L’idrogeno viene universalmente riconosciuto come uno degli elementi più utili per arrivare a produrre energia senza creare anidride carbonica e, di conseguenza, per abbassare le emissioni di ozono nell’atmosfera.

Che questo, dal punto di vista degli investimenti, lo renda un asset da avere in portafoglio a tutti i costi, secondo gli analisti di Morningstar è invece una faccenda da valutare con attenzione.

Sicuramente la questione dell’idrogeno e del suo utilizzo interessa molto. Basta guardare quello che sta succedendo in Europa e negli Usa.

I piani dell'Ue, ad esempio, prevedono la costruzione di impianti di elettrolisi per produrre idrogeno per un totale di 40 gigawatt. Per avere un raffronto basti considerare che l'impianto più grande del mondo, in Giappone, è di soli 10 megawatt e la capacità globale totale è di circa 100 megawatt.

Gli Stati Uniti, intanto, hanno speso più di 4 miliardi di dollari nella ricerca sull'idrogeno negli ultimi due decenni e il presidente Joe Biden nel suo piano per l'energia pulita ha delineato che vuole portare i costi dell'idrogeno verde in linea con quelli delle fonti convenzionali.

La miscelazione dell'idrogeno con il gas naturale e l’utilizzo di pipeline dedicate all'idrogeno consentirebbe, tra l’altro ai proprietari delle reti di distribuzione di prolungare la vita utile degli impianti di distribuzione esistenti per anni.

La questione dei costi, però, non è secondaria. "Anche se i prezzi dell'idrogeno diminuissero ai livelli previsti dal consensus arrivando alla forchetta compresa fra 1,5 e 2 dollari per chilogrammo avremmo comunque bisogno di tasse sul carbonio molto alte per far funzionare davvero il sistema da un punto di vista economico" (vedi grafico sotto).

Ma ci sono altri fattori da considerare.

  • Uno sono le infrastrutture. “Negli Stati Uniti per garantire una distribuzione capillare si dovrebbero utilizzare gli impianti che ora vengono usati per gli idrocarburi”, dice lo strategist. “Il problema è che di solito sono fatti di plastica o acciaio, due elementi che reagiscono male al contatto con l’idrogeno”.
  • Ci sono, poi, questioni regolamentari da risolvere, soprattutto negli Stati Uniti. “Il governo dovrà stabilire piani sull'idrogeno chiari e trasparenti per incoraggiare un adeguato sviluppo di questo mercato”, dice Ellis. “Questi mandati potranno avere diverse forme che oggi non esistono, incluso un obiettivo per la produzione di idrogeno e il suo uso in settori specifici”.

Attenti al moat

Dal punto di vista operativo, c’è un aspetto di cui bisogna tenere conto: la mancanza, almeno per il momento, di un vantaggio competitivo (economic moat) per molte aziende che lavorano nell’idrogeno.

“Le nostre analisi sull’economic moat prendono in considerazione diversi fattori, inclusi i vantaggi in termini di costi”, dice lo strategist. “Data l'attenzione dell'industria dell'idrogeno a questo aspetto, è possibile che questo elemento in futuro diventi una fonte di vantaggio competitivo”.

Guardando la questione dal punto di vista dei fondi ci sono diversi segmenti nelle cui strategie le aziende che lavorano nell’idrogeno possono entrare. I fondi, tra l’altro, offrirebbero un certo grado di diversificazione rispetto a un asset che, al momento, è ancora molto speculativo. “Le aziende di migliore qualità che in futuro sapranno sfruttare la crescita del settore sia negli Stati Uniti che in Europa si possono trovare in diversi segmenti: industriale, utility, materiali di base ed energia”, spiega Ellis. “In particolare, ci aspettiamo che le utility saranno tra le prime ad adottare l'idrogeno per la generazione di energia, con lo sviluppo di piccoli hub o parchi di idrogeno a breve distanza l’uno dall’altro”.

Le aziende del settore idrogeno nei diversi settori

Di Marco Caprotti