Spesso la India viene definita la "nuova Cina". Riferendosi con questa accezione al fatto che stia economicamente crescendo ai suoi stessi ritmi.

Sebbene, rispetto a quest'ultima, paghi alcuni limiti di partenza, che costituiscono autentiche zavorre per un eventuale sorpasso. Come le ancora enormi contraddizioni sociali che ivi persistono (anche per motivi religiosi, essendo questo paese diviso in caste) nonché l'instabilità del territorio circostante (si pensi soprattutto al Kashmire). Rispetto alla Cina che può contare su paesi "orbita" molto sviluppati, come Hong Kong, Taiwan e così via.

Anche a livello di popolosità siamo lì, visto che la Cina supera di poco un miliardo e quattrocentomila abitanti, mentre l'India li sfiora altrettanto di poco.

Le premesse comunque ci sono tutte affinché l'India dica la sua in futuro quanto a leadership dell'economia mondiale. Anche perché è uno dei paesi più avanzati a livello di informatica (sforna una grossa mole di talentuosi ingegneri ogni anno) e anche militarmente dice la sua possedendo l'atomica.

Ed è diventato anche un paese importante per quanto concerne l'uso delle criptovalute. Il che, per un paese che vanta quasi un miliardo e mezzo di abitanti, non può che far "piacere" alla crescita del prezzo del Bitcoin.

Tuttavia, la notizia che sta circolando in queste ore non è proprio di quelle positive. Ed anzi, rischia di avere proprio l'effetto opposto. Provocando un crollo del prezzo del Bitcoin.

Infatti, il parlamento indiano è pronto a bandire in larga misura l'uso delle criptovalute nel paese, pur con qualche concessione. Cerchiamo di capirne di più.

India pronta a bandire le criptovalute

Come riporta Techcrunch, l'India sta prevedendo di introdurre un disegno di legge che vieti l'utilizzo di "tutte le criptovalute per uso privato". Il disegno di legge rientra nell'agenda parlamentare invernale.

Tuttavia, alla "minaccia" ha fatto seguito anche una apertura, visto che il governo del paese che ha dato i natali al grande Gandhi ha anche tranquillizzato gli investitori affermando che la proposta di legge prevederà "alcune eccezioni" per promuovere la blockchain e le sue applicazioni economiche.

Del resto, l'India sa bene, dall'alto della sua conoscenza in materia tecnologica, che è difficile del tutto privarsi di una tecnologia come la Blockchain. Alla base, soprattutto grazie all'invenzione dei rivoluzionari smart contract, della Finanza Decentralizzata (DeFi) che sta avanzando sempre di più. E proprio essa, che mira a diventare sempre più leader economico mondiale, non può privarsi di questo favoloso strumento.

Il disegno di legge si chiama Cryptocurrency & Regulation of Official Digital Currency Bill 2021. E avrà anche lo scopo di creare un "quadro facilitatore" per realizzare una valuta digitale ufficiale per il paese. Quindi, si punta probabilmente a limitare l'utilizzo di criptovalute varie tra i privati, per consentire l'utilizzo di massa di una criptovaluta gestita dalla banca centrale indiana (la Reserve Bank of India) e dal governo, che circoli parallelemente con quella avente corso legale (la Rupia indiana).

India Vs Bitcoin: ennesimo proclama senza sortita?

Tuttavia, come fa notare sempre TecnoCrunch, il disegno di legge è praticamente uguale ai proclami lanciati dal governo indiano all'inizio di quest'anno. La prossima sessione invernale del parlamento inizia il 29 novembre.

Del resto, sono ormai diversi mesi che i legislatori indiani discutono sui provvedimenti da prendere rispetto alle criptovalute. E si sta anche da tempo lavorando ad una valuta digitale nazionale, controllata dalla banca centrale. Un po' come da tempo meditano Cina o Russia, più di recente gli Stati Uniti e ha fatto invece concretamente El Salvador.

Ad onor del vero, però, il Premier indiano in carica Narendra Modi, ha tessuto diversi incontri con legislatori e stakeholder del settore proprio per discutere il varo di una legge.

In generale, all'interno del governo sono fitte le discussioni con un importante venture capitalist e ha suggerito che l'India probabilmente formulerà una legge che supporterà l'innovazione delle criptovalute più che bandirle. Anche per andare in contrasto con quanto sta facendo la Cina, la quale, invece, ha varato una stretta già dal 2017. Bandendo a poco a poco vari aspetti del crypto universo: prima le Ico, poi il mining ed infine il trading.

Sotto la lente d'ingrandimento del governo indiano, però, ci sono anche quelle che ha definito le "pubblicità irresponsabili" che promettevano profitti incredibili agli utenti anche senza alcuna esperienza in merito.

In effetti, l'esplosizone delle criptovalute ha portato con sé anche l'esplosione concomitante di un altro fenomeno: la crescita delle truffe. Mediante la creazione di piattaforme fittizie che fungono da scatole vuote dove l'utente di turno, in buona fede, ci mette i propri soldi, ammaliato da promesse di profitto incredibili e capaci di tirarlo fuori dai suoi guadagni economici. Quando poi in realtà, non solo non vedrà neanche 1 dollaro di quei profitti. Ma neanche indietro i suoi capitali.

Purtroppo, un po' quanto sta accadendo negli Usa con diverse star (tra cui Kim Kardashian e vari repper famosi), anche in India i Vip si stanno dedicando alla promozione di queste piattaforme. Ovviamente dietro lauti compensi. Si pensi alle diverse star di Bollywood, tra cui il leggendario Amitabh Bachchan, ma anche attori del calibro di Ayushmann Khurrana e Ranveer Singh.

Uno dei modi per adescare potenziali investitori utilizzato da queste piattaforme, è anche quello di utilizzare il volto di personaggi famosi riportando dichiarazioni che però non hanno mai detto. Quindi a loro insaputa. Alcuni sono dei veri e propri "must", come Elon Musk, Donald Trump, Bill Gates. Mentre in Italia molto utilizzati sono i volti di Antonino Cannavacciuolo, Barbara D'Urso, Daniele Badini, Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti), Valentino Rossi, ecc.

Un conto è che questi personaggi siano utilizzati a loro insaputa e un conto è che promuovano esplicitamente e dietro lauti compensi queste truffe. Non a caso, di recente Instagram ha varato una stretta riguardo le pubblicità di piattaforme basate sul trading di criptovalute. Le quali stavano ormai inondando le stories degli utenti. Ogni storia con scopi pubblicitari dovra indicarlo esplicitamente. Anche TikTok ha fatto qualcosa di simile.

Ma c'è anche un altro rischio che preoccupa Governo indiano e la Reserve Bank of India: l'utilizzo delle criptovalute per finanziarie attività illegali come la compravendita di armi, il riciclaggio di denaro illecito o il sovvenzionamento di gruppi terroristici. Timori che, del resto, appartengono un po' a tutti i governi centrali e ne fomentano la loro tendenza a diffidare nei confronti di questi asset digitali.

In India cresce la febbre delle criptovalute

Fatto sta che in India è sempre maggiore il numero di indiani che investe nelle criptovalute. Persone che fino ad allora - come sta succedendo in altre parti del mondo, complice anche la facilità di ingresso nei mercati offerti dalle app sugli smartphone - non aveva mai investito nel mercato azionario o in altre classi di attività.

Qualcosa che somiglia molto a quanto accaduto in Corea del sud (altro paese dalla forte attitudine verso le tecnologie) nel 2017, innescando l'incremento di prezzo del Bitcoin. Fino a quando il Governo sudcoreano, nel gennaio 2018, non si è visto costretto a varare una drastica stretta. Il che ebbe non poche ripercussioni negative sul prezzo del Bitcoin.

In India, gli scambi di criptovaluta hanno registrato volumi sempre più crescenti di transazioni. Tanto da fruttare cifre monstre. Gli Exchange maggiormente utilizzatati dagli indiani per investire sono: CoinDCX, CoinSwitch Kuber e Coinbase Ventures. I quali, ovviamente, non saranno certo entusiasti per la notizia.

Prezzo Bitcoin crolla in India

La notizia ha subito avuto pesanti ripercussioni sul prezzo del Bitcoin in India. Come riporta The Block Crypto, bitcoin su WazirX al momento della scrittura veniva scambiato a circa 40.90.000 rupie indiane (circa $ 54.900). Mentre $ 56.750 su Binance, una differenza di oltre il 3%, alquanto elevata.

Il crollo è stato sensibile nelle ore successive alla diffusione della notizia, di un 15%. A cosa è dovuto? Al fatto che alcuni utenti sono entrati in quello che in gergo viene definito "panic selling", ossia la vendita generata dal panico innescato da qualche notizia negativa. 

Intanto, tra gli investitori stanno circolando notizie contrastanti, fomentate da un mix di speranza e fake news. Per esempio, si dice che per monete private nel disegno di legge si intende Monero (criptovaluta che si è sempre distinta per l'alta privacy che offre a chi la utilizza, tanto da essere accusata di venire utilizzata per scopi illegali) anziché criptovalute di più ampio utilizzo e riconoscimento come bitcoin ed ethereum. 

Tuttavia, il timore più diffuso, che sta scatenando il panic selling indiano, è che per criptovaluta private si intendano proprio tutte le criptovalute eccetto quella emessa della banca centrale.

Comunque, non è la prima volta che le criptovalute in India hanno subito un crollo come quello in corso, provocato dal Panic selling. Come rammenta sempre The Crypto Block, qualcosa di simile è già accaduto nel corso del 2017. Quando il defunto Arun Jaitley, il quale all'epoca rivestiva la carica di ministro delle finanze indiano, affermò che il governo in carica non riconosceva il bitcoin come moneta a corso legale.

La CNN ricorda invece come l'anno seguente, la banca centrale ha vietato alle banche indiane di trattare con gli Exchange di criptovalute. Sempre per le stesse motivazioni. Due anni dopo, però, la Corte suprema indiana ha annullato quel provvedimento.

Modi, in realtà, aveva già paragonato le criptovalute agli "schemi Ponzi" (detto anche sistema multilivello o piramidale, dove il profitto non è dato dalla vendita di beni o servizi ma dall'ingresso di nuove persone introdotte nel sistema). Circolando anche la voce insistente che il governo potesse pianificare multe "a chiunque commercia nel paese o addirittura detenere tali risorse digitali".