Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Fabrizio Brasili, analista finanziario, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e in particolare di Piazza Affari. Chi volesse contattare Fabrizio Brasili può scrivere all'indirizzo email: f.bsuperguru@yahoo.it.

I mercati azionari continuano a mostrare un'intonazione rialzista. Si aspetta nuovi progressi a breve?

Guidati sempre dai mercati USA, che non dimostrano più quella baldanza della fine dell'era Trump e dei primi giorni di quella Biden, avendo gia' ampiamente scontato i 1.900 miliardi iniettati nel sistema finanziario, anche tutti gli altri mercati si accodano, ma con scarsi volumi e convinzione.

Prendendo ad esempio l'indice più importante ed affidabile, l'S&P500, ma questo vale anche per il più conosciuto ma molto meno rappresentativo Dow Jones, notiamo che negli ultimi 12 mesi il primo è passato dai 2.500 punti agli oltre 4.000 punti,

La cosa più eclatante e che potrà far riflettere circa la esagerata esuberanza dei mercati USA e non solo, è che l'S&P500, per passare dai 2.000 ai 3.000 punti aveva impiegato ben 10 anni!

A parte il super-dopato mercato USA, con continue forti iniezioni di liquidità, e la pessima abitudine da parte di tutte le società quotate di avvalersi dell'acquisto di proprie azioni, il rapporto prezzo-utili arrivato a valutazioni fuori da ogni sana e corretta valutazione.

Siamo anche leggermente sopra il rapporto prezzo-utili poco prima della prima grande bolla del 2000.

Temiamo che l'S&P500 possa a breve scendere bruscamente anche fino alle vecchie resistenze su cui si è scontrato fra estate ed autunno 2020, poste in area 2.550/2.580.

Per il più mediatico Dow Jones, significherebbe pervenire anche fino a 29.200/29.500 punti, subito seguiti dal Giappone e dalla Cina, ed ancora di più dall'Europa, soprattutto dai mercati più fragili fra cui quello italiano.

A Piazza Affari il Ftse Mib viaggia su nuovi massimi dell'anno. Quali le attese per le prossime sedute?

A Piazza Affari il future sul Ftse Mib si è spinto sui valori pre-Covid 19 e sui top degli ultimi 5 anni, senza averne oltretutto i titoli.

Nulla in più è stato risolto, nè per l'aspetto sanitario-pandemico, nè per gli aspetti sociali ed economici. Tutte le riforme attese da anni, anche dall'Europa, ancora latitano in Italia.

Facile prevedere che statisticamente sia più probabile una discesa almeno fino a 22.200/22.500 punti del future sul Ftse Mib con scadenza giugno, con punte intraday di sell-off anche fino ai 21.500/21.800 punti.

Come valuta l'attuale impostazione di Unicredit e Intesa Sanpaolo e quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Premesso che siamo, come gran parte degli analisti, sempre più preoccupati per la evidente irrazionalità dei principali mercati azionari e che restiamo evidentemente negativi sugli stessi, andiamo ad analizzare quello che invece ci preoccupava un po' meno, ossia i singoli titoli.

Negli ultimi sei mesi abbiamo sempre più ridotto l'esposizione, in quantità soprattutto, fino ad annullarla quasi del tutto, virando con piccole quantità su alcuni titoli con l'acquisto di opzioni call.

Fra questi titoli c'era anche Intesa Sanpaolo, che preferiamo ancora rispetto ad Unicredit, alle prese ancora con una acquisizione a due od a tre, staremo a vedere.

Nel peggiore dei casi il gruppo si dovrà accollare il boccone pesante ed indigesto di Banca Monte Paschi.
In tutti e tre questi casi, Unicredit si dovrà accollare pur sempre un ingente esborso in contanti e/o in carta.

E' evidente che Unicredit non potrà di certo performare meglio del mercato e di sicuro non meglio del suo maggiore competitor, Intesa Sanpaolo.

Il consiglio quindi è di restare fuori da Unicredit e di puntare su Intesa Sanpaolo che nel frattempo pare aver digerito molto bene la grande operazione con Ubi Banca, continua ad avere grande liquidità, a distribuire elevati  dividendi ripetitivi.

I prezzi ora sono un po' tirati, ma al momento non preoccupano, anche se abbiamo suggerito di rimanere al massimo con un 10% di esposizione puramente tattica su Intesa Sanpaolo.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Azimut e Finecobank?

Pur in un contesto previsto negativo in generale per il mercato azionario, fra i due titoli da lei indicati preferiamo leggermente FinecoBank rispetto ad Azimut.

Il primo ha ancora spazio quantomeno per arrivare ai 15,50 euro, rimasti i massimi assoluti.
Azimut invece ha ormai toccato i 20 euro ed è ad un soffio dai 21 euro, ma la realtà è che Azimut e FinecoBank sono da alleggerire molto o da vendere.

Per quanto risposto in precedenza, e per lo svuotamento progressivo dei vari conti e cessioni più o meno imposti da gli intermediari, considerando anche le chiusure unilaterali della liquidità presente superiore a 100.000 euro, si possono prevedere a breve-medio termine spostamenti di liquidità a favore di impieghi produttivi e più remunerativi, come polizze con garanzie del capitale e cedola oltre che verso il mercato immobiliare per locazione.

L'euro-dollaro è ripartito dai recenti minimi? Cosa aspettarsi ora?

Toccato il massimo di discesa verso gli 1,1720, in caso di possibile rottura di detti supporti l'euro-dollaro potrebbe ancora leggermente scendere fin anche verso quota 1,16/1,1650.

A medio-lungo termine, con la continua forte ascesa del debito pubblico USA, l'euro-dollaro potrebbe ritornare sui livelli resistenziali di area 1,23/1,235, o superarli fino ad un'area strategica a 1,25.

Stessa musica per lo Yen che contro dollaro ora si trova in forte vantaggio in area 110/110,50 e che potrebbe andare ancora meglio per il suo export fino a 111/112 se il dollaro si apprezzasse fino a 1,16/1,1650 contro l'euro.

Se invece l'euro-dollaro dovesse salire fino a 1,23 e 1,25, allora il dollaro-yen scenderebbe prima verso 103,50/104 e poi verso 102/102,50, a meno di precisi e tempestivi interventi della Bank of Japan, finalizzati ad indebolire la sua moneta.