previsto (i prezzi alla produzione, per altro, hanno registrato il tasso di crescita più elevato dal luglio 2018) e secondo diversi osservatori potrebbero indurre le autorità di Pechino ad intervenire. In marzo l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,4% annuo, dopo la deflazione dello 0,2% di febbraio e contro il rialzo dello 0,3% del consensus del Wall Street Journal. L'incremento anno su anno è stato del +4,4%, superiore al consensus e il più alto degli ultimi due anni, ed è stato spiegato dall'Ufficio di Statistica di Pechino con l'aumento dei prezzi delle materie prime. 

La Fed tranquillizza i mercati

Per fortuna ieri da parte del Chairman della Fed Jerome Powell è arrivata una nuova promessa di sostegno alla ripresa economica e la rassicurazione che anche se si dovesse verificare un aumento dei prezzi, la fiammata non sarà duratura, neutralizzando gli effetti della notizia che le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 2 aprile si sono attestate a 744 mila unità, superiori alle attese (680 mila) e al dato della settimana precedente (728 mila unità).

Euro dollaro barometro della situazione

Il suggerimento per gli investitori è di seguire con attenzione l'andamento del cambio euro dollaro: il rialzo delle ultime sedute, dai minimi di inizio mese di area 1,17 fino a 1,1920 circa, è stato contemporaneo con la ritirata dei rendimenti sui Treasury Usa da area 1,75% fino all'1,6% circa, un movimento del quale si sono avvantaggiati i mercati azionari. In area 1,1920 il cambio si è trovato a confronto con il 38,2% di ritracciamento del ribasso dal picco di fine febbraio, una resistenza rilevante ricavata dalla successione di Fibonacci che per il momento ha contenuto il rialzo (la debolezza del dollaro). Un salto oltre area 1,1920 confermerebbe l'intenzione del mercato di puntare almeno fino in area 1,20, un movimento al quale con buona probabilità corrisponderebbe un ulteriore allentamento delle pressioni al rialzo sui rendimenti Usa e quindi una maggiore facilità di crescita per la borsa. Da non dimenticare che i rendimenti crescenti negli States condizionano, per un semplice effetto di simpatica, anche quelli sul debito dell'area euro, e quindi non possono essere considerati ininfluenti anche per i nostri mercati. La mancata rottura di 1,1920 da parte dell'euro dollaro e la violazione di area 1,1850 potrebbero invece fare sorgere seri dubbi sulla possibilità di una ulteriore crescita dei listini azionari.

In favore di uno scenario di crescita dell'azionario contribuisce anche la condizione del decennale Usa.

Rallenta la discesa del Treasury

Il future sul Treasury decennale sembra infatti pronto a mettere a segno un rimbalzo. I prezzi si sono scontrati nelle ultime sedute con la media mobile esponenziale a 20 giorni, passante in area 131,85 (prezzi espressi in centesimi). Il rallentamento nella discesa, che era stata molto rapida tra fine gennaio e inizio marzo, del resto è evidente, tanto che è comparso un piccolo doppio minimo (figura rialzista) con base in area 130,80 dal 30 marzo. Se i prezzi dovessero salire oltre area 132 potrebbe partire un rimbalzo verso area 133,50/134, quindi un calo dei rendimenti. Ovviamente se i prezzi dovessero muoversi in direzione diversa, andando a violare il supporto critico di area 130,80, verrebbe segnalata la ripresa del ribasso delle quotazioni (e del rialzo dei rendimenti) dopo la recente pausa. Dal momento che la crescita dei rendimenti sui bond disturba quella delle borse, se il doppio minimo sul grafico del Treasury decennale venisse confermato, ne deriverebbero segnali di rafforzamento anche per il mercato azionario. 

E cosa dire del Ftse Mib? 

Ftse Mib, per adesso il trend resta positivo

I prezzi si muovono all'interno di un canale rialzista ormai dai minimi di fine gennaio, una coppia di linea parallele dalla inclinazione positiva che delimitano il movimento dell'indice. Il 6 aprile c'è stato in area 24900 il tentativo di superare la linea mediana del canale, un'impresa che non è andata a buon fine e dalla quale è scaturito un ripiegamento. Fino a che l'indice rimarrà al di sopra della base del canale, passante in area 24200, la tendenza di fondo potrà comunque essere considerata positiva e i prezzi potrebbero tentare un nuovo test dei 25000 punti. La rottura di questa resistenza sarebbe da leggere come un segnale di forza anche in ottica di medio periodo, introduttiva a movimenti verso area 28000 almeno. Resistenza intermedia a 26000, limite superiore del canale crescente citato. Attenzione invece alla violazione dei 24200 punti, in quel caso si potrebbero verificare discese anche ampie.

(Alessandro Magagnoli)