Le prossime dimissioni del premier giapponese Yoshihide Suga non sembrano aver spaventato gli investitori che guardano all’azionario del Sol levante.

L’indice Morningstar Japan, dal giorno dell’annuncio dato il 2 settembre, ha guadagnato (in euro) il 3,95% (+4,08% in yen). In un mese il paniere è salito del 6,12% portando a +11,67% la performance da inizio anno. In quattro settimane il basket Global Markets ha segnato +1,5% (+20,67% da gennaio).

Indici Morningstar Japan e Global Markets a confronto da inizio anno

Dati in euro

Dal punto di vista delle valutazioni di Borsa, attualmente secondo il Morningstar Global Market Barometer, l’azionario nipponico è sottovalutato del 4% rispetto al rapporto Price/Fair value (relativamente alle stock coperte dall’analisi Morningstar. Dato in yen aggiornato al 6 settembre 2021).

Per quanto riguarda le categorie Morningstar in cui sono raccolti i fondi che investono nell’equity giapponese, il segmento Large cap in un mese ha guadagnato il 6,4%, portando a +12,05% la performance da inizio anno. I fondi small\mid cap in quattro settimane hanno segnato +6% (+11,19% da gennaio).

Categorie Morningstar Japan a confronto da inizio anno

Dati in euro

L’addio di Suga

Suga ha annunciato – a sorpresa – il ritiro della propria candidatura alle presidenziali del Partito Liberal Democratico (Lpd) del Giappone. In vista dello scioglimento della Camera Bassa e delle elezioni generali che si dovrebbero tenere entro il 28 novembre, le principali due fazioni dell’Lpd, guidate dall’ex premier Abe Shinzō e dal suo sodale Asō Tarō hanno fatto pressioni su Suga perché abbandonasse la guida del partito per far posto a volti nuovi capaci di un maggior richiamo elettorale. La decisione del premier uscente è arrivata dopo un anno di mandato in cui si è trovato a gestire questioni come la pandemia di coronavirus e le Olimpiadi di Tokyo.

In questa situazione, cosa devono aspettarsi gli investitori? “E’ importante notare che l’Lpd  mantiene un elevato livello di controllo, mentre l’opposizione è allo sbando”, spiega Archibald Ciganer, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Japanese Equity di T. Rowe Price. “Il supporto pubblico per le riforme auspicate, come quelle che fanno parte della cosiddetta ‘Abenomics’, resta forte. Guardando al medio termine, il Giappone è forse il più aperto e ciclico dei mercati. È strettamente allineato con l’economia globale, e via via che l’economia si riprenderà post pandemia, le aziende giapponesi beneficeranno della ripresa, più di altre regioni e mercati”.

Su un orizzonte di lungo termine, secondo il gestore bisognerà fare i conti con lo scetticismo sui miglioramenti alla corporate governance. “Però è uno sviluppo in cui crediamo fortemente e che stiamo sperimentando in loco. Con tali miglioramenti i guadagni cresceranno e attireranno un numero maggiore di investitori stranieri”, dice il gestore.

Fusioni fra le banche regionali

Dal punto di vista operativo, l’attenzione degli analisti di Morningstar che seguono il paese è per l’ondata di consolidamento che sta interessando le banche regionali. L’ultima operazione in ordine di tempo è stata, a luglio, l’accordo di matrimonio fra Tohoku Bank, (un isituto basato nella prefettura di  Iwate) e Fidea Holdings, un conglomerato che controlla due istituti nella stessa regione.

“Negli ultimi sei mesi, tre altre banche regionali giapponesi hanno stretto accordi simili”, spiega Michael Makdad, Senior Equity Analyst, secondo cui il consolidamento continuerà per almeno due motivi. “Primo: le banche che hanno ricevuto soldi pubblici, li hanno ottenuti dietro la garanzia data al governo di procedere a delle fusioni entro marzo del 2023. Secondo: fino al 2030 le piccole banche regionali, per decisione della Bank of Japan, sono esentate dal seguire i regolamenti antimonopolio. Una scelta che l’istituto ha adottato proprio per dare impulso alle fusioni”.

Di Marco Caprotti